>

Quel luogo sotto i pensieri…

Si leg­ge spes­so che nel­la medi­ta­zio­ne si osser­va­no i pen­sie­ri dal­l’al­to, come se fos­se­ro la super­fi­cie di uno spec­chio d’ac­qua che, sot­to di noi, si muo­ve increspato.

Ed è vero: è pos­si­bi­le ele­var­si al di sopra del pen­sie­ro mec­ca­ni­co, uscen­do­ne e ritro­van­do­si in un pun­to da cui è pos­si­bi­le osser­va­re i pen­sie­ri come se, appun­to, si muo­ves­se­ro sot­to di noi.

Ma esi­ste anche un altro luo­go, carat­te­riz­za­to da un silen­zio anch’es­so mera­vi­glio­so, che sta al di sot­to di quel­la super­fi­cie immaginaria.

Non è dif­fi­ci­le acce­de­re que­sto spa­zio: occor­re solo cal­mar­si e lasciar­si anda­re pro­prio a quel­la cor­ren­te di pen­sie­ri auto­ma­ti­ci che costi­tui­sco­no il nor­ma­le chiac­che­ric­cio mentale.

In que­sto caso però, al posto di osser­va­re i pen­sie­ri, biso­gna lasciar­li fare, libe­rar­li, in qual­che sen­so. Un po’ come si fa poco pri­ma di addor­men­tar­si, in quel momen­to in cui il pen­sie­ro divie­ne un guaz­za­bu­glio sen­za senso.

Lasciamo fare ai pen­sie­ri, anzi, dia­mo loro mag­gio­re liber­tà, sen­za ten­ta­re di far­li smet­te­re ma, al con­tra­rio, spin­gen­do sul­la loro liber­tà, qua­si isti­gan­do­li a delin­que­re e a sca­te­nar­si anco­ra di più che nel nor­ma­le sta­to di veglia.

E’ un per­cor­so com­ple­men­ta­re a quel­lo clas­si­co del­la medi­ta­zio­ne, se voglia­mo spe­cu­la­re, che por­ta la mede­si­mo risul­ta­to: ad un cer­to pun­to la men­te cade let­te­ral­men­te di fron­te alla fre­quen­za osses­si­va del par­la­to auto­ma­ti­co, del­la fan­ta­sia e del fantasticare.

In quel momen­to è pos­si­bi­le riti­rar­si al di sot­to dei pen­sie­ri, un po’ come se ci immer­ges­si­mo nel­l’ac­qua del mare, e con lo stes­so istan­ta­neo risul­ta­to: l’in­gres­so in un regno di silen­zio in cui il pen­sie­ro per­de com­ple­ta­men­te il suo pote­re di gene­ra­re sta­ti emo­ti­vi meccanici.

Quando sia­mo a que­sto pun­to si trat­ta del­l’i­ni­zio; in quel momen­to basta sem­pli­ce­men­te lasciar­si “cade­re”, abban­do­nar­si al momen­to pre­sen­te, per spe­ri­men­ta­re una com­ple­ta liber­tà nel più tota­le silen­zio; è l’en­tra­ta in un regno che ordi­na­ria­men­te ci è pre­clu­so per­chè è in real­tà pene­tra­bi­le solo per pochi istan­ti pri­ma di addormentarsi.

Ma se per qual­che moti­vo sia­mo sve­gli, moti­vo che può anche esse­re sem­pli­ce­men­te rap­pre­sen­ta­to dal­la nostra volon­tà, allo­ra si “scen­de” in un mon­do ani­mi­co, in cui resta quel­lo che di noi rela­men­te esi­ste, al di là degli auto­ma­ti­smi, al di là del­la mec­ca­ni­ca, più o meno razio­na­le, gene­ra­ta dagli even­ti e dagli sti­mo­li ester­ni che ci pro­ven­go­no dal­la vita in genere.

Ci si ritro­va ad osser­va­re la nostra men­te ordi­na­ria dal bas­so anzi­chè dal­l’al­to, ma il risul­ta­to è sostan­zial­men­te lo stes­so: il silen­zio magi­co in cui è pos­si­bi­le vede­re davvero.

Provare per credere!

Condividi

2 Comments

  1. ciro perrotta ha detto:

    Vero…gia’ dal­la pri­ma volta.…come ti dissi…al pri­mo espe­ri­men­to fat­to con te…provai…il silenzio…la testa…era vuota…una sen­sa­zio­ne bel­lis­si­ma di pace.….…..