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La nostra percezione temporale si determina dalla frequenza vibratoria. Ovvero…

Il tem­po non è ogget­ti­vo, que­sto si sa. L’ha det­to pure Ein­stein e d’al­tron­de tut­ti noi spe­ri­men­tia­mo spa­zi tem­po­ra­li in modo del tut­to diver­so a secon­do, per esem­pio, di quel­lo che pro­via­mo. Così un’at­te­sa di qual­co­sa che desi­de­ria­mo o che temia­mo divie­ne inter­mi­na­bi­le e ore pas­sa­te in com­pa­gnia di qual­cu­no che amia­mo pas­sa­no inve­ce in un lampo.

Ma cosa esat­ta­men­te deter­mi­na, anche nel ricor­do e quin­di a poste­rio­ri, la per­ce­zio­ne del tem­po pas­sa­to da un deter­mi­na­to evento?

Il nostro pen­sie­ro vie­ne deter­mi­na­to al 99% dal­le emo­zio­ni (e vice­ver­sa). Il tut­to a sua vol­ta vie­ne deter­mi­na­to da sti­mo­li “mec­ca­ni­ci” ovve­ro da con­di­zio­na­men­ti… ma que­sto vale nel­la sostan­za. L’e­ven­to “pen­sie­ro” o l’e­ven­to “emo­zio­ne” sono infat­ti deter­mi­na­ti dai con­di­zio­na­men­ti nel­la loro natu­ra intrin­se­ca ma ven­go­no mol­to spes­so sca­te­na­ti da sti­mo­li ester­ni, vale a dire oggettivi.

La par­te sog­get­ti­va di quel­lo che vivia­mo non è in effet­ti nel fat­to di rispon­de­re ad un even­to ma nel come lo facciamo.

Mi spie­go meglio: sia­mo in silen­zio, con­cen­tra­ti su qual­co­sa. Alle nostra spal­le sbat­te una por­ta e noi sob­bal­zia­mo. Il sob­bal­zo è una rea­zio­ne istin­ti­va, ogget­ti­va, ad un even­to che ci sor­pren­de. Mec­ca­ni­ca cer­ta­men­te ma invo­lon­ta­ria. Se la nostra con­cen­tra­zio­ne non vie­ne inter­rot­ta da que­sto sob­bal­zo, noi con­ti­nuia­mo a fare quel­lo che sta­va­mo facen­do. Que­sto non è affat­to mec­ca­ni­co, ma consapevole.

Se inve­ce ini­zia­mo a male­di­re quel­l’i­dio­ta che ha lascia­to la por­ta aper­ta oppu­re ci giria­mo pen­san­do “Ma che caz­zo…” ecco che que­sta è una rispo­sta del tut­to mec­ca­ni­ca ed inconsapevole.

Nel­l’ar­co del­la gior­na­ta, gli sti­mo­li ester­ni che ci rag­giun­go­no si con­ta­no a milio­ni. E le nostre rea­zio­ni, ovvia­men­te anche. Tut­ta­via la dif­fe­ren­za in ter­mi­ni di con­sa­pe­vo­lez­za si svi­lup­pa pro­prio nel­l’in­ter­val­lo tra lo sti­mo­lo e la rea­zio­ne e suc­ces­si­va­men­te nel­la rea­zio­ne stessa.

Ognu­no di noi vibra secon­do diver­se cen­ti­na­ia di armo­ni­che: indi­vi­dua­li, per­so­na­li, uni­ver­sa­li, pla­ne­ta­rie, cosmi­che etc. etc. L’in­sie­me di que­ste vibra­zio­ni gene­ra una sor­ta di “fre­quen­za” gene­ra­le. Mag­gio­re è que­sta fre­quen­za, più raf­fi­na­ti sono gli sti­mo­li a cui rea­gia­mo come pure le nostre rea­zio­ni. Ma quel­lo che ci inte­res­sa in que­sto caso non sono que­ste ulti­me, quan­to le nostre azio­ni.

Quan­do il nostro cam­po (ovve­ro la nostra ener­gia) vibra ad una deter­mi­na­ta fre­quen­za per un cer­to perio­do, ecco che quel­la fre­quen­za diven­ta un po’ carat­te­ri­sti­ca di noi. Così abbia­mo per­so­ne più den­se ed altre meno (per fare un esem­pio, la nostra fre­quen­za vibra­to­ria deter­mi­na la nostra raf­fi­na­tez­za) e così via.

Una del­le pri­me cose che rea­gi­sco­no ad una aumen­ta­ta fre­quen­za vibra­to­ria del nostro cam­po sono le emo­zio­ni che vivia­mo. Mag­gio­re è la fre­quen­za più le nostre emo­zio­ni, infat­ti, diven­go­no armo­ni­che, raf­fi­na­te e di con­se­guen­za lo diven­go­no i nostri pensieri.

Ma il nostro pen­sie­ro vie­ne influen­za­to anche di più dal­la sud­det­ta fre­quen­za, aumen­tan­do a tut­ti gli effet­ti non solo la pro­pria con­fi­gu­ra­zio­ne armo­ni­ca ma anche pro­prio la sua velo­ci­tà. In altre paro­le, più la nostra qua­li­tà si raf­fi­na, più diven­tia­mo velo­ci a pen­sa­re, ma anche profondi.

Da un pun­to di vista sog­get­ti­vo è que­sta velo­ci­tà a deter­mi­na­re la per­ce­zio­ne del­lo scor­re­re del tempo.

