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Etica, morale e democrazie fallite

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Pote­te ascol­ta­re o sca­ri­ca­re il pod­ca­st del­l’ar­ti­co­lo diret­ta­men­te nel post qui sotto:

In un mon­do come quel­lo di oggi, spes­so e volen­tie­ri la gen­te dimen­ti­ca che la mora­le, da cui l’e­ti­ca che si occu­pa di defi­ni­re qua­li sia­no i com­por­ta­men­ti più o meno leci­ti, altro non è che la per­ce­zio­ne emo­ti­va del bene e del male.

Pre­mes­so che nel­l’uo­mo è insi­to il rico­no­sci­men­to istin­ti­vo ciò che è male, c’è da dire che, ovvia­men­te, la distin­zio­ne tra bene e male spes­so deri­va dal­l’og­get­ti­vi­tà con cui vie­ne vista la vita. Un bim­bo pic­co­lo, che anco­ra non sa cosa sia la cor­ren­te elet­tri­ca, a cui vie­ne impe­di­to di gio­ca­re con le pre­se di cor­ren­te, per­ce­pi­rà que­sto divie­to come un sopru­so. Ma l’a­dul­to che lo fa, sa che si trat­ta di evi­ta­re che il pic­co­lo muo­ia fol­go­ra­to. La dif­fe­ren­za, al net­to dei con­di­zio­na­men­ti, la gio­ca la cono­scen­za del­le con­se­guen­ze di un atto. La cono­scen­za, appun­to, deri­van­te dal­l’e­spe­rien­za o quan­to­me­no da un sape­re col­lau­da­to del tut­to o in parte.

A livel­lo istin­ti­vo chiun­que sa che por­ta­re vio­len­za ad un ani­ma­le se non per difen­der­si è un atto, delin­quen­zia­le e cru­de­le tan­to quan­to che se fos­se espe­ri­to nei con­fron­ti di un esse­re uma­no. Ma spes­so si dimen­ti­ca que­sto istin­to in quan­to l’u­so, il costu­me del­la socie­tà in cui si vive non lo con­si­de­ra tale. Ed è così che in Cina si mas­sa­cra­no i cani per il “festi­val” di Yulin men­tre in Occi­den­te que­sto sem­bra quel­lo che è: una bar­ba­rie assur­da e cri­mi­na­le. A livel­lo istin­ti­vo, una madre afri­ca­na sa per­fet­ta­men­te che l’in­fi­bu­la­zio­ne del­le bam­bi­ne è un atto cri­mi­na­le ma fini­sce per esse­re d’ac­cor­do con esso, un po’ per­chè non può oppor­si e un po’ per­chè viven­do nel­l’am­bi­to in cui vive, la mora­le fini­sce con il sosti­tuir­si a quel­lo che l’i­stin­to dovreb­be dire.

La mora­le nasce dal­la per­ce­zio­ne emo­ti­va del­la dif­fe­ren­za tra bene e male ed è un costrut­to del tut­to arti­fi­cia­le, gene­ra­to nel­la psi­co­lo­gia del­l’in­di­vi­duo dal­l’am­bien­te in cui vive e non va con­fu­sa con quel­la che è la natu­ra­le per­ce­zio­ne di bene e male. Un bam­bi­no nato e cre­sciu­to da solo in mez­zo al deser­to, non avrà il ben­ché mini­mo pro­ble­ma ver­so la nudi­tà, il ses­so o altre cose che inve­ce sareb­be­ro sog­get­te a mora­le nel momen­to in cui venis­se “edu­ca­to” in una socie­tà uma­na, se non entro i limi­ti di quel­le che sono le sue pro­prie natu­ra­li traenze.

La mora­le è quin­di varia­bi­le, da indi­vi­duo ad indi­vi­duo, da grup­po a grup­po, da socie­tà a socie­tà. Ma dato che la mora­le poi gui­da le mani e le men­ti degli uomi­ni che deb­bo­no legi­fe­ra­re, ecco che dal­la mora­le si tra­sfe­ri­sco­no i con­di­zio­na­men­ti nel­l’ap­pa­ra­to lega­le e quin­di alla fine è la mora­le che rego­la la vita del­le per­so­ne, pro­pu­gnan­do un’e­ti­ca con­se­guen­te che poi por­te­rà ad un appa­ra­to lega­le che for­ma­liz­zi tali con­di­zio­na­men­ti in un cor­pus di rego­le da appli­ca­re a tut­ti gli indi­vi­dui di quel grup­po sociale.

Nel­la socie­tà odier­na, non solo a livel­lo occi­den­ta­le ovvia­men­te, que­sto por­ta ad un enor­me pro­ble­ma: la leg­ge fini­sce per occu­par­si anche di ciò di cui non dovreb­be e a far­lo nel peg­gio­re dei modi. Que­sta è la diret­ta con­se­guen­za del fat­to che, all’in­ter­no di qua­lun­que grup­po di esse­ri uma­ni, il livel­lo di per­ce­zio­ne ogget­ti­va cre­sce con il cala­re espo­nen­zia­le del grup­po di indi­vi­dui che la espe­ri­sco­no. In altre paro­le, all’in­ter­no di qua­lun­que comu­ni­tà, il nume­ro di indi­vi­dui sag­gi decre­sce pro­por­zio­nal­men­te all’au­men­to di det­ta sag­gez­za. E’ un fat­to, non è una que­stio­ne mora­le: per anda­re da un estre­mo all’al­tro, avre­mo 1000 idio­ti ed un genio (i nume­ri sono casua­li). Ma dato che la demo­cra­zia si basa sul con­cet­to di mag­gio­ran­za, ecco spie­ga­to per­chè le leg­gi, all’in­ter­no di una demo­cra­zia este­sa, ten­do­no sem­pre ad esse­re per lo più ini­que. Non tut­te, ovvia­men­te, ce ne saran­no sem­pre alcu­ne deri­van­ti da aspet­ti così ogget­ti­vi da non poter esse­re nega­ti ma la mag­gior par­te di esse sarà espres­sio­ne diret­ta del livel­lo di iden­ti­fi­ca­zio­ne di colo­ro che le idea­no, pro­mul­ga­no e ren­do­no ope­ra­ti­ve. E dato che la distri­bu­zio­ne di sag­gez­za, come abbia­mo visto pri­ma, è pira­mi­da­le, sarà ben dif­fi­ci­le che que­sto straor­di­na­rio bene tro­vi posto all’in­ter­no di un qua­lun­que gover­no. Come dice­va Machia­vel­li, ogni popo­lo ha il gover­no che meri­ta, pro­prio per­chè i suoi com­po­nen­ti ven­go­no vota­ti dal­la maggioranza.

Ed è per que­sto moti­vo che, ben­ché pochi sia­no dispo­sti ad ammet­ter­lo, la demo­cra­zia non è una for­ma di gover­no appli­ca­bi­le ad una popo­la­zio­ne meno che illu­mi­na­ta. Come giu­sta­men­te sostie­ne Sal­va­to­re Briz­zi in uno dei suoi video, se chi vota pen­sa a vota­re chi agi­rà nel suo inte­res­se, non può pre­ten­de­re che chi vie­ne elet­to sia uno che pen­sa ai van­tag­gi del pae­se. Ma chi vota è, a lar­ga mag­gio­ran­za, espres­sio­ne di una intel­li­gen­za e di una igno­ran­za medie comu­ni, non di una sag­gez­za che, come sap­pia­mo, appar­tie­ne a pochi e quin­di non può esse­re rap­pre­sen­ta­ta in mag­gio­ran­za. Per­tan­to i voti saran­no per lo più dati sul­la base del pro­prio van­tag­gio e non di quel­lo del paese.

Il risul­ta­to è sot­to gli occhi di tut­ti: la mora­le, sem­pre più restrit­ti­va in quan­to espres­sa da un nume­ro di per­so­ne sem­pre meno libe­re e sem­pre più igno­ran­ti e super­fi­cia­li, fini­sce pri­ma o poi per appro­da­re al gover­no e le leg­gi, sem­pre pri­ma o poi, seguo­no. I dirit­ti del­l’in­di­vi­duo sono sem­pre meno tute­la­ti a favo­re di una fan­to­ma­ti­ca “sicu­rez­za” in nome del­la qua­le sem­pre più per­so­ne (sem­pre più igno­ran­ti e super­fi­cia­li) sono dispo­ste a rinun­cia­re alla pro­pria libertà.

La liber­tà va con­qui­sta­ta, dife­sa e custo­di­ta: se nes­su­no si vuo­le sfor­za­re di com­bat­te­re per essa ma dele­ga la sua reg­gen­za ad altri, non potrà che de fac­to abdi­ca­re ad essa, pro­prio per­chè è lui stes­so a rinun­ciar­vi per pri­mo in nome del “non met­ter­si in gioco”.

Se non sia­mo noi a difen­de­re la nostra liber­tà ma dele­ghia­mo ad altri que­sto com­pi­to, l’ab­bia­mo già per­sa. Fac­cia­mo­ce­ne una ragione!

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