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Nobiltà e Onore non sono diritti di nascita o incarnazione





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Vi fu un tem­po in cui esse­ri uma­ni dal­la straor­di­na­ria leva­tu­ra cal­ca­va­no le nostre stra­de. In quei tem­pi il loro valo­re, la loro inte­rio­ri­tà e la loro evo­lu­zio­ne ren­de­va­no chia­ra la dif­fe­ren­za tra ciò che avreb­be dovu­to esse­re e ciò che era, tra pos­si­bi­li­tà resa rea­le e sogno con­ti­nua­men­te irreale.

Oggi non è più così. La nostra era, per desti­no o Kar­ma, sce­glia­mo l’e­spres­sio­ne che più ci con­vin­ce, trae in ingan­no anche i miglio­ri. Ma più di ciò, con­vin­ce anche gli Impe­ra­to­ri di un tem­po, oggi sem­pli­ci esse­ri uma­ni come tut­ti, a recla­ma­re, avo­ca­re a sé, anche se spes­so non in modo espli­ci­to, quel­la leal­tà che solo i gran­di del pas­sa­to era­no in gra­do di generare.

Ormai è fini­to il tem­po in cui la nobil­tà fu dirit­to di nasci­ta: oggi va dimo­stra­ta sul cam­po, con gli atti e di con­se­guen­za con i fat­ti, a misu­ra d’uo­mo, a distin­ta di real­tà, e la nobil­tà dev’es­ser sen­so di rea­liz­za­zio­ne, non di fiducia.

Non è rea­le ciò che dovreb­be esse­re, per quan­to giu­sto, ma quel­lo che per­ma­ne e per­va­de il tes­su­to stes­so del­la vita. Rea­liz­za­zio­ne è la paro­la d’or­di­ne, ren­de­re rea­le (vale a dire) la missione.

Ci fu un tem­po in cui un Gene­ra­le era quan­to di più ele­va­to vi fos­se, secon­do solo all’Im­pe­ra­to­re. E per que­sto, per la rea­liz­za­zio­ne del pro­prio valo­re e per dedu­zio­ne di dif­fe­ren­za con Egli, la leal­tà sgor­ga­va natu­ra­le come prin­ci­pio sus­si­sten­te ben oltre la sua paro­la di defi­ni­zio­ne e si assi­cu­ra­va come Pon­te tra il mon­do degli uomi­ni e quel­lo degli Dei. E quei Gene­ra­li era­no segui­ti fino ed oltre la mor­te dai pro­pri Guer­rie­ri, dai qua­li rice­ve­va­no la mede­si­ma Leal­tà che i pri­mi tri­bu­ta­va­no ai pro­pri Imperatori.

Ma oggi ben più di allo­ra, oggi che la vita è sem­pre meno rea­le e sem­pre più meta­fo­ra di ciò che dovreb­be esse­re, pre­ten­de­re leal­tà e rispet­to non ha il mini­mo sen­so: meri­ta­te­vi dei Gene­ra­li e dei Guer­rie­ri e potre­te esser defi­ni­ti, for­se, e a segui­to di ben altro che non le vuo­te paro­le, Imperatori.

Gene­ra­li veri, che agi­sca­no per il bene e Guer­rie­ri auten­ti­ci che com­bat­ta­no dav­ve­ro, non solo negli ster­mi­na­ti quan­to vacui cam­pi del­la men­te, for­za e Leal­tà, una Leal­tà che si addu­ce a chi, in accla­ra­ta evi­den­za, mani­fe­sta una rea­le differenza.

Diver­sa­men­te, e per tut­to il resto, evi­tia­mo di per­de­re tem­po; abbia­mo solo “ora” per libe­rar­ci dal­la mor­te, dun­que nes­sun tem­po da perdere!

Ci si vede in giro!

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