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Come nascono i pensieri ossessivi





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Cre­do sarà capi­ta­to a tut­ti noi, di “entra­re in para­no­ia” su qual­co­sa, dove per “para­no­ia” si inten­de una pre­oc­cu­pa­zio­ne o una pau­ra per qual­co­sa di nega­ti­vo che potreb­be acca­de­re. Gli sta­ti d’an­sia che si gene­ra­no in que­sti casi van­no dal “nes­sun pro­ble­ma” al “ter­ro­re tota­le” (con tut­te le sfu­ma­tu­re che ci stan­no in mez­zo) a secon­da del­la per­so­na ma, a tut­ti gli effet­ti, che mi risul­ti, pri­ma o poi può capi­ta­re dav­ve­ro a tut­ti di spe­ri­men­ta­re un pen­sie­ro osses­si­vo su qual­co­sa che potreb­be anche andar male (maga­ri solo con lo 0,00001% di pos­si­bi­li­tà) e che pian pia­no diven­ta sem­pre più for­te, sem­pre più pre­gnan­te nel­la nostra men­te fino a cau­sa­re anche veri e pro­pri attac­chi di panico.

Le ragio­ni che con­cor­ro­no ad epi­so­di di que­sto tipo pos­so­no esse­re dav­ve­ro tan­tis­si­me ed entra­re in azio­ne tut­te insie­me o solo in par­te a crea­re momen­ti dav­ve­ro poco pia­ce­vo­li. Non essen­do uno psi­co­lo­go, non ho inten­zio­ne in que­sto post di ana­liz­zar­le tut­te ma solo di pren­de­re in ana­li­si il mec­ca­ni­smo rela­ti­vo al pen­sie­ro mec­ca­ni­co per ten­ta­re di spie­gar­ne una parte.

Par­le­re­mo quin­di di quei casi in cui la nostra men­te con­ti­nua a pro­por­ci sem­pre la stes­sa sol­fa, pre­sen­tan­do sem­pre gli stes­si pen­sie­ri, qua­si sem­pre nel­lo stes­so ordi­ne, por­tan­do comun­que inva­ria­bil­men­te sem­pre alla stes­sa con­clu­sio­ne di qua­le sia il pos­si­bi­le epi­lo­go, di soli­to il disastro.

Dob­bia­mo pren­de­re in con­si­de­ra­zio­ne due fat­to­ri impor­tan­ti. Il pri­mo è l’ac­cla­ra­ta “tos­si­co­di­pen­den­za da emo­zio­ni nega­ti­ve” di cui qua­si tut­ti, in un modo o nel­l’al­tro, sof­fria­mo. Le emo­zio­ni nega­ti­ve sono più faci­li da gene­ra­re, pro­va­re ed accet­ta­re, per­chè sono media­men­te più velo­ci e, soprat­tut­to, più den­se di quel­le positive.

Noi sia­mo attrat­ti mor­bo­sa­men­te da que­sto gene­re di emo­zio­ni, tan­to è vero che prprio su que­sto si basa­no, per fare un esem­pio, tut­ti i quo­ti­dia­ni che, pro­prio per­chè cono­sco­no per­fet­ta­men­te que­sto mec­ca­ni­smo, ten­do­no a fare una tra­ge­dia di qua­lun­que cosa, anche non gra­ve e comun­que a por­re sem­pre l’ac­cen­to sul lato nega­ti­vo degli even­ti. Oppu­re è il moti­vo per cui in caso di inci­den­te le per­so­ne accor­ro­no per vede­re cosa acca­de e non si sogna­no maga­ri nep­pu­re di pre­sta­re soc­cor­so ma crea­no capan­nel­li di “curio­si” (oppu­re code sul­la cor­sia oppo­sta). Oppu­re, esem­pio anco­ra più lam­pan­te, il moti­vo per cui i siti di pre­vi­sio­ni meteo ten­do­no sem­pre a par­la­re di even­ti avver­si, mal­tem­po, spes­so con un lin­guag­gio roboan­te (una vol­ta si dice­va “nubi­fra­gio”, oggi si par­la di “bom­be d’ac­qua”, per dir­ne una), anche quan­do maga­ri il sole splen­de alto nel cie­lo ma a quel pun­to il tito­lo diven­ta “oggi sole ovun­que ma doma­ni tor­na la piog­gia”, sapen­do per­fet­ta­men­te che pre­sen­tan­do emo­zio­ni nega­ti­ve, attrar­ran­no mol­to più traffico.

Si potreb­be pro­se­gui­re per ore ma cre­do che basti per capi­re di cosa stia­mo par­lan­do: noi andia­mo a cer­ca­re le emo­zio­ni nega­ti­ve. Alla fine il moti­vo di que­sta ten­den­za (quan­to­me­no uno dei tan­ti ma sicu­ra­men­te uno dei più seri) è che… è più facile!

