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Cogliere la realtà non è un lavoro per la mente





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Pri­ma cosa da com­pren­de­re: la nostra men­te ordi­na­ria lavo­ra in modo discre­to. Non nel sen­so che si fa nota­re poco, ma per­chè lavo­ra su quan­ti­tà fini­te, pac­chet­tiz­za­te. Tut­ta l’at­ti­vi­tà che essa svol­ge segue bene o male un per­cor­so defi­ni­to, basa­to sul­l’e­ner­gia a dispo­si­zio­ne. L’a­zio­ne del­la men­te quin­di ha un ini­zio, rag­giun­ge un cul­mi­ne e poi, a velo­ci­tà più o meno gran­de, ha un termine.

Que­sto vale in qua­lun­que inter­val­lo di tem­po, anche infi­ni­te­si­ma­le. La nostra strut­tu­ra men­ta­le ha basi orga­ni­che e quin­di non scap­pa da que­sta rego­la. In più, si muo­ve secon­do un’ot­ti­ca “digi­ta­le”, nel sen­so che lavo­ra in modo bina­rio. Tut­to quel­lo che si tro­va tra il “si” e il “no” vie­ne gene­ra­to dal­l’e­mo­ti­vo. Noi per­ce­pia­mo que­sto insie­me con il ter­mi­ne “io”; ovve­ro quel­la cosa che va dal “no” al “si” pas­san­do per il “boh”.

Det­to que­sto, par­lia­mo di quel­la che vie­ne defi­ni­ta “pre­sen­za”. Ovve­ro l’es­se­re “qui ed ora”. Quan­do noi per­ce­pia­mo la real­tà, lo fac­cia­mo attra­ver­so i sen­si. Que­sti man­da­no dei segna­li elet­tro­chi­mi­ci al cer­vel­lo che li inter­pre­ta (ecco la men­te che entra in azio­ne) e ci for­ni­sce la sua “ver­sio­ne dei fatti”.

La per­ce­zio­ne del­la real­tà avvie­ne a scat­ti, potrem­mo dire “a pac­chet­ti” di atten­zio­ne e vie­ne sem­pre pro­vo­ca­ta da una varia­zio­ne o da una dif­fe­ren­za nel­la nostra per­ce­zio­ne. Il siste­ma sen­so­ria­le (e pure quel­lo men­ta­le) sono infat­ti basa­ti sul­la dif­fe­ren­za tra uno sta­to ed un altro. E’ una cosa radi­ca­ta a tal pun­to che se azze­ra­te gli sti­mo­li ad un sen­so qual­sia­si, quel­lo pri­ma o poi va in tilt ed ini­zia ad invia­re segna­li a caso al cer­vel­lo. Basta tene­re una mano immo­bi­le su un tavo­lo per spe­ri­men­ta­re que­sta cosa. Lascia­te­la lì per un tem­po suf­fi­cien­te sen­za muo­ver­la e vede­re­te che dopo pochis­si­mo non sare­te più in gra­do di dire in che posi­zio­ne è (azze­ra­men­to del siste­ma sen­so­rio). Lascia­te­la qual­che altro secon­do e comin­ce­re­te a sen­tir­la in posi­zio­ni diver­se: un po’ a pal­mo in giù e un po’ a pal­mo in su. Que­sto avvie­ne per­chè il siste­ma tat­ti­le ha ini­zia­to a gene­ra­re sti­mo­li casua­li ver­so il cervello.

La nostra atten­zio­ne non fa dif­fe­ren­za, essen­do gui­da­ta dal­la men­te, e per­ce­pi­sce la real­tà quan­do in essa (o nel­la nostra men­te) varia qual­co­sa. In più, quan­do i nostri pen­sie­ri sono suf­fi­cien­te­men­te sguin­za­glia­ti, si rivol­ge essen­zial­men­te ad essi, per­chè sono la più for­te fon­te di varia­zio­ne e, pro­prio come un mis­si­le a ricer­ca di calo­re, attrag­go­no la per­ce­zio­ne più del­la realtà.

