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ADHD, psicofarmaci e multinazionali farmaceutiche: giù le mani dai bambini, bestie!





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Cos’è una mul­ti­na­zio­na­le? E’ un’in­du­stria (o azien­da se si pre­fe­ri­sce) i cui inte­res­si e orga­niz­za­zio­ne si esten­do­no su diver­se nazio­ni. La pecu­lia­ri­tà di una mul­ti­na­zio­na­le è che il suo uni­co inte­res­se con­si­ste nel pro­cu­ra­re pro­fit­to ai suoi azio­ni­sti. Tut­to il resto si pie­ga di fron­te a que­sto interesse.

Una mul­ti­na­zio­na­le far­ma­ceu­ti­ca non fa ecce­zio­ne a que­sta defi­ni­zio­ne e, nono­stan­te quel­lo che le per­so­ne cre­do­no, non ha il ben­ché mini­mo inte­res­se nel benes­se­re del­l’u­ma­ni­tà se non quan­do coin­ci­de con la sua mis­sio­ne pri­ma­ria: far gua­da­gna­re gli investitori.

Det­to que­sto, venia­mo al noc­cio­lo: l’A­DHD. Il pri­mo a conia­re il ter­mi­ne (che sta per “Atten­tion Defi­cit Hype­rac­ti­ve Disor­der”, in ita­lia­no “distur­bo da defi­cit di atten­zio­ne e ipe­rat­ti­vi­tà”) è sta­to uno stron­zo di nome Leon Eisen­berg. Que­sto psi­chia­tra, come mol­ti del­la sua raz­za, cre­de­va di ave­re in mano le chia­vi del sape­re onni­scien­te e nel descri­ve­re que­sta “sin­dro­me” (che diven­ta tale solo in una ristret­tis­si­ma mino­ran­za di casi rea­li, per ammis­sio­ne del­lo stes­so Eisen­berg) non ha fat­to altro che for­ni­re ad altri del­la sua schiat­ta la scu­sa per pre­scri­ve­re psi­co­far­ma­ci a bam­bi­ni che, quan­d’an­che pre­sen­ti­no un disa­gio, lo fan­no in un ambi­to le cui ori­gi­ni andreb­be­ro ricer­ca­te, nel 99,9% dei casi, in un ambi­to psi­co­so­cia­le. Con la pos­si­bi­li­tà di dia­gno­si di ADHD infat­ti, si sono aper­te le por­te per pre­scri­ve­re psi­co­far­ma­ci in modo spes­so del tut­to assur­do a qua­lun­que bam­bi­no vivace.

Ed è que­sto lo schi­fo cui oggi assi­stia­mo, con l’ap­pog­gio di mol­tis­si­mi “psi­chia­tri infan­ti­li” la cui non­cha­lan­ce nel pre­scri­ve­re far­ma­ci spes­so peri­co­lo­si e dagli effet­ti col­la­te­ra­li altret­tan­to spes­so disa­stro­si è quan­to­me­no oscena.

La faci­li­tà con cui vie­ne dia­gno­sti­ca­ta una sin­dro­me che, di fat­to, è sem­pli­ce­men­te ine­si­sten­te, è sem­pre più vasta e peri­co­lo­sa. Negli Sta­ti Uni­ti (ma anche in Euro­pa non scher­za­no) cen­ti­na­ia di miglia­ia di bam­bi­ni ven­go­no impa­stic­ca­ti a for­za, con l’ap­pog­gio del­le isti­tu­zio­ni medi­che sco­la­sti­che le qua­li, anzi­ché inte­res­sar­si alle rea­li pro­ble­ma­ti­che del bam­bi­no, sono solo inte­res­sa­te alla som­mi­ni­stra­zio­ne di psi­co­far­ma­ci. D’al­tron­de è noto che lo psi­chia­tra, rara­men­te capi­sce qual­co­sa di psi­co­lo­gia men­tre, nel­la stra­gran­de mag­gio­ran­za dei casi, è solo dedi­to a pre­scri­ve­re far­ma­ci, spes­so di una pesan­tez­za inau­di­ta, in quan­to stret­ta­men­te con­vin­to che solo la far­ma­co­lo­gia (peral­tro la più bece­ra) può esse­re efficace.

Oggi mol­to spes­so (non sem­pre, ma mol­to spes­so) fini­re nel­le mani di uno psi­chia­tra signi­fi­ca ritro­var­si impa­stic­ca­ti al pun­to da non esse­re più le stes­se per­so­ne, anche quan­do la situa­zio­ne potreb­be esse­re risol­vi­bi­le con altre meto­di­che afar­ma­co­lo­gi­che. Con tut­to quel­lo che l’as­sun­zio­ne di psi­co­far­ma­ci com­por­ta, dal pun­to di vista degli effet­ti col­la­te­ra­li e fisi­ci (si per­chè non pen­se­re­te mica che uno psi­co­far­ma­co non ha effet­ti fisi­ci col­la­te­ra­li, vero? Se no anda­te a leg­ger­vi i bugiar­di­ni di que­sti “far­ma­ci”), la casta degli psi­chia­tri anco­ra, ripe­to nel­la stra­gran­de mag­gio­ran­za dei casi, non sa cosa fare se non pre­scri­ve­re psicofarmaci.