Il secon­do fat­to­re da pren­de­re in con­si­de­ra­zio­ne è la linea di minor costo o resi­sten­za. Come abbia­mo det­to in tan­ti arti­co­li, l’u­ni­ver­so ten­de a segui­re la linea di minor resi­sten­za. Tut­to si muo­ve in dire­zio­ne del minor costo ener­ge­ti­co. L’ac­qua scor­re ver­so il bas­so e non vice­ver­sa, l’e­let­tri­ci­tà scor­re ver­so il polo di minor poten­zia­le, l’e­co­no­mia si muo­ve sem­pre ver­so il mas­si­mo pro­fit­to a minor costo, appe­na pos­sia­mo pren­dia­mo l’au­to inve­ce che anda­re a pie­di o in bici… etc. etc.

Nel nostro mon­do inte­rio­re, tut­to ciò che è auto­ma­ti­co, mec­ca­ni­co, non fa ecce­zio­ne. I pen­sie­ri mec­ca­ni­ci, quel­li che ven­go­no crea­ti auto­ma­ti­ca­men­te dal­la nostra men­te in rispo­sta ad even­ti ester­ni o inter­ni, seguo­no la stes­sa rego­la. Nel caso di que­sto post, i pen­sie­ri van­no in dire­zio­ne del­le emo­zio­ni nega­ti­ve in quan­to sono quel­le più faci­li da gene­ra­re, con cui inte­ra­gi­re e che richie­do­no minor con­trol­lo: si crea­no da sole ad ogni occa­sio­ne, sia in rispo­sta al bom­bar­da­men­to di sti­mo­li ester­ni (gior­na­li, media, web…) che a quel­li interni.

Quin­di, quan­do ini­zia­mo a pen­sa­re a ciò che potreb­be andar male, stia­mo sem­pli­ce­men­te assi­sten­do al com­por­ta­men­to auto­ma­ti­co del­la nostra men­te. E già mi vedo quel­li che com­men­te­ran­no: “Ah… io sono diver­so.… sono sem­pre otti­mi­sta”. La rispo­sta è: bra­vo! Bene! Ma fun­zio­na fino a che non ti scon­tri con una pau­ra di quel­le che potrem­mo defi­ni­re “fon­da­men­ta­li”. Allo­ra il tuo inna­to otti­mi­smo potreb­be infran­ger­si come uno spec­chio col­pi­to da un mat­to­ne. Poi maga­ri non suc­ce­de ma, per espe­rien­za, direi che pri­ma o poi anche all’ot­ti­mi­sta più incal­li­to può capi­ta­re di spe­ri­men­ta­re il pen­sie­ro ossessivo.

Quan­do ini­zia, que­sto tipo di pen­sie­ro segue una sequen­za che appa­ren­te­men­te è per­fet­ta­men­te logi­ca ma, a guar­dar­la bene, ci si accor­ge che di logi­co ha solo la “con­se­cu­tio”. In real­tà ogni pen­sie­ro che deri­va dal pre­ce­den­te si crea sot­to la gui­da del­la pau­ra. Quin­di se da A può segui­re B o C dove B è “tut­to ok” men­tre C è “la con­se­guen­za peg­gio­re di A”, ecco che da A segui­rà inva­ria­bil­men­te C. Da C a sua vol­ta segui­rà E (nega­ti­vo) anzi che D (posi­ti­vo) e così via, fino a che la sequen­za di even­ti che potreb­be­ro acca­de­re si con­clu­de con quel­la che è, di soli­to, la mate­ria­liz­za­zio­ne di una o più del­le nostre pau­re fondamentali.

Non è sfi­ga, depres­sio­ne o stu­pi­di­tà; si trat­ta sem­pli­ce­men­te del­la nostra men­te che, ali­men­ta­ta dal­le emo­zio­ni nega­ti­ve, con­ti­nua a sce­glie­re come pen­sie­ro suc­ces­si­vo del­la cate­na quel­lo più como­do. Ovvia­men­te quel­lo nega­ti­vo, non quel­lo posi­ti­vo. E’ il pen­sie­ro mec­ca­ni­co che si muo­ve in que­sto modo e che è sta­to adde­stra­to a com­por­tar­si così in anni di con­di­zio­na­men­to alla pau­ra, al pes­si­mi­smo, all’es­se­re indi­fe­si, sen­za spe­ran­za etc. etc.

Tut­te le reli­gio­ni, ad esem­pio, inse­gna­no a teme­re l’i­ra divi­na, pur pro­mul­gan­do l’im­ma­gi­ne di Dio come buo­no, giu­sto, onni­scien­te e onni­po­ten­te. Che la doman­da vie­ne spon­ta­nea: ma allo­ra… per­chè si incazza?