E’ un po’ come quan­do si viag­gia su un’au­to mol­to velo­ce: il viag­gio dura di meno per­chè lo spa­zio per­cor­so nel tem­po è mag­gio­re. Lo stes­so vale per il pen­sie­ro: più cose pen­sia­mo (e più pro­fon­da­men­te lo fac­cia­mo) e più lo “spa­zio di espe­rien­za” vie­ne per­cor­so velo­ce­men­te. Quin­di il “viag­gio” dura meno.

Il tem­po è lo spa­zio del pen­sie­ro. Quan­do il pen­sie­ro diven­ta meno mec­ca­ni­co, quel­lo spa­zio vie­ne per­cor­so più rapi­da­men­te ed è pro­prio que­sto che deter­mi­na la per­ce­zio­ne di un tem­po tra­scor­so più velocemente.

Ovvio che que­sto non si appli­ca ad un pen­sie­ro mec­ca­ni­co, al clas­si­co chiac­che­ric­cio men­ta­le o anche alle varie elu­cu­bra­zio­ni men­ta­li sen­za ordi­ne e sco­po che noi esse­ri uma­ni sia­mo abi­tua­ti a defi­ni­re “pen­sie­ro”.

Però quan­do pas­sia­mo ad una for­ma di pen­sie­ro più con­cen­tra­ta e quin­di meno mec­ca­ni­ca, ecco che lo spa­zio del pen­sie­ro ini­zia ad esse­re per­cor­so più rapi­da­men­te. D’al­tron­de, per ripren­de­re l’e­sem­pio del­l’au­to che viag­gia velo­ce­men­te, se la sud­det­ta viag­gia in auto­stra­da, per­cor­re­rà un tra­git­to più bre­ve che non quel­lo che per­cor­re­reb­be se, per fare un esem­pio, faces­so lo stes­so viag­gio usan­do le stra­de sta­ta­li e quel­le pro­vin­cia­li: la distan­za tra il pun­to di arri­vo e quel­lo di par­ten­za, quel­la in linea d’a­ria, dicia­mo, non cam­bie­rà. Ma cam­bie­rà la distan­za per­cor­sa. Quin­di abbia­mo due fat­to­ri che varia­no il tem­po impie­ga­to da un pun­to ad un altro. Il pri­mo è la distan­za ogget­ti­va­men­te per­cor­sa, il secon­do è la velo­ci­tà con cui lo facciamo.

Nel­lo stes­so modo, con­si­de­ran­do lo spa­zio del pen­sie­ro (cioè il tem­po), ecco che gli stes­si due fat­to­ri si ripre­sen­te­ran­no: la distan­za ogget­ti­va tra l’i­ni­zio del pen­sie­ro e la sua fine e la velo­ci­tà con cui il pen­sie­ro si è dipa­na­to tra le due condizioni.

Nel­la memo­ria, ma anche nel­la per­ce­zio­ne istan­ta­nea, la per­ce­zio­ne del tem­po tra­scor­so varie­rà di conseguenza.

Al limi­te, nel momen­to in cui il vero pen­sie­ro doves­se esse­re usa­to, la per­ce­zio­ne del tem­po si avvi­ci­ne­rà ad una per­ce­zio­ne istan­ta­nea. E que­sto per­chè il pen­sie­ro vero non ha nul­la a che vede­re con ciò che sia­mo abi­tua­ti a spe­ri­men­ta­re come tale, ma attie­ne più alla sfe­ra del­la coscien­za e del­la con­sa­pe­vo­lez­za, ovve­ro due dimen­sio­ni in cui non vi è uno spa­zio per la ver­ba­liz­za­zio­ne e nep­pu­re per il giu­di­zio ma solo per la percezione.

Il pen­sie­ro vero infat­ti non attie­ne lo spa­zio tri­di­men­sio­na­le, non essen­do in alcun modo gene­ra­to da strut­tu­re fisiche.

Alcu­ne espe­rien­ze di com­pren­sio­ne gene­ra­te­si nel­la coscien­za diret­ta­men­te, per fare un esem­pio, avven­go­no in uno spa­zio del tut­to atem­po­ra­le, in una con­di­zio­ne coscien­zia­le com­ple­ta­men­te disgiun­ta dal­la dimen­sio­ne in cui il cor­po ed il pern­sie­ro ordi­na­rio spe­ri­men­ta­no il pro­prio spaziotempo.

Per que­sto moti­vo, spes­so quan­do si affron­ta­no perio­di inten­si, di gran­de con­cen­tra­zio­ne, in cui la nostra vita assu­me una qua­li­tà più foca­liz­za­ta, il tem­po sem­bra acce­le­ra­re (o ral­len­ta­re, dipen­de dal pun­to di vista) ed un fat­to acca­du­to anche solo un paio d’an­ni pri­ma sem­bra per­der­si nel tem­po, come se fos­se acca­du­to due decen­ni pri­ma, anzi­chè solo 24 mesi.

E’ il nostro pen­sie­ro che, in quei due anni, ha viag­gia­to ad una media die­ci vol­te più velo­ce del nor­ma­le, dila­tan­do lo spa­zio di espe­rien­za all’in­ter­no del qua­le abbia­mo spe­ri­men­ta­to più sti­mo­li di quan­ti non ne avrem­mo vis­su­ti in una con­di­zio­ne di con­sa­pe­vo­lez­za ordinaria.

Non è sem­pli­cis­si­mo, me ne ren­do con­to ma… in fin dei con­ti… è una que­stio­ne di per­ce­zio­ne: una vol­ta com­pre­sa la que­stio­ne, diven­ta lineare.

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2 Comments

  1. Andrea Salvi ha detto:

    Argo­men­to inte­res­san­te, ci ave­vo scrit­to qual­co­sa, dove lo mando?