Per­chè que­sto? Per­chè è più faci­le impa­stic­ca­re un bim­bo che edu­car­lo all’e­qui­li­brio, è più faci­le giu­di­car­lo affet­to da una pato­lo­gia che com­pren­de­re l’am­bi­to in cui vive ed agi­re su di esso tra­mi­te psi­co­lo­gia com­por­ta­men­ta­le. E’ più faci­le dare la col­pa ad una malat­tia ine­si­sten­te (e quin­di ricor­re­re a far­ma­ci inu­ti­li) che inter­ve­ni­re su un tes­su­to socia­le o fami­glia­re che ha gene­ra­to il problema.

Si, per­chè nes­su­no nega che esi­sta­no bam­bi­ni pro­ble­ma­ti­ci ma pochi si pre­oc­cu­pa­no di capi­re che tali pro­ble­ma­ti­che non si gene­ra­no, nel­la mag­gior par­te dei casi, su base gene­ti­ca o neu­ro­lo­gi­ca come gli psi­chia­tri voglio­no for­te­men­te che sia, quan­to nel­la scar­sa por­ta­ta del­la capa­ci­tà peda­go­gi­ca ed edu­ca­ti­va dei genitori.

E que­sto gra­zie a cosa? Gra­zie alle mul­ti­na­zio­na­li far­ma­ceu­ti­che cui non sem­bra­va vero di aver tro­va­to il caval­lo di tro­ia per aver acces­so ad una inte­ra gene­ra­zio­ne di nuo­vi pazien­ti, ovve­ro i bam­bi­ni, la cui uni­ca col­pa è spes­so quel­la di esse­re quel­lo che sono: esse­ri libe­ri, non anco­ra con­ta­mi­na­ti dal­l’i­dio­zia che ha deva­sta­to i loro geni­to­ri. Qual­cu­no si è mai chie­sto per­chè l’A­DHD ven­ga dia­gno­sti­ca­ta con tan­ta fre­quen­za? E’ sem­pli­ce: più del­la metà dei 170 mem­bri del DSM (Manua­le Dia­gno­sti­co e Sta­ti­sti­co dei distur­bi men­ta­li, che pre­sen­ta le linee gui­da per la dia­gno­si di sva­ria­ti distur­bi men­ta­li tra cui l’A­DHD) ha rap­por­ti più o meno stret­ti con mul­ti­na­zio­na­li far­ma­ceu­ti­che, la cui atti­vi­tà di lob­by è abba­stan­za nota per non richie­de­re ulte­rio­ri specifiche.
Per i soli­ti caga­caz­zo che voglio­no le fon­ti, qui c’è il link allo stu­dio di Lisa Cosgro­ve che docu­men­ta il legame.

E i medi­ci psi­chia­tri, che spes­so sono peg­gio dei loro col­le­ghi di altre spe­cia­li­tà, non è che si met­to­no ad inda­ga­re, a ricer­ca­re, a stu­dia­re… no, loro scri­vo­no la loro bra­va ricet­ta del caz­zo, pren­do­no i loro sol­di (e non solo dai pazien­ti, ovvio) e se ne van­no a let­to tran­quil­li, auto­con­vin­cen­do­si di aver fat­to il pro­prio dovere.

Pec­ca­to che si sia­no dimen­ti­ca­to del pri­mo pre­cet­to del giu­ra­men­to di Ippo­cra­te: Pri­mum non nocere!

E nel frat­tem­po ai bam­bi­ni ven­go­no som­mi­ni­stra­ti far­ma­ci come l’A­to­mo­xe­ti­na, il cui prin­ci­pio, tra gli effet­ti col­la­te­ra­li elen­ca­ti, pro­du­ce: dan­ni epa­ti­ci anche gra­vi (in alcu­ni casi leta­li) e idea­zio­ni sui­ci­de, que­ste ulti­me in modo tut­t’al­tro che spo­ra­di­co, come ammes­so addi­rit­tu­ra dal­l’AI­FA (che noto­ria­men­te pri­ma di ammet­te­re che un far­ma­co è dan­no­so deve pro­prio esse­re mes­sa all’an­go­lo). Tut­te cose che si san­no già dal 2005 e che sono ormai arcinote.

Signo­ri geni­to­ri: pen­sa­re che il vostro bam­bi­no sof­fre di una pato­lo­gia su base neu­ra­le è mol­to como­do, per­chè vi toglie il sen­so di col­pa di esser­vi com­por­ta­ti in modo insuf­fi­cien­te dal pun­to di vista appun­to geni­to­ria­le. Cer­ca­te di non aggra­va­re il dan­no som­mi­ni­stran­do far­ma­ci dan­no­si a vostro figlio. Potrà esse­re più gra­vo­so dal pun­to di vista del­l’im­pe­gno ma ricor­da­te­vi che quel bam­bi­no lo ave­te mes­so al mon­do voi: fre­gar­ve­ne di come cre­sce è una por­ca­ta tal­men­te gros­sa che pri­ma o poi vi tor­ne­rà indie­tro. E vi si infi­le­rà nel culo!

O alme­no così spero.

P.S. se qual­cu­no vuo­le appro­fon­di­re l’ar­go­men­to può fare rife­ri­men­to a que­sto sito: Giù le mani dai bam­bi­ni, dove potrà tro­va­re, tra le altre cose, la let­te­ra di Bru­xel­les al mini­stro Loren­zin, sul­l’ar­go­men­to, tut­t’al­tro che piacevole.

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