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La pazzia del mondo non è casuale

Sul fini­re di que­sta era assi­stia­mo sem­pre di più all’au­men­to di com­por­ta­men­ti stra­ni nel­le per­so­ne. Stra­ni è dire poco… mol­to spes­so vedia­mo atteg­gia­men­ti che rasen­ta­no la fol­lia. E mol­ti se ne accor­go­no, vedo­no il mon­do intor­no a loro che sem­bra impazzire.

Io cre­do che que­sto sia natu­ra­le. Non bel­lo, ovvia­men­te, ma natu­ra­le. Innan­zi­tut­to osse­ri­va­mo che sia­mo in un perio­do di cri­si sen­za pre­ce­den­ti. Dal pun­to di vista eco­no­mi­co in pri­mis, ma anche da quel­lo socia­le, cul­tu­ra­le, filo­so­fi­co; sostan­zial­men­te ogni fron­te del­la vita uma­na è in crisi.

Guar­dia­mo alla sto­ria: ogni cam­bia­men­ti mas­sic­cio­nel­la vita uma­na è sta­to pre­ce­du­to da un perio­do di gran­de cri­si che, arri­va­to al suo cul­mi­ne, ha visto la fol­lia impa­dro­nir­si del­le per­so­ne. Riten­go che que­sto val­ga anco­ra di più oggi, in que­sto nostro mon­do in cui tut­to sem­bra anda­re drit­to con­tro il muro.

In tut­ti i cam­pi stia­mo andan­do con­tro natu­ra. La medi­ci­na fa di tut­to per non gua­ri­re le per­so­ne ma per curar­le il più a lun­go pos­si­bi­le, rifiu­tan­do osti­na­ta­men­te qua­lun­que visio­ne non sia quel­la accla­ma­ta dal­la cosid­det­ta “comu­ni­tà scien­ti­fi­ca” che altro non è ormai più che l’e­sten­sio­ne di que­sta o quel­la casa farmaceutica.

I gover­ni per­se­guo­no una demo­cra­zia fit­ti­zia che, quan­do non è pura dema­go­gia, è pura mil­lan­te­ria di una giu­sti­zia che non esi­ste se non come para­ven­to per inte­res­si eco­no­mi­ci di poche e ristret­te clas­si sociali.

La vita vie­ne vis­su­ta sem­pre di più nel nome di inte­res­si vacui, sem­pre più super­fi­cia­li, gover­na­ti esclu­si­va­men­te da fal­si mora­li­smi e valo­ri illusori.

Ma tut­to que­sto le per­so­ne lo san­no, anche il più imbe­cil­le degli imbe­cil­li si ren­de con­to che la sua vita vie­ne pro­gres­si­va­men­te svuo­ta­ta da ogni signi­fi­ca­to. Ma non rie­sce a tro­va­re il modo di usci­re da que­sto vor­ti­ce, anche quan­do, nel miglio­re dei casi, arri­va a con­sa­pe­vo­liz­za­re il tutto.

In que­ste con­di­zio­ni qua­lun­que esse­re uma­no sen­te, anche se solo a livel­lo incon­scio, che la vita gli vie­ne sem­pre più let­te­ral­men­te strap­pa­ta via. Ma anco­ra non basta, e pochi rie­sco­no a toglier­si da que­sto mec­ca­ni­smo, e anche quei pochi devo­no affron­ta­re il peso e l’op­po­si­zio­ne di una socie­tà che va sem­pre più in fret­ta ver­so la sua logi­ca quan­to pre­de­sti­na­ta fine.

Da una par­te la pre­ci­sa sen­sa­zio­ne di vive­re una vita fal­sa, dal­l’al­tra l’im­pos­si­bi­li­tà di cam­bia­re stra­da. Una dico­to­mia che in que­sti ulti­mi mesi sta pren­den­do sem­pre più pie­de, spe­cial­men­te in ita­lia e che non può che spin­ge­re ogni com­por­ta­men­to ver­so l’e­stre­mo del­la sca­la, qua­lun­que esso sia, allo stes­so modo in cui gli aspet­ti del­la vita ven­go­no spin­ti ver­so le loro estre­me conseguenze.

Ecco da dove nasce l’ap­pa­ren­te fol­lia di que­sto perio­do. Una fol­lia vera, dovu­ta all’e­stre­ma insa­ni­tà del­la vita cui sia­mo sostan­zial­men­te costret­ti da anni di incon­sa­pe­vo­lez­za bra­da duran­te i qua­li la stes­sa incon­sa­pe­vo­le­za ha con­ti­nua­to ad appro­fon­dir­si, i valo­ri ad alterarsi.

Ma tut­to que­sto rap­pre­sen­ta la cau­sa ester­na. In real­tà non esi­ste una cau­sa inter­na, rea­le, che ci impe­di­sca di capo­vol­ge­re o fer­ma­re la cadu­ta pro­gres­si­va. Ognu­no di noi sce­glie in con­ti­nua­zio­ne, ad ogni istan­te, da che par­te sta­re. Per quan­to incon­sa­pe­vo­le, nes­su­no è mai real­men­te, com­ple­ta­men­te vit­ti­ma del desti­no. Ogni momen­to per­met­te il cam­bia­men­to: pos­sia­mo deci­de­re in qua­lun­que istan­te di non pre­oc­cu­par­ci del cel­lu­la­re nuo­vo ma di dare qual­che minu­to in più ai figli. Di non guar­da­re i soli­ti pro­gram­mi spaz­za­tu­ra ma leg­ge­re un libro. Di non anda­re ad ammaz­zar­ci di alcool in un bar ma di dedi­car­ci ad uno sport o alla pra­ti­ca del­la meditazione.

In ogni istan­te pos­sia­mo cam­bia­re. Ma ogni istan­te è uni­co, è vero. E non sem­pre è pos­si­bi­le fare tutto.

Ma con­ti­nua­re a fare sem­pre le stes­se cose, spe­ran­do che il mon­do cam­bi per­chè qual­cun altro ha fat­to ciò che deve esse­re fat­to al posto nostro… que­sta è la vera follia!

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2 Comments

  1. Nicola ha detto:

    Con­si­glio a que­sto pro­po­si­to un libro che trat­ta l’ar­go­men­to “Il pun­to si vol­ta” di Fri­t­jof Capra” – mol­to inte­res­san­te sco­pri­re come sia tut­to inter­con­nes­so (teo­ria dei siste­mi) in un costan­te flus­so di, dicia­mo all’o­rien­ta­le, yin e yang.… in cui si sot­to­li­nea l’im­por­tan­za di non voler per­si­ste­re nel­lo yang.… pur­trop­po cosa alquan­to dif­fi­ci­le dato che sin da pic­co­li si vien­de indot­tri­na­ti solo a quello… 🙂
    Medi­ta­te gen­te, meditate! 🙂

    • franz ha detto:

      Di Capra ricor­do il Tao del­la Fisi­ca. Allo­ra fu un’au­ten­ti­ca rive­la­zio­ne per me. Capra fu colui che die­de un’im­por­tan­tis­si­ma svol­ta al mio modo di pen­sa­re e di inda­ga­re la real­tà. Anco­ra oggi alcu­ne del­le sue fra­si sono fon­te di sor­pre­sa. E’ un grande!