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Il Dalai Lama e la fine della reincarnazione: parlava dell’istituzione.





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E’ incre­di­bi­le da un lato come la stam­pa ita­lia­na sia sem­pre più spes­so col­pe­vol­men­te (e pure volon­ta­ria­men­te) cial­tro­na, inet­ta e men­ti­tri­ce. Ma dal­l’al­tro è anco­ra più incre­di­bi­le l’i­gno­ran­za con cui la gen­te gli va die­tro sen­za capi­re spes­so un’au­ten­ti­ca, benea­ma­ta fava!

E’ di que­sti gior­ni l’on­da­ta di arti­co­li che divul­ga­no in modo com­ple­ta­men­te (e secon­do me… volu­ta­men­te) alte­ra­to le paro­le del Dalai Lama secon­do i qua­li que­st’ul­ti­mo avreb­be san­ci­to “la fine del­la rein­car­na­zio­ne”, defi­nen­do­la una pura leg­gen­da… e tut­ti colo­ro che non cre­do­no nel­la rein­car­na­zio­ne… giù a gode­re scri­ven­do min­chia­te di por­ta­ta colossale.

Ora, due sem­pli­ci osservazioni.

La pri­ma: a pre­scin­de­re dal fat­to che la rein­car­na­zio­ne sia o meno un feno­me­no rea­le, di cer­to la sua esi­sten­za non dipen­de da quan­to dice il Dalai Lama, esat­ta­men­te come, giran­do la cosa sul lato cat­to­li­co, l’e­si­sten­za del regno dei cie­li, rea­le o no, comun­que non dipen­de dal fat­to che il Papa la san­ci­sca o meno. Già baste­reb­be que­sto a far capi­re che… c’è qual­co­sa da capire.

La secon­da osser­va­zio­ne riguar­da l’in­cre­di­bi­le super­fi­cia­li­tà del­la gen­te che, nel­la più tota­le igno­ran­za, non si pren­de nep­pu­re la bri­ga di cer­ca­re cosa dav­ve­ro abbia det­to Tien­tsin Gya­tso il qua­le ha par­la­to del­la fine del­la rein­car­na­zio­ne, cer­to, ma con rife­ri­men­to a quel­la del Dalai Lama, cioè del­la pro­pria come isti­tu­zio­ne, non al feno­me­no in sen­so lato!

Se mol­ti gior­na­li­sti non han­no la ben­ché mini­ma idea di quel­lo che scri­vo­no, e sono per que­sto incre­di­bil­men­te col­pe­vo­li di spa­ra­re caz­za­te a vol­te di dimen­sio­ni cosmi­che, que­sto non dovreb­be auto­riz­za­re le per­so­ne a spa­rar­ne di anco­ra più cosmiche.

Il Dalai Lama sta spia­nan­do la stra­da ad un cam­bia­men­to poli­ti­co epo­ca­le, ma per far­lo deve pri­ma met­te­re fine, come lui stes­so ha det­to, ad “un siste­ma feu­da­le”, a comin­cia­re dal­la figu­ra del Dalai Lama per pro­se­gui­re con il Lamae­si­mo in gene­ra­le. La rein­car­na­zio­ne come feno­me­no (più o meno rea­le che sia) non c’en­tra una fava!

Se le per­so­ne cono­sces­se­ro un bri­cio­lo di quel­la cul­tu­ra di cui si affret­ta­no a par­la­re sen­za di fat­to cono­scer­ne una, anche solo mini­ma, cep­pa, capi­reb­be­ro che quel­lo che Tien­tsin Gya­tso sta cer­can­do di fare è diret­ta con­se­guen­za del­le muta­zio­ni poli­ti­che det­ta­te in pri­mis dal­la Cina ma, soprat­tut­to, da quel­la che è da sem­pre la mis­sio­ne del Lamae­si­mo, ovve­ro custo­di­re una Cono­scen­za immen­sa­men­te vasta. Una mis­sio­ne che però nei seco­li ha pre­so una brut­ta pie­ga per­chè, ad oggi, tale Cono­scen­za che dovreb­be esse­re inter­det­ta solo alle gran­di mas­se (ne mit­ta­tis mar­ga­ri­tas vestras ante por­cos, non get­ta­te le per­le ai por­ci), è diven­ta­ta irrag­giun­gi­bi­le per chiun­que non sia un Lama e pure tra di loro le Cono­scen­ze più pro­fon­de sono riser­va­te ad una trop­po ristret­ta cerchia.

Oggi, que­sto ormai cri­mi­na­le “seque­stro del­la Cono­scen­za”, è diven­ta­to qual­co­sa che gra­va kar­mi­ca­men­te sul Lamae­si­mo in modo così pesan­te che, guar­da caso, sono sog­get­ti a per­se­cu­zio­ne pro­prio da par­te di un gover­no i cui con­cet­ti di liber­tà sono sem­pli­ce­men­te inesistenti.

La mos­sa di Tien­tsin Gya­tso è, alme­no a parer mio, il ten­ta­ti­vo di met­te­re fine a que­sta mar­cia devian­za nel bud­d­hi­smo tibe­ta­no e, con­tem­po­ra­nea­men­te, met­te­re fine al pote­re del­la Cina su di esso: nien­te più Lama, nien­te più Cono­scen­za bloc­ca­ta, nien­te più nemi­ci per la Cina, fine del­le persecuzioni.

E, come sem­pre ha fat­to, ini­zia da sé stes­so, comin­cian­do a ritor­na­re nel­l’om­bra come un “sem­pli­ce” monaco.

Ora, non so se ho col­to nel segno ma una cosa è cer­ta: quel­lo che leg­ge­te sui media ita­lia­ni non ha nul­la a che vede­re con ciò che ha det­to vera­men­te (e let­te­ral­men­te), giu­sto o sba­glia­to che sia, il Dalai Lama, quin­di smet­te­te di dire sce­men­ze che già sareb­be­ro tali in sen­so lato ma, por­ta­te a com­men­to di qual­co­sa che non è mai sta­to nep­pu­re det­to, diven­ta­no solo caz­za­te total­men­te inu­ti­li e pura­men­te dannose.

Ci si vede in giro!

P.S. se a qual­cu­no venis­se la voglia di capi­re di cosa par­la il Dalai Lama, potreb­be ini­zia­re da QUESTO ARTICOLO, inve­ce che limi­tar­si a leg­ger­ne di com­ple­ta­men­te inven­ta­ti e fer­man­do­si pure ai titoli…

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