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Iniziare ad essere qui ed ora: usare il gesto





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Se ne fa un gran par­la­re, di que­sta bene­det­ta pre­sen­za ma, gira e rigi­ra, di sug­ge­ri­men­ti pra­ti­ci su come rag­giun­ger­la ce ne sono pochi.

Uno dei siste­mi che fun­zio­na­no mol­to è quel­lo di aff­fi­dar­si al gesto. Non che esi­sta­no gesti magi­ci in gra­do di ren­der­ci improv­vi­sa­men­te pre­sen­ti, ma il gesto in sé, nel sen­so di azio­ne, è sem­pre una del­le bac­chet­te magi­che più poten­ti, meglio di quel­la di sam­bu­co del miti­co Silente.

Per fare un esem­pio par­zia­le, pren­dia­mo qual­co­sa che cre­do sia capi­ta­to alme­no una vol­ta a tut­ti noi: fare qual­co­sa con tale pas­sio­ne e inte­res­se da per­de­re com­ple­ta­men­te sia la nozio­ne del tem­po che di tut­to il resto che ave­va­mo attorno.

In que­sto caso ci sia­mo iden­ti­fi­ca­ti in quel­lo che sta­va­mo facen­do, quin­di in real­tà abbia­mo otte­nu­to l’e­sat­to oppo­sto del­la pre­sen­za. Tut­ta­via c’è, come sem­pre, un’ot­ta­va più alta a cui fare riferimento.

Se ritor­nia­mo con il ricor­do al momen­to in cui ci sia­mo con­cen­tra­ti su quel­lo che sta­va­mo facen­do, pos­sia­mo sicu­ra­men­te ricor­da­re di ave­re avu­to una qua­li­tà par­ti­co­la­re, pro­prio nel­l’at­to di com­pie­re il gesto, più che nel gesto in sé. Quan­do abbia­mo ini­zia­to a “fare”, ave­va­mo una dispo­si­zio­ne all’in­ter­no, un inten­to non solo men­ta­le, ma anche emo­ti­vo ver­so quel­lo che sta­va­mo accin­gen­do­ci a compiere.
Poi, pro­gres­si­va­men­te, ci sia­mo con­cen­tra­ti in modo che le nostre azio­ni fos­se­ro il più pos­si­bi­le “giu­ste” (o “per­fet­te” se pos­sia­mo usa­re un ter­mi­ne forte).

In que­sto risie­de sen­z’al­tro un modo per diri­ger­ci ver­so uno sta­to di pre­sen­za: com­pie­re ogni gesto con la for­te inten­zio­ne di ren­der­lo in qual­che modo “per­fet­to”. Que­sto pro­dur­rà la con­cen­tra­zio­ne del­l’at­ten­zio­ne e la foca­liz­za­zio­ne ver­so l’i­stan­te (all’i­ni­zio ver­so l’in­sie­me di istan­ti) in cui il gesto avrà luogo.

Quan­do fac­cia­mo qual­co­sa che amia­mo, lo fac­cia­mo incon­scia­men­te nel modo miglio­re che ci è pos­si­bi­le. Ren­de­re que­sta cosa con­sa­pe­vo­le, por­ta imme­dia­ta­men­te ad uno sta­to di mag­gior pre­sen­za che si può appro­fon­di­re pro­prio cer­can­do di fare tut­to con la stes­sa traenza.

Imma­gi­nia­mo di dover pre­pa­ra­re un sugo al pomo­do­ro per gli spa­ghet­ti. Ini­zie­re­mo dal sof­frit­to: pren­dia­mo la cipol­la, pelia­mo­la con cura, osser­van­do la buc­cia men­tre si sfo­glia. Stia­mo atten­ti a non far­la cade­re. Pri­ma di ini­zia­re a taglia­re, pren­dia­mo la buc­cia e get­tia­mo­la via. Poi taglia­mo la cipol­la in due. Nel far­lo, fac­cia­mo atten­zio­ne a divi­der­la il più pos­si­bi­le in due par­ti ugua­li. E poi, quan­do ini­zia­mo a taglia­re le fet­ti­ne da ren­de­re poi qua­dra­ti­ni, curia­mo di tagliar­le tut­te del­lo stes­so spes­so­re. E così via. Ma men­tre fac­cia­mo tut­to que­sto, all’in­ter­no rima­nia­mo atten­ti a quel­lo che acca­de intor­no, ma soprat­tut­to ai nostri pen­sie­ri, che non vada­no da nes­su­n’al­tra par­te se non ai nostri gesti, ai nostri atti. E fac­cia­mo­lo con l’im­men­so pia­ce­re di pro­dur­re qual­co­sa di perfetto.

E’ un eser­ci­zio, quan­to meno tale può sem­bra­re, ma in real­tà è un modo di vive­re. Costa fati­ca, que­sto è cer­to, ma ciò è dovu­to al fat­to che l’u­ni­ver­so si muo­ve lun­go la linea di minor resi­sten­za e l’ac­qui­sto del­la pre­sen­za va esat­ta­men­te dal­la par­te oppo­sta, per que­sto è così fati­co­so, all’i­ni­zio: il nostro modo abi­tua­le di esse­re (ovve­ro del tut­to non pre­sen­ti) è lo sta­to in cui sia­mo abi­tua­ti a vive­re, quin­di è lo sta­to più como­do in cui per­ma­ne­re, quel­lo che offre minor resi­sten­za. Usci­re da esso richie­de sfor­zo, inten­zio­ne, volon­tà, ener­gia e appli­ca­zio­ne ma, una vol­ta fuo­ri, le par­ti si inver­to­no. Solo che a quel pun­to il viag­gio è ini­zia­to e si pro­ce­de, oltre al gesto, in ogni istan­te, sen­za tem­po e spa­zio, che è l’u­ni­co che esiste.

Non esi­sto­no modi sba­glia­ti di fare le cose, tut­ta­via esi­ste dav­ve­ro solo un modo giu­sto: quel­lo di ades­so, pro­prio qui.

Ci si vede in giro!

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