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Le persone si controllano tra di loro e fanno il gioco del sistema

Come si dice in un docu­men­ta­rio con David Icke di qual­che tem­po fa, la fur­ba­ta mag­gio­re del siste­ma in cui ci tro­via­mo è sta­ta quel­la di crea­re un meto­do di con­trol­lo inter­no: non ser­ve che sia­no il siste­ma o le sue auto­ri­tà a con­trol­la­re le per­so­ne: lo fan­no le per­so­ne stesse.

E’ il gio­co del mora­li­smo, del per­be­ni­smo e del con­for­mi­smo sem­pre più sfre­na­ti di que­sta epoca.

Le per­so­ne che si ade­gua­no al siste­ma fan­no di tut­to per­chè anche gli altri fac­cia­no lo stes­so. Fino ad arri­va­re a met­te­re i basto­ni fra le ruo­te, o ad iso­la­re chi non si adat­ta ai para­me­tri generali.

E’ il caso di quel­lo che si piaz­za a 130 km/h in auto­stra­da in cor­sia di sor­pas­so e rifiu­ta di spo­star­si se alle sue spal­le qual­cu­no gli chie­de stra­da: lui non può sape­re per qua­le moti­vo chi desi­de­ra anda­re più in frett­ta gli stia chie­den­do spa­zio. Potreb­be esse­re una ragio­ne vali­da, come un’e­mer­gen­za medi­ca o di sicu­rez­za, però rifiu­ta lo stes­so di far­si da par­te per­chè, dato che lui è già alla mas­si­ma velo­ci­tà con­sen­ti­ta, gli altri devo­no fare lo stes­so. In altre paro­le si assu­me il ruo­lo di con­trol­lo­re del­la velo­ci­tà altrui, sen­za aver­ne l’au­to­ri­tà, sen­za un inca­ri­co uffi­cia­le e, quel che è peg­gio, sen­za ave­re la ben­ché mini­ma idea di chi ci sia alle sue spal­le e del moti­vo per cui voglia anda­re più veloce.

Andan­do oltre l’e­sem­pio in que­stio­ne, la socie­tà ormai è pie­na di que­sti com­por­ta­men­ti, dove chi si uni­for­ma alle rego­le pre­ten­de che tut­ti gli altri fac­cia­no lo stes­so e, in caso con­tra­rio, met­te in atto rap­pre­sa­glie o com­por­ta­men­ti con­tro chi non si adegua.

Le per­so­ne non omo­lo­ga­te ven­go­no iso­la­te, ostra­ciz­za­te, giu­di­ca­te e con­dan­na­te sen­za il ben­ché mini­mo ten­ta­ti­vo di com­pren­de­re le ragio­ni del loro com­por­ta­men­to: sem­pli­ce­men­te, dato che non si com­por­ta­no come ci si aspet­ta da loro, allo­ra sono da condannare.

Tu DEVI ade­guar­ti, DEVI segui­re le rego­le, poco impor­ta se sono assur­de o se hai degli otti­mi moti­vi per oppor­ti: DEVI conformarti.

E’ ovvio che non stia­mo par­lan­do del­le leg­gi del­lo sta­to, se non in par­te, ma del­le rego­le non scrit­te che la mora­le comu­ne, que­sta incre­di­bi­le ves­sa­zio­ne all’a­ni­mo uma­no, impo­ne a chi vive in una qual­sia­si socie­tà moderna.

Ed è vera­men­te un capo­la­vo­ro di inge­gne­ria socia­le quel­lo mes­so in pie­di da chi vuo­le il con­trol­lo del­le mas­se: fare in modo che le stes­se prov­ve­da­no auto­no­ma­men­te a ren­de­re la vita dif­fi­ci­le a chi non si adegua.

Non vuoi curar­ti con la che­mio­te­ra­pia? L’o­spe­da­le rifiu­ta di curar­ti in toto.

Vuoi vive­re secon­do cano­ni salu­ti­sti­ci? Vie­ni addi­ta­to come un paz­zo e, in più, fai fati­ca a pro­cu­rar­ti un cibo sano o un abbi­glia­men­to che non sia sintetico.

Ci sono 42 gra­di all’om­bra? Devi met­te­re la giac­ca lo stes­so, anche se rischi il col­po di calo­re e al di sot­to del “fre­sco lana” la cami­cia è com­ple­ta­men­te madi­da di sudore.

Entri in un nego­zio con l’a­ria con­di­zio­na­ta? Devi bec­car­te­la tut­ta, anche se è ovvio che chi entra è suda­to per il cal­do esti­vo e uno sbal­zo ter­mi­co di 20 gra­di non può di cer­to far­gli bene.

Non fac­cia­mo il gio­co del siste­ma: non diven­tia­mo agen­ti di poli­zia mora­le con­tro i nostri stes­si simi­li. Anzi­ché ostra­ciz­za­re chi vive secon­do rego­le diver­se, difen­dia­mo la sua liber­tà di far­lo in quan­to libe­ro cit­ta­di­no del mon­do (non sto par­lan­do di com­por­ta­men­ti cri­mi­na­li, ovvio!).

Se qual­cu­no non vuo­le vac­ci­na­re i suoi figli per­chè ritie­ne que­sta pra­ti­ca una bar­ba­rie inu­ti­le, DEVE ave­re il dirit­to di far­lo sen­za che nes­su­no gli sal­ti addos­so come suc­ce­de nel­la mag­gior par­te dei casi.

Se un uomo vuo­le anda­re al lavo­ro in Luglio, quan­do ci sono 40 gra­di all’om­bra, vesti­to in tuta e magliet­ta, DEVE ave­re il dirit­to di far­lo sen­za che nes­su­no ne met­ta in dub­bio la professionalità.

In una socie­tà civi­le, com­po­sta da indi­vi­dui veri, ogni per­so­na si dovreb­be bat­te­re fino alla mor­te per il dirit­to di chiun­que altro ad esse­re libero.

E non, come inve­ce acca­de oggi, per fare si che si con­for­mi alle rego­le del­la mora­le comune!

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