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Lavoro e avidità

http://www.youtube.com/watch?v=4Q0KqmIJB‑w

Puoi ascol­ta­re diret­ta­men­te il PODCAST qui sotto:

Oggi voglio par­lar­vi del lavo­ro ma anche del­l’a­vi­di­tà. Per­ché, ben­ché pos­sa­no sem­bra­re cose com­ple­ta­men­te diver­se, in real­tà sono mol­to collegati.

Par­tia­mo dal lavo­ro. Allo­ra abbia­mo addi­rit­tu­ra una costi­tu­zio­ne che dice che l’I­ta­lia è una Repub­bli­ca fon­da­ta sul lavo­ro. Bene, fan­ta­sti­co, mera­vi­glio­so: ma, che sen­so ha?

Que­sto arti­co­lo ave­va un sen­so nel momen­to in cui l’I­ta­lia, usci­ta da una guer­ra disa­stro­sa, che ave­va distrut­to com­ple­ta­men­te tut­to quel­lo che c’e­ra, giu­sta­men­te ave­va biso­gno di lavo­ra­to­ri per ricostruire.

Però come al soli­to noi ci dimen­ti­chia­mo del­l’am­bien­te, del momen­to, di tut­to l’am­bi­to in cui ven­go­no svi­lup­pa­te cer­te cose, come per esem­pio l’ar­ti­co­lo del­la costi­tu­zio­ne in questione.

L’I­ta­lia è una fon­te Repub­bli­ca fon­da­ta sul lavo­ro, ma… per­ché? Per per­met­te­re a qual­cu­no che ci paga uno sti­pen­dio, il più del­le vol­te tra l’al­tro estre­ma­men­te limi­ta­to, di arric­chir­si, e quin­di di pren­de­re un sac­co di sol­di, e quin­di di esse­re una per­so­na vera­men­te ric­ca alla qua­le noi ven­dia­mo non il nostro lavo­ro ma il nostro tem­po, e non poco?

Si, per­ché se, oltre alle otto ore di lavo­ro, ci met­tia­mo anche il tem­po che ci impie­ghia­mo ad anda­re a lavo­ra­re, tem­po che con la glo­ba­liz­za­zio­ne va aumen­tan­do sem­pre di più, la fac­cen­da ini­zia a diven­ta­re impro­po­ni­bi­le; una vol­ta si lavo­ra­va sot­to casa, vici­no a casa o comun­que a distan­za ragio­ne­vo­li dal­la pro­pria abi­ta­zio­ne; oggi ci si fa come mini­mo mez­z’o­ra, un’o­ra di mac­chi­na. Se fac­cia­mo il con­to, alla fine par­to­no 10 o 12 ore di vita, per anda­re a fare otto ore di lavo­ro, per le qua­li venia­mo paga­ti con uno sti­pen­dio che ci ser­ve per che cosa? Ci ser­ve per com­pra­re del­le cose che ci piac­cio­no, quan­do sia­mo fortunati.

Ma nel­la mag­gior par­te dei casi que­sto sti­pen­dio ser­ve per com­pra­re le cose che inve­ce cor­ri­spon­do­no ai nostri biso­gni pri­ma­ri: un affit­to, per ave­re un tet­to sopra la testa, del cibo per man­gia­re, dei vesti­ti per coprir­ci, e un’au­to, moto o moto­ri­no: ovve­ro quel­lo che ser­ve… per anda­re al lavo­ro, anco­ra una volta!

Per­ché di fat­to, se noi non andas­si­mo al lavo­ro, quel­l’au­to maga­ri ci ser­vi­reb­be mol­to meno, o quan­to­me­no ne ser­vi­reb­be una mol­to pic­co­la, che non sare­mo costret­ti a cam­bia­re così spes­so, per­ché farem­mo mol­to meno chi­lo­me­tri, per­ché i quel­li che farem­mo sareb­be­ro dedi­ca­ti a ciò che ci pia­ce; e quin­di qui pas­sia­mo a par­la­re dell’avidità.

Noi che cosa desi­de­ria­mo nel­la vita? Desi­de­ria­mo “cose”, non “essen­za”! Noi desi­de­ria­mo l’au­to più bel­la, col­le­ga­ta, con­nes­sa con tut­te le pos­si­bi­li min­chia­te che non sono altro che un siste­ma per aumen­ta­re il costo del­l’au­to; un’au­to di fat­to è un moto­re con del­le ruo­te, un volan­te, una car­roz­ze­ria e dei fre­ni: tut­to il resto non ha nes­sun sen­so. Quel­lo che ci aggiun­go­no, è solo per sod­di­sfa­re la nostra avi­di­tà; se non è avi­di­tà mate­ria­le, è l’a­vi­di­tà di appa­ri­re, di esse­re uno Sta­to sim­bo­lo, o comun­que di pos­se­de­re uno sta­tus symbol.