A que­sto pun­to abbia­mo per­so il con­tat­to con i sen­si, a meno che gli stes­si non ven­ga­no inve­sti­ti da uno sti­mo­lo deci­sa­men­te impor­tan­te nel qual caso tor­nia­mo a rivol­ger­li all’esterno.

Quin­di la nostra per­ce­zio­ne del­la real­tà è spo­ra­di­ca, mai dedi­ca­ta al tem­po pre­sen­te in quan­to gene­ra­ta dal­la men­te (che è sem­pre nel futu­ro) o dal­le emo­zio­ni (che sono sem­pre nel pas­sa­to). Rara­men­te dal cor­po che, alla fine del­la fie­ra, è l’u­ni­ca par­te di noi che vive nel presente.

I nostri momen­ti di pre­sen­za sono distan­ti tra di loro e mol­to limi­ta­ti dal fat­to che comun­que dipen­do­no dai sen­si i qua­li, median­do qua­lun­que infor­ma­zio­ne ci rag­giun­ga, frap­pon­go­no sem­pre e comun­que un ritar­do, per quan­to mini­mo, tra quel­lo che acca­de e la nostra per­ce­zio­ne relativa.

Tra un momen­to e l’al­tro, quel­lo che acca­de non vie­ne per­ce­pi­to ma ela­bo­ra­to su base sta­ti­sti­ca. Per usa­re un ter­mi­ne infor­ma­ti­co, l’ac­ca­du­to vie­ne inter­po­la­to tra un istan­te e l’al­tro, rico­strui­to dal­la nostra men­te in base a quel­lo che ritie­ne pos­sa esse­re acca­du­to. Ecco per­chè, per fare un esem­pio, sul luo­go di un delit­to le ver­sio­ni dei fat­ti sono tan­te quan­ti sono i testi­mo­ni: ogni per­so­na vede, sen­te e per­ce­pi­sce in momen­ti diver­si e pro­du­ce inter­po­la­zio­ni diver­se dei momen­ti di non pre­sen­za, sul­la base del­le pro­prie espe­rien­ze personali.

Ad esem­pio se pren­dia­mo l’im­ma­gi­ne a sini­stra, vedia­mo che ad un cer­to pun­to la nostra men­te “rico­no­sce” la sce­na ma quel­li che sem­bra­no due pali sul molo, quan­do l’im­ma­gi­ne diven­ta defi­ni­ta (imma­gi­ne a destra), si rive­la­no per quel­lo che sono: due persone.

La nostra men­te ha inter­po­la­to la pri­ma imma­gi­ne su base sta­ti­sti­ca dan­do­ci un’im­pres­sio­ne ben diver­sa dal­la real­tà, che diven­ta tale quan­do la men­te inter­rom­pe (anche se in que­sto caso sem­pli­ce­men­te defi­ni­sce) il pro­ces­so di riconoscimento.

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Quel­lo che acca­de è più o meno un “cam­pio­na­men­to” del­la real­tà e può esse­re spie­ga­to pro­prio con mate­ma­ti­ca di base.

Imma­gi­nia­mo di dover cal­co­la­re l’a­rea di un cer­chio, sen­za for­mu­le, ma usan­do del­le mat­to­nel­le qua­dra­te, di cui cono­scia­mo l’a­rea. Pos­sia­mo cal­co­la­re appros­si­ma­ti­va­men­te l’a­rea del cer­chio riem­pien­do­lo con le nostre mat­to­nel­le. Dato che alcu­ne si posi­zio­ne­ran­no par­zial­men­te all’in­ter­no del cer­chio ed altre par­zial­men­te all’e­ster­no, avre­mo un’ap­pros­si­ma­zio­ne del­l’a­rea che sarà sem­pre più pre­ci­sa al dimi­nui­re del­la dimen­sio­ne del­le mattonelle.

