>

Le scale della verità





Pote­te ascoltare/scaricare il pod­ca­st qui sot­to oppu­re iscri­ver­vi al cana­le Telegram: 

La Veri­tà. La cer­chia­mo ma non sap­pia­mo in effet­ti se esi­sta una Veri­tà. Tut­ta­via, per for­tu­na, “sape­re” non è tut­to quel­lo che pos­sia­mo “nosce­re” e quin­di qual­co­sa al nostro inter­no spin­ge tut­ti, vuoi in que­sta vita, vuoi nel­la pros­si­ma o a par­ti­re da una già tra­scor­sa, a cer­ca­re la Verità.

Non sia­mo Dei, e non sia­mo nep­pu­re la Cau­sa Pri­ma, la Dea Crea­tri­ce, il Nou­me­no ini­zia­le. Per que­sto pos­sia­mo abbrac­cia­re por­zio­ni di veri­tà di vol­ta in vol­ta più dila­ta­te ma, a meno di un mira­co­lo o di un even­to straor­di­na­rio, pos­sia­mo pro­ce­de­re sola­men­te per porzioni.

La rea­liz­za­zio­ne del­la veri­tà è pro­gres­si­va, avvie­ne un tas­sel­lo alla vol­ta, un’e­span­sio­ne coscien­zia­le alla vol­ta. Pos­sia­mo rea­liz­za­re, ad esem­pio, com­ple­ta­men­te il nostro Esse­re; quel­lo è un “tas­sel­lo­ne” e a quel pun­to quel­la a cui abbia­mo acces­so è una por­zio­ne gigan­te­sca di veri­tà. Ma gigan­te­sca rispet­to alla nostra uma­ni­tà, non di cer­to in rife­ri­men­to a quel­la Veri­tà ulti­ma, vera ed univoca.

Ogni espe­rien­za “ogget­ti­va” in sé è come un gra­di­no su una sca­la pian­ta­ta nel ter­re­no del­l’i­gno­ran­za e che sva­ni­sce su su, nel cie­lo, e va a fini­re nel cuo­re del­la Dea. Ad ogni pas­so su que­sta sca­la, il nostro sguar­do si alza un po’ rispet­to al ter­re­no e, pro­prio come avvie­ne fisi­ca­men­te, l’o­riz­zon­te si spo­sta un po’ più in là, le cose vici­ne nascon­do­no meno quel­le lon­ta­ne e ciò che pos­sia­mo vede­re è sem­pre di più.

Salen­do que­sta sca­la, la nostra pro­spet­ti­va muta, amplian­do­si. Con essa si amplia la nostra pos­si­bi­li­tà per­cet­ti­va e rea­liz­za­ti­va, insie­me alla quan­ti­tà di espe­rien­ze che pos­sia­mo ave­re, alla quan­ti­tà di veri­tà che pos­sia­mo abbrac­cia­re nel­la nostra coscienza.

Imma­gi­nia­mo di esse­re su un ascen­so­re, uno di quel­li con le pare­ti di vetro che sal­go­no all’e­ster­no di grat­ta­cie­li altis­si­mi. Quan­do salia­mo sul­l’a­scen­so­re vedia­mo quel­lo che vedia­mo per la stra­da. La nostra pos­si­bi­li­tà di visio­ne è ostrui­ta da palaz­zi, muri, altre per­so­ne; abbia­mo una pos­si­bi­li­tà di visio­ne limi­ta­ta. Eppu­re, con quel sin­go­lo pas­so, la nostra visio­ne diven­ta poten­zial­men­te amplissima.

Quan­do l’a­scen­so­re par­te, que­sta poten­zia­li­tà diven­ta pro­gres­si­va­men­te real­tà. Alzan­do­ci rispet­to al ter­re­no, gli ogget­ti nasco­sti da ciò che si frap­po­ne tra noi ed essi, ini­zia­no a rive­lar­si, ad esse­re visi­bi­li. Non appe­na salia­mo oltre i pri­mi palaz­zi, l’o­riz­zon­te si spo­sta all’e­ster­no di quel cer­chio imma­gi­na­rio di cui noi sia­mo al cen­tro, dila­tan­do­si in pro­por­zio­ne. E più salia­mo, più la real­tà del­la cit­tà che ci cir­con­da diven­ta visi­bi­le. Ciò che sta sot­to di noi si allon­ta­na e ciò che pos­sia­mo vede­re di ciò che ci cir­con­da diven­ta sem­pre “di più”.

Ora sosti­tuia­mo il ter­mi­ne “ascen­so­re” con “ricer­ca inte­rio­re” e il ter­mi­ne “vede­re” con “rea­liz­za­re”. Poi spo­stia­mo l’e­spe­rien­za dal­l’e­ster­no al nostro inter­no. Le sca­le del­la veri­tà sono lì, da sali­re, un gra­di­no alla vol­ta o due, o anche die­ci se sia­mo dei “free clim­ber interiori”.

Ad ogni gra­di­no che salia­mo, il nostro Esse­re rac­co­glie la par­te ogget­ti­va del­l’e­spe­rien­za e la por­ta in quel­lo spa­zio poten­zia­le che è la nostra Coscien­za. Ad ogni espe­rien­za ogget­ti­va, il nostro Esse­re ci par­la più chia­ra­men­te di ciò che abbia­mo den­tro e ci por­ta a fare un altro gra­di­no, men­tre la nostra Coscien­za diven­ta sem­pre più rea­le e meno poten­zia­le, la sua par­te “chia­ra” si espan­de rispet­to a quel­la anco­ra poten­zia­le, scu­ra e lo spa­zio che lascia­mo vuo­to nel sali­re vie­ne riem­pi­to da chi, a noi col­le­ga­to per kar­ma o desti­no, tra­sci­nia­mo con noi.

Fino a che, quan­do ad un cer­to pun­to sare­mo sali­ti abba­stan­za, tut­to di noi, in noi, sarà chia­ro. Illu­mi­na­ti noi sare­mo. E allo­ra alze­re­mo lo sguar­do, per­chè quel­lo che potre­mo vede­re sarà così tan­to… ma il cie­lo sarà anco­ra lontano.

E qual­cu­no deci­de­rà che il cie­lo biso­gna asso­lu­ta­men­te rag­giun­ger­lo e con­ti­nue­rà nel­la sua bene­det­ta sali­ta, qual­cu­no si appa­ghe­rà del­l’Il­lu­mi­na­zio­ne rag­giun­ta. E qual­cu­no tor­ne­rà giù, per spie­ga­re a chi non sa che esi­ste quel­l’a­scen­so­re, che a pren­der­lo si pos­so­no vede­re cose bellissime.

Maga­ri pre­gan­do nel frat­tem­po che qual­che inge­gne­re, di quel­li che quel­l’a­scen­so­re lo han­no costrui­to e non solo usa­to, abbia la ten­ta­zio­ne di fare altrettanto.

Ci si vede in giro!

Con­di­vi­di