Stes­so discor­so vale per il tele­fo­no: abbia­mo biso­gno un tele­fo­no per comu­ni­ca­re, man­da­re mes­sag­gi, maga­ri fare del­le bel­le foto o del­le bel­le ripre­se, ma è fini­ta lì; che biso­gno hai di un tele­fo­no che costa € 900 (che poi ti fre­ga­no dan­do­te­lo insie­me all’ab­bo­na­men­to in modo che lo paghi “solo” € 50 al mese ma poi vai a vede­re quan­to ti costa con un finan­zia­men­to che para­go­na­to al costo di un tele­fo­no acqui­sta­to in con­tan­ti non ha pro­prio senso).

Noi andia­mo dal­la volon­tà di qual­co­sa di mate­ria­le ai mez­zi per poter­ce­lo pro­cu­ra­re. E tor­nia­mo un’al­tra vol­ta al lavo­ro, que­sta incre­di­bi­le fes­se­ria che ci han­no pian­ta­to a for­za nel cer­vel­lo per cui se non lavo­ri, tu sei un cretino.

Ma non solo: nel peg­gio­re dei casi (l’I­ta­lia), se gua­da­gni trop­po sei un fur­bo, per­ché se lavo­ri e gua­da­gni poco allo­ra fa il vero lavo­ro. Quan­te vol­te sui social si leg­go­no com­men­ti del teno­re “…vai a zap­pa­re che è vero lavo­ro”, è vero; è vero lavo­ro zap­pa­re com’è vero lavo­ro fare il medi­co. Ma se il medi­co pren­de di più del con­ta­di­no fa un fal­so lavo­ro? No, que­ste sono le min­chia­te mora­li­sti­che degli ita­lia­ni. Ma tor­nia­mo a noi: il lavo­ro è qual­co­sa che dob­bia­mo impa­ra­re ad usa­re, non da cui far­ci usare.

Il lavo­ro è qual­co­sa per cui venia­mo paga­ti con del dena­ro che dovrem­mo poter usa­re per vive­re, non per paga­re le rate di tut­te quel­le cose che avrem­mo volu­to ave­re ma che di fat­to non pos­sia­mo per­met­ter­ci e che di fat­to non abbia­mo per­ché sono di pro­prie­tà del­la finan­zia­ria, dal­la ban­ca o di quant’altro.

Noi lavo­ria­mo l’in­te­ra vita per sod­di­sfa­re dei biso­gni del tut­to indot­ti, del tut­to fal­si, che in real­tà sono fuo­ri dai biso­gni pri­ma­ri, quin­di anco­ra una vol­ta: avidità.

Se non ci fos­se avi­di­tà da par­te nostra, il lavo­ro lo con­si­de­re­rem­mo in un altro modo, ovve­ro quel­la cosa che ci dà i sol­di per fare dav­ve­ro quel­lo che voglia­mo, per fare dav­ve­ro ciò che impor­ta. Per esem­pio: stu­dia­re, diver­tir­ci, anda­re a far­ci un giro..

Cer­to uno dice: ma dopo quan­do vado in pen­sio­ne que­ste cose le pos­so fare… Quan­do va in pen­sio­ne… cosa?

A set­tan­t’an­ni va in pen­sio­ne cosa fai? Non trom­be­rai di cer­to come quan­do ne ave­vi 30, ammes­so che ti riem­pi di Via­gra, no? (e soprat­tut­to devi tro­var­la, a set­tan­t’an­ni, una che te la da!)

Quin­di cosa fai, vai sui pat­ti­ni a rotel­le? Vai a cor­re­re? Fai dei viag­gi? Sì, cer­to puoi fare tut­to que­sto: con cal­ma e ammes­so che ci arri­vi a farlo!

Quin­di alla fine del­la fie­ra il lavo­ro è la più gran­de fre­ga­tu­ra se vie­ne inte­so nel modo in cui inten­dia­mo oggi.

Ma se noi lo inten­des­si­mo come il mez­zo con cui pro­cu­rar­ci quel­lo che ci ser­ve per vive­re dav­ve­ro la nostra vita, basa­ta su ciò che dav­ve­ro con­ta e quin­di non solo appa­ri­re ma sul­l’es­se­re, sareb­be deci­sa­men­te un mon­do diver­so… O no?

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