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Liberi di, da, de che?

Una vol­ta era Gaber, con il suo “Liber­tà è par­te­ci­pa­zio­ne” poi ven­ne il Bla­sco nazio­na­le che, secon­do me, la cen­trò in pieno:

“Libe­ri sia­mo noi però libe­ri da che cosa?”

La liber­tà ce la raf­fi­gu­ria­mo sem­pre con un “di” un “da” che la seguo­no, come se la liber­tà non aves­se una sua acce­zio­ne per­so­na­le, ma fos­se cogli­bi­le sem­pre e solo in con­fron­to e con­tra­sto con qual­co­sa che opprime.

Libe­ri di fare, di non fare, libe­ri da malat­tia, sof­fe­ren­za, pover­tà o limi­ti vari.

Ma mai, o solo mol­to rara­men­te “libe­ri e basta”.

Defi­ni­re la liber­tà è cosa som­ma­men­te dif­fi­ci­le sen­za fic­car­ci qual­co­sa d’al­tro. Defi­ni­re lo sta­to di liber­tà con attri­bu­ti suoi pro­pri anzi che con quel­li diciò “da cui” sem­bra impre­sa incommensurabile.

Come defi­nia­mo la liber­tà sen­za ricor­re­re alla per­ce­zio­ne per differenza?

Esse­re libe­ri è cosa tal­men­te lon­ta­na dal­la nostra con­di­zio­ne abi­tua­le che non sap­pia­mo nep­pu­re dare una defi­ni­zio­ne del­la libertà.

Nel più ristret­to dei casi le nostre defi­ni­zio­ni fini­sco­no sem­pre sot­to una del­le due cate­go­rie: libe­ri di fare o libe­ri di avere.

Mai qual­cu­no che par­li di esse­re libe­ri di esse­re. E la ragio­ne non è nep­pu­re così miste­rio­sa: se cono­sces­si­mo dav­ve­ro la liber­tà, l’a­vrem­mo spe­ri­men­ta­ta; ergo saprem­mo cos’è.

Ma non aven­do­la mai spe­ri­men­ta­ta, nep­pu­re per un atti­mo, la con­fon­dia­mo con la pos­si­bi­li­tà. Ave­re la pos­si­biil­tà di… non è vero sino­ni­mo di esse­re liberi.

Pos­sia­mo ave­re la pos­si­bi­li­tà di esse­re ma non coglier­la. E que­sta non è anco­ra liber­tà, mi pare.

Alla fine però quel­lo che con­ta dovreb­be esse­re… esse­re. Se non sei, come fai ad esse­re libe­ro? Se sei, come fai a non esserlo?

La liber­tà, alla fine, non è che uno sta­to di coscien­za. Solo che, a dif­fe­ren­za di quei fal­si sta­ti pro­dot­ti dal­l’i­den­ti­fi­ca­zio­ne in una con­di­zio­ne illu­so­ria, è uno sta­to ogget­ti­vo, palapabile.

E a quel pun­to “libe­ri da che cosa?” è una doman­da che tro­va risposta.

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4 Comments

  1. maurizio ha detto:

    cre­do che fino a quan­do non“vediamo le sbar­re” del­la nostra prigione,il con­cet­to di liber­tà è e rimar­rà sem­pre e solo un’a­stra­zio­ne mentale.anche per­chè la mag­gior par­te del­le persone,hanno una pau­ra fot­tu­ta del­la vera libertà.il “viag­gio” non è fat­to per i codardi,i vor­rei, ma pro­prio non ho tempo,(forse non è vera­men­te il loro momento).la vera liber­tà ‚come tu dici franz…!è una sta­to d’a­ni­mo con­ti­nuo e perenne,è qual­co­sa che và oltre l’im­ma­gi­na­rio sog­get­ti­vo. se doves­si dar­gli un ter­mi­ne la chiamerei:e s p a n s i o n e. :swim: so long f.

  2. Ciro ha detto:

    Ogni vol­ta che si cer­ca la liberta’…c’e’ sem­pre qual­co­sa che la limita…o for­se tro­via­mo noi una scu­sa per non esse­re libe­ri davvero…forse per­che’ abbia­mo un gran pau­ra di noi stessi.…almeno io…ma che bello…quando si han­no le sen­sa­zio­ni di liberta’.….….…ci si sen­te leggeri…

    • franz ha detto:

      Il limi­te cre­do sia dato dal fat­to che cer­chia­mo la liber­tà come “altro da noi”. Cre­do, eh? :bye:

      • giuseppe belcastro ha detto:

        si, franz, la liber­tà è un atteg­gia­men­to men­ta­le e quin­di inti­mo, dipen­den­te da noi e mai da nes­su­na con­di­zio­ne “ester­na” anche se non c’è in real­tà nien­te di ester­no. in defi­ni­ti­va direi che liber­tà è vede­re le cose e le per­so­ne come la pri­ma vol­ta, sen­za cre­de­re di cono­scer­le vera­men­te, sen­za giu­di­zi e pre­giu­di­zi con la curio­si­tà dei bam­bi­ni sen­za pre­fe­ri­re e sen­za rifiu­ta­re nien­te di ciò che ci acca­de, come i pre­giu­di­zi ci vor­reb­be­ro far fare tenen­do­ci pri­gio­nie­ri di noi stessi