Ora imma­gi­na­te che il cer­chio sia la real­tà e le mat­to­nel­le sia­no la nostra atten­zio­ne. Va da sé che, quan­do aumen­ta il nume­ro del­le mat­to­nel­le, ovve­ro quel­lo dei momen­ti di atten­zio­ne, e dimi­nui­sce la loro dimen­sio­ne (quin­di dimi­nui­sce il tem­po tra un istan­te di atten­zio­ne e quel­lo suc­ces­si­vo), la nostra per­ce­zio­ne del­la real­tà si avvi­ci­na sem­pre di più alla verità.

Quan­d’è che la nostra per­ce­zio­ne è per­fet­ta? Quan­do la dimen­sio­ne del­le mat­to­nel­le sarà nul­la e il loro nume­ro infi­ni­to. Ma que­sto come lo vedia­mo dal pun­to di vista del­la presenza?

E’ con­cet­tual­men­te sem­pli­ce: la nostra per­ce­zio­ne diven­ta real­tà quan­do essa è costan­te­men­te pun­tua­le a tem­po zero. Impos­si­bi­le? Cer­to, ma solo per la men­te che, come abbia­mo visto dipen­de innan­zi­tut­to dai sen­si e in più ha una strut­tu­ra digi­ta­le, ovve­ro pac­chet­tiz­za­ta che le impe­di­sce di fun­zio­na­re in modo ana­lo­gi­co. In altre paro­le la men­te non può fare quel­l’o­pe­ra­zio­ne di pas­sag­gio al limi­te che inve­ce in mate­ma­ti­ca ci per­met­te di capi­re cosa acca­de quan­do un dif­fe­ren­zia­le ten­de ad esse­re nullo.

In sin­te­si quin­di, per arri­va­re alla pre­sen­za al qui ed ora, dob­bia­mo riu­sci­re ad anda­re oltre la men­te ordi­na­ria. A quel pun­to la nostra atten­zio­ne sarà al con­tem­po istan­ta­nea e costan­te nel tem­po, pro­prio per­chè si eser­ci­ta costan­te­men­te per ogni sin­go­lo istan­te tem­po­ra­le (che quin­di diven­ta un istan­te sen­za dimensione).

Esse­re pre­sen­ti signi­fi­ca pro­prio que­sto. Vive­re l’at­ti­mo, l’i­stan­te. Se ci riu­scia­mo, come per esem­pio ha fat­to Eckhart Tol­le, acce­dia­mo ad un pia­no di coscien­za com­ple­ta­men­te diver­so che ci con­sen­te una visio­ne com­ple­ta­men­te diver­sa, supe­rio­re, del­la real­tà. Tut­ta­via atten­zio­ne: quel­lo che pos­sia­mo per­ce­pi­re è anco­ra media­to dai sen­si oppu­re, in casi par­ti­co­la­ri, dal­la nostra pos­si­bi­li­tà di com­pren­sio­ne che, pur esu­lan­do dal­le logi­che abi­tua­li, resta comun­que limi­ta­ta a quan­to è alla nostra por­ta­ta dal pun­to di vista interiore.

La ricer­ca del­la veri­tà mira ad espan­de­re pro­prio que­sta por­ta­ta, ad inclu­de­re nel nostro spa­zio di espe­rien­za una sem­pre mag­gior por­zio­ne di real­tà. Un viag­gio mera­vi­glio­so che ci osti­nia­mo a non voler ini­zia­re sem­pli­ce­men­te per­chè non abbia­mo anco­ra capi­to che quel viag­gio esi­ste e, per inci­so, è anche l’u­ni­co che val­ga dav­ve­ro la pena di intra­pren­de­re, anche se que­sto indub­bia­men­te non vale per tutti.

Ci si vede in giro!

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2 Comments

  1. renza ha detto:

    Que­sto video mi è pia­ciu­to …mol­to!!!