La leg­ge uma­na inse­gna a “com­por­tar­si bene” per evi­ta­re la puni­zio­ne, non per­chè è giu­sto com­por­tar­si in modo digni­to­so, uma­na­men­te cor­ret­to. La deten­zio­ne e la pri­va­zio­ne del­la liber­tà, alla fine sono solo una puni­zio­ne (quan­do non una ven­det­ta del­la socie­tà) e non, come spes­so sban­die­ra­to, un per­cor­so di recu­pe­ro per l’in­di­vi­duo che ha com­mes­so il crimine.

Noi vivia­mo costan­te­men­te immer­si in un gigan­te­sco cam­po che ci spin­ge a muo­ver­ci ver­so la pau­ra; le nostre emo­zio­ni sono costan­te­men­te gui­da­te ver­so i toni cupi, ver­so il peg­gio che potreb­be accadere.

Ed è gra­zie a que­sto che nasco­no i pen­sie­ri nega­ti­vi: è la linea di minor resi­sten­za. Ma non è fini­ta: per­chè un pen­sie­ro pas­si da “nega­ti­vo” ad “osses­si­vo”, occor­re che con­ti­nui a ripe­ter­si. Ed è esat­ta­men­te quel­lo che acca­de nel­la nostra testa quan­do il pen­sie­ro nega­ti­vo “tira” ver­so qual­co­sa che ci fa pau­ra: i pen­sie­ri diven­ta­no sem­pre più o meno ugua­li e por­ta­no sem­pre a pre­ve­de­re come pro­ba­bi­le (quan­do non sicu­ra) la con­se­guen­za più temi­bi­le (per noi). Anco­ra una vol­ta, la ripe­ti­zio­ne del pen­sie­ro sem­pre con la stes­sa sequen­za è dovu­ta alla linea di minor resi­sten­za: per la nostra men­te è più faci­le pen­sa­re sem­pre le stes­se cose che pen­sar­ne di nuo­ve. Ed ecco che i nostri pen­sie­ri si ripe­to­no sem­pre ugua­li, con una sequen­za all’ap­pa­ren­za per­fet­ta­men­te razio­na­le ma in real­tà com­ple­ta­men­te illogica.

E più la sequen­za si ripe­te, più diven­ta soli­da, ina­mo­vi­bi­le. In qual­che modo si sca­va una spe­cie di sen­tie­ro per i pen­sie­ri, esat­ta­men­te come si sca­va nel­la neve il per­cor­so dei pneu­ma­ti­ci, i pen­sie­ri che si ripe­to­no apro­no una via per cui al ciclo suc­ces­si­vo sarà sem­pre più faci­le segui­re quel­lo pre­ce­den­te anzi che uno nuo­vo e diven­te­rà di con­se­guen­za sem­pre più dif­fi­ci­le pen­sa­re in altro modo.

Cre­do che com­pren­de­re que­sto mec­ca­ni­smo pos­sa aiu­ta­re ad inter­ve­ni­re sui nostri pen­sie­ri anche in modo auto­no­mo. Se sia­mo sve­gli, vigi­li, ci accor­gia­mo quan­do la nostra men­te par­te per la tan­gen­te e, se inter­ve­nia­mo subi­to, pos­sia­mo dav­ve­ro cam­bia­re il modo in cui si com­por­te­rà. Ma anche se non sia­mo imme­dia­ti, e que­sto è il bel­lo del­la cosa, potre­mo comun­que inter­ve­ni­re con lo stes­so modo anche più in là, anche quan­do la fac­cen­da si è già in qual­che modo sta­bi­liz­za­ta in malo modo: occor­re­rà più ener­gia, cer­to, più deter­mi­na­zio­ne… ma funziona.

Ora il post è già diven­ta­to mol­to lun­go ma qui di segui­to vi met­to il link a due altri post in cui ho con­di­vi­so alcu­ni meto­di estre­ma­men­te fun­zio­na­li per pren­der­ci cura dei nostri pen­sie­ri, e altri li tro­va­te di vol­ta ion vol­ta sot­to agli stes­si, nel­la sezio­ne “Altri arti­co­li sul gene­re”. E ricor­dia­mo­ci che non si trat­ta di “cre­de­re” ma di “met­te­re in atto”. Qua­lun­que meto­do fun­zio­na solo se lo appli­chia­mo nel­la real­tà. Se ci fer­mia­mo ad elu­cu­brar­ne le moda­li­tà, deci­den­do se ci pia­ce oppu­re no, se fun­zio­na oppu­re no, esclu­si­va­men­te nel­la nostra men­te, nul­la sarà mai efficace.

Una vol­ta in più: se non fai un caz­zo, non cam­bia un cazzo!

Ci si vede in giro!

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