Semplice e complicato





Potete ascoltare/scaricare il podcast qui sotto oppure iscrivervi al canale Telegram:

Una domanda che mi è stata posta, a cui rispondo volentieri: ‘… cosa è, per te, il “semplice” e cosa è il “complicato“?’

La domanda è bella, perchè, come molto spesso accade, non me la sono mai posta in modo razionale e quindi mi spinge non solo a verificare al mio interno la cosa, ma anche a trovare il modo di fornire una risposta “evolutiva” ovvero che sia motivo di crescita per chi la riceve.

Come sempre in questi casi “terminologici”, trovo estremamente utile partire dall’etimologia:

  1. Semplice: viene dal latino Simplex ovvero da “sin” (senza) e “plex” (piega). Senza piega ovvero, per traslato, “un pezzo unico”, “non costituito da altre parti”
  2. Complicato: sempre dal latino Complicatus ovvero da “Cum” (con) e sempre “plex” (piega) . Piegato ovvero, per traslato di nuovo, “costituito da più parti”.

Quindi potremmo definire “semplice” qualunque cosa sia costituita da poche parti e “complicata” qualunque cosa costituita da più parti.

Esistono quindi due modalità di vedere la semplicità o la complicatezza: una è oggettiva e relativa al numero di parti che costituiscono qualcosa, mentre l’altra è soggettiva ed ha a che vedere con la nostra percezione di quella cosa.

Per fare un esempio: un organismo unicellulare è semplice se paragonato ad un essere umano (visione soggettiva) ma, se ci addentriamo nella struttura molecolare di quella singola cellula ecco che scopriamo una complicatezza maestosa.

Altro esempio, un motore d’aereo. Per quasi chiunque è qualcosa di mostruosamente complicato ma, per un ingegnere aeronautico, pur rimanendo qualcosa di complesso, sarà senz’altro più semplice che per chi non ne conosca o comprenda il principio di funzionamento.

E poi c’è la percezione emotiva del termine che genera un grandissimo casino: per fare un esempio, quando parliamo di una “persona semplice” ci sarà chi intende il termine dal punto di vista intellettuale, chi dal punto di vista della ricchezza (“… quello là ha un sacco di soldi ma va in giro vestito come uno qualunque”), chi da quello dell’espressione verbale (“… il tizio usa sempre dei paroloni”) e via discorrendo.

In sintesi, personalmente non ritengo esista davvero qualcosa di semplice o di complicato nell’universo (parlo di quello materiale): per quanto si scenda nell’infinitamente piccolo o si salga nell’infinitamente grande troveremo sempre un livello di complicazione in qualcosa di apparentemente semplice.

Per quanto mi riguarda quindi, semplice e complicato dipendono dal nostro punto di vista ma, soprattutto, dalla nostra consapevolezza e, in ultima analisi, dalla nostra soggettività.

Considerare qualcosa come semplice o complicato dipende esclusivamente da quanto NOI consideramo tale qualcosa. Semplicità e complicatezza non sono osservazioni ma quelli che comunemente vengono definiti “giudizi” ovvero osservazioni squisitamente soggettivi. Quello che per noi è semplice, per qualcun altro può essere di una complicatezza estrema e viceversa.

Al meglio, possiamo considerare semplicità e complicatezza in relazione a qualcosa d’altro ma, anche in questo caso, la questione è squisitamente soggettiva. Pilotare un aereo è più complicato che guidare un’auto ma basta che ci mettiamo a parlare di un’auto da corsa ed ecco che il rapporto cambia e anche di parecchio.

Non ritengo, come detto sopra, esista nulla di semplice o di complicato in questo universo ma solo eventi, oggetti o fenomeni di cui comprendiamo una parte più o meno significativa.

Ci si vede in giro!

Condividi

1 Comment

  1. Valentina Petrova- Manavska ha detto:

    Buongiorno , Franz
    Innanzitutto , grazie della risposta ! Ho ascoltato e letto con grandissimo interesse ! Ed ho scoperto che tu hai dato risposta non solo alla domanda in questione ma, anche alle “sotto-domande” che si celano in quella principale e delle quali neanch’io mi rendevo conto ( questa constatazione è solo mia e non la tratterò adesso…).
    “Per quanto mi riguarda quindi, semplice e complicato dipendono dal nostro punto di vista ma, soprattutto, dalla nostra consapevolezza e, in ultima analisi, dalla nostra soggettività.” Ecco, in questa frase ho trovato la risposta della mia domanda. Ad un “patto” per cosi dire. Riguardo i significati del termine “consapevolezza” . Significa(per la mia madrelingua) sapere , comprendere , essere consci , essere presenti, essere. Essere ! Chi ha toccato almeno un unica volta , per un centesimo del secondo quello stato dell’ “essere” , sa che significa anche “pace”, “quiete ” . E torniamo al dunque : è tutto semplice quando siamo (SIAMO ) presenti , consapevoli e in Pace . In bulgaro si dice “smireni – смирени “in pace, dentro la pace, sciolti , dissolti nella pace . Il che significa – accettare una data situazione , accettare una realtà pesante, sgradevole, non bella, non buona e cosi via ma, essere in pace . Il che da parte sua implica una fede e fiducia ( a me piace dire in Dio-Creatore-Natura-Vita), diverso quindi dall’arrendersi . Insomma, il motivo di farti questa domanda (il mio motivo) era proprio questo : pur di essere consapevole di tutto, quello che ho scritto di sopra, trovo sempre complicazioni , una dall’altra piu grandi e scopro, che chi mi fa fare questo è l’Ego . Quindi, posso dire che tutto è complicato, quando ci si mette l’Ego(lo scrivo anche con maiuscola, per non arrabbiarlo) . Ma , come è possibile allora, essere sempre presenti , ininterrottamente, in ogni istante ?! Esiste un essere umano cosi ? Ecco, nel farmi queste riflessioni, gia mi arriva da piangere , mi agito, mi “preoccupo”. Chi è che si agita, si preoccupa ma, anche chi è che sta tranquillo, è sicuro, ha e puo’ tutto, quello che vuole ??!..Nei racconti biblici c’è una storia dove si parla della torre di Babele che spiega (almeno come io capisco ) perché gli esseri umani hanno incominciato di parlare in diverse lingue . Dico, che per la mia esperienza di vita, ho compreso, per me stessa , che il problema non sta nelle diversità’ linguistiche ma, (provo quasi paura nel dirlo)- nel parlare stesso. Allora, certo che bisogna parlare e cantare, e usare la voce, e scrivere libri, e fare teatro etc etc etc. Dico , che noi tutti gli esseri viventi, sappiamo la Verità’ per qualunque cosa, situazione ,evento e non c’è bisogno di parlare . Come fanno gli altri Animali. ..Mi arrendo, non posso spiegare piu in la, senza volerlo, lo complicherò inutilmente .
    Per finire : Grazie ancora della risposta , Franz ! Grazie anche a darmi la possibilita’ di ragionare e riflettere , e scrivere in questo tuo spazio , che è qualcosa di speciale!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *