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Privatizzazione dell’acqua: opera al nero





Ascol­ta il pod­ca­st diret­ta­men­te qui sotto: 

Oggi par­lia­mo del­la pri­va­tiz­za­zio­ne del­l’ac­qua, e di come que­sta pri­va­tiz­za­zio­ne sia a tut­ti gli effet­ti, una gran­dis­si­ma puttanata.

Comin­cia­mo a par­la­re del­l’ac­qua, mol­to rapi­da­men­te: l’ac­qua la cono­scia­mo tut­ti, sap­pia­mo tut­ti che cos’è, sap­pia­mo tut­ti che l’e­le­men­to essen­zia­le per la vita. Non può esser­ci vita sen­za acqua, quan­to­me­no la vita come la inten­dia­mo noi, quel­la orga­ni­ca. Qua­lun­que esse­re viven­te, sen­z’ac­qua sem­pli­ce­men­te… muore.

Quin­di l’ac­qua è a tut­ti gli effet­ti un bene pri­ma­rio, ed è qual­co­sa che non può, non deve, esse­re con­trol­la­to da nes­su­no. Ma fos­se solo per que­sto, sareb­be il mini­mo. Il pro­ble­ma è che noi esse­ri uma­ni ragio­nia­mo sem­pre in ter­mi­ni limi­ta­ti alla nostra espe­rien­za di vita, mate­ria­le, su que­sto pia­ne­ta. L’ac­qua infat­ti, pre­sen­ta un pro­ble­ma: cor­ri­spon­de a un prin­ci­pio. Il prin­ci­pio del­l’ac­qua è uni­ver­sa­le e gene­ra mol­tis­si­me qua­li­tà, come la capa­ci­tà di muta­re per adat­ta­men­to, solo per citar­ne una che impli­ca la capa­ci­tà di tra­sfor­mar­si, di adat­tar­si. Ma ce ne sono mol­ti altri: la puri­fi­ca­zio­ne, la puli­zia e la bene­di­zio­ne, solo per citar­ne alcu­ni. L’ac­qua è un prin­ci­pio di vita; quan­do nascia­mo sia­mo immer­si nel­l’ac­qua. E pri­ma, quan­do sia­mo immer­si nel sac­co amnio­ti­co, di fat­to sia­mo anco­ra immer­si nell’acqua.

Per que­sto, ma anche per tan­tis­si­mi altri moti­vi che non pos­sia­mo enu­me­ra­re in que­sto spa­zio, potrem­mo defi­ni­re tut­to quel­lo che ha a che vede­re con l’ac­qua, come sacro. Quin­di ten­ta­re di pri­va­tiz­za­re l’ac­qua, ovve­ro bloc­car­ne l’u­ti­liz­zo da par­te del­l’es­se­re uma­no, o comun­que cer­ca­re di gestir­lo nei con­fron­ti del­l’u­ma­ni­tà in gene­re, non è solo una put­ta­na­ta, non è solo un delit­to, è un’au­ten­ti­ca ope­ra al nero. Per que­sto non va fatto.

Nono­stan­te que­sto voglia­mo par­la­re degli aspet­ti pra­ti­ci lega­ti alla pri­va­tiz­za­re l’ac­qua? Dare in mano la l’ac­qua ad un’a­zien­da pri­va­ta, solo per fare un esem­pio, signi­fi­ca che quel­la stes­sa azien­da non rispon­de­rà più al clien­te, ma solo ai suoi azio­ni­sti. Quin­di il clien­te (cioè noi) per­de la capa­ci­tà di dire qua­lun­que cosa se, per esem­pio, l’ac­qua non gli vie­ne ero­ga­ta o è di pes­si­ma qua­li­tà. Il dirit­to all’ac­qua è un dirit­to fon­da­men­ta­le. Taglia­re l’ac­qua un esse­re uma­no, o dare l’ac­qua in mano ad un’a­zien­da pri­va­ta che farà paga­re l’i­ra di Dio sen­za che nes­su­no ne con­trol­li le tarif­fe, è una put­ta­na­ta, un’o­pe­ra al nero, è una schi­fez­za che non va fatta.

Tra le altre cose, nel giu­gno 2011 più o meno metà degli ita­lia­ni (quin­di 26 milio­ni di per­so­ne), han­no vota­to un refe­ren­dum in cui han­no det­to: “Col caz­zo! L’ac­qua non si privatizza”.

Ecco, Ren­zi e il suo gover­no pren­do­no il refe­ren­dum 2011 e lo but­ta­no nel ces­so, sbat­ten­do­se­ne alta­men­te i maro­ni e pri­va­tiz­zan­do l’ac­qua. Aspet­tia­mo­ci quin­di pri­mo o poi il mono­po­lio o la tiran­nia del­l’ac­qua, per­ché quan­do un’a­zien­da pri­va­ta assu­me il con­trol­lo diret­to del­la distri­bu­zio­ne e del­la gestio­ne di qual­co­sa, toglier­glie­lo diven­ta qua­si impos­si­bi­le, per­ché abbia­mo di mez­zo degli accor­di lega­li, del­le pena­li­tà tali per cui anche per un gover­no (per giun­ta inet­to come quel­lo ita­lia­no) diven­ta impos­si­bi­le rece­de­re da un accor­do in cui si è con­fe­ri­to il pote­re sul­l’ac­qua a un’a­zien­da pri­va­ta, sen­za incor­re­re in gran­dis­si­mi casi­ni sia logi­sti­ci che orga­niz­za­ti­vi che lega­li; ma soprat­tut­to economici.

Qual è la solu­zio­ne? Beh… mol­to sem­pli­ce: non pri­va­tiz­za­re l’ac­qua. Non ce n’è biso­gno: il gover­no rac­con­ta che deve pri­va­tiz­za­re per­ché non ha sol­di suf­fi­cien­ti a gesti­re le infra­strut­tu­re dedi­ca­te alla distri­bu­zio­ne ed alla gestio­ne del patri­mo­nio idrico.

Bal­le! Basta­va com­pra­re due F35 in meno ed ecco che i sol­di sal­ta­va­no fuo­ri; basta­va taglia­re gli sti­pen­di a quei (lascia­mo per­de­re cosa) che stan­no al gover­no, per tro­va­re i soldi.

Quin­di che non mi ven­ga­no a rac­con­ta­re bal­le. La real­tà è che dare il domi­nio del­l’ac­qua ad azien­de pri­va­te non è altro che un’o­pe­ra al nero, un’o­pe­ra con­tro l’u­ma­ni­tà; noi dob­bia­mo oppor­ci a que­sta cosa. Come far­lo? Non è dif­fi­ci­le: basta scen­de­re in piaz­za, per esem­pio, basta non sta­re zitti.

Qual è il pro­ble­ma? Per­ché non riu­scia­mo a far­lo? Per­ché noi non abbia­mo più l’e­ner­gia per oppor­ci in modo siste­ma­ti­co, pra­ti­co, rea­le alle deci­sio­ni ini­que pre­se da un gover­no ini­quo, che peral­tro nes­su­no ha mai vota­to? Lo vedre­mo prossimamente!

Ci si vede in giro!

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