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Raggiungere il proprio livello di inutilità





pote­te ascol­ta­re o sca­ri­ca­re il pod­ca­st diret­ta­men­te qui sotto:

Non è un miste­ro che, quan­do ci sen­tia­mo inu­ti­li, il più del­le vol­te cadia­mo in depres­sio­ne. Le per­so­ne che van­no in pen­sio­ne mol­to spes­so lo dimo­stra­no e comun­que la mag­gior par­te di noi, se non si sen­te uti­le, pri­ma o poi fini­sce per sbarellare.

Pren­do spun­to per que­sto post da una fra­se del mio ami­co Miche­le che descri­ve quan­ta sod­di­sfa­zio­ne tro­va nel “rag­giun­ge­re il suo livel­lo di inu­ti­li­tà”. Una fra­se che mi ha fat­to pro­prio pen­sa­re a quan­to sia­mo lega­ti al con­cet­to per cui se non sia­mo uti­li non esistiamo.

La defi­ni­zio­ne di “rag­giun­ge­re il pro­prio livel­lo di inu­ti­li­tà” dipen­de dal­l’i­den­ti­fi­ca­zio­ne che abbia­mo con l’u­ti­li­tà. Solo che a noi non ser­ve esse­re uti­li per esse­re. Tan­to è vero che esse­re non ha nul­la a che vede­re con l’es­se­re utili.

Qual­co­sa che attie­ne in real­tà all’es­se­re rico­no­sciu­ti dagli altri, e qui tor­nia­mo a quan­to det­to in qual­che video fa, rife­ri­to a quel­la capa­ci­tà di sta­re in pie­di da soli che signi­fi­ca ren­der­si indi­pen­den­ti dal­l’ac­cet­ta­zio­ne altrui.

Il signi­fi­ca­to vero di sen­tir­si uti­li alla fine è pro­prio que­sto: il risul­ta­to, tan­to per cam­bia­re, del­la pau­ra di esse­re esclu­si. Per­chè noi abbia­mo biso­gno di sen­tir­ci uti­li in modo diret­ta­men­te pro­por­zio­na­le a quan­to sia­mo dipen­den­ti dal rico­no­sci­men­to altrui. Sen­tir­si uti­li alla fine non è che un modo di esor­ciz­za­re la pau­ra di esse­re esclu­si dal branco.

Per veri­fi­ca­re que­sto, basta fare un sem­pli­ce espe­ri­men­to: pro­va­re per un paio di gior­ni ad esse­re com­ple­ta­men­te inu­ti­li, a pro­va­re per un pic­co­lo perio­do del­la nostra vita a non esse­re uti­li a nes­su­no, tan­to meno a noi stes­si. Que­sto espe­ri­men­to, se por­ta­to con la suf­fi­cien­te con­cen­tra­zio­ne e osser­va­zio­ne, ci por­te­rà ad osser­va­re quan­to gran­de sia la nostra dipen­den­za dal­l’ap­pro­va­zio­ne altrui.

Inol­tre, ci potreb­be por­ta­re ad osser­va­re come il sen­tir­si uti­li (e l’a­gi­re di con­se­guen­za) sia qual­co­sa di mol­to simi­le al biso­gno com­pul­si­vo di rumo­re e suo­ni, ovve­ro il ten­ta­ti­vo di evi­ta­re di veni­re a con­tat­to con quel­la sfe­ra di vuo­to che, dal nostro inter­no, ci può mostra­re chia­ra­men­te quan­to poco esi­stia­mo, quan­to poco “sia­mo” al mondo.

Sgra­de­vo­le? Cer­ta­men­te, ma anche estre­ma­men­te impor­tan­te per­chè solo nel momen­to in cui ci ren­dia­mo con­to di non esi­ste­re par­te la ricer­ca di noi stes­si. Un pun­to fon­da­men­ta­le, pri­ma del qua­le sia­mo, a tut­ti gli effet­ti, per­fet­ta­men­te inutili.

Ci si vede in giro!

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