>

Un gioco chiamato libertà: la ribellione della bistecca

Il mon­do mine­ra­le fun­ge da cibo per quel­lo vege­ta­le. Il mon­do vege­ta­le per quel­lo ani­ma­le (che però si ciba anche di se’ stes­so) e tut­ti e due insie­me sono cibo per quel­lo umano.

Sarebbe quan­to­me­no idio­ta pen­sa­re che la cate­na si fer­mi qui. L’universo è auto­si­mi­le, lo dimo­stra la mate­ma­ti­ca frat­ta­le, e d’al­tron­de basta poco per ren­der­se­ne con­to anche sen­za una lau­rea all’MIT.

Dato che però nes­su­no si ciba del nostro cor­po, noi uomi­ni abbia­mo deci­so che sia­mo in cima alla cate­na alimentare.

Eppure ali­men­tar­si è un gesto che alla fine impli­ca sem­pli­ce­men­te pro­cu­rar­si l’e­ner­gia neces­sa­ria alla vita.

E dun­que, per­chè mai il fat­to che nes­su­no ci met­ta fisi­ca­men­te nel pro­prio piat­to dovreb­be impli­ca­re che la nostra ener­gia non vie­ne usa­ta da nessuno?

Appunto: nes­su­no ce lo garantisce.

Tutto sta al con­tra­rio ad indi­ca­re che in real­tà noi sia­mo del­le lus­su­rio­se bistec­che nel piat­to di qual­cun altro. Magari qual­cu­no che non sospet­tia­mo. Ma alla fine, sia­mo sem­pre del­le bistec­che per qualcuno.

L’operaio che si spac­ca la schie­na in fab­bri­ca non è for­se una bistec­ca nel piat­to del pro­prie­ta­rio del­la fab­bri­ca? E le tor­me di per­so­ne che si stra­fan­no di medi­ci­na­li di ogni tipo, per lo più inu­ti­li quan­do non dan­no­si, non sono for­se bistec­che nel piat­to di big pharma?

Lo vede­te che sia­mo tut­ti bistec­che di qualcuno?

Certe vol­te mi vie­ne il dub­bio che per­si­no Dio ami far­si una bel­la costa­ta, di tan­to in tanto.

E’ dif­fi­ci­le sot­trar­si a que­sto. Anzi, qua­si impos­si­bi­le, per­chè sia­mo svia­ti da una del­le leg­gi più onni­pre­sen­ti del­la mate­ria: do ut des. Diamo e rice­via­mo. Partire lira vede­re cam­mel­lo… non so come altro dir­lo; sia­mo abi­tua­ti alla reci­pro­ci­tà e ten­dia­mo a con­fon­der­la con l’es­se­re bistec­che. Ma non è neces­sa­rio esse­re cibo incon­sa­pe­vo­le. Anzi… è indi­spen­sa­bi­le il con­tra­rio: smet­te­re di sta­re in un piat­to dove venia­mo spol­pa­ti in cam­bio di un sor­ri­so, di una pac­ca sul­la spal­la e di un po’ di ben mise­ra quan­to fal­sa con­si­de­ra­zio­ne (maga­ri anche quat­tro sol­di, ma di soli­to sono pro­prio quattro).

“Sono neces­sa­ri sacri­fi­ci”, “I tem­pi richie­do­no prov­ve­di­men­ti ade­gua­ti”, “Siamo di fron­te ad un momen­to estrea­men­te duro che richie­de ade­gua­ta risposta”

Quando sen­tia­mo fra­si di que­sto tipo, sia­mo già sul tavo­lo del macel­la­io, solo che, dato che ci sem­bra di rice­ve­re qual­co­sa in cam­bio, allo­ra ci sen­tia­mo in dove­re di met­te­re le nostra chiap­pe diret­ta­men­te sul­l’af­fet­ta­tri­ce, di nostra spon­ta­nea volon­tà e anche con gran­de affla­to emotivo.

Ma in cam­bio quel­lo che rice­via­mo non ha il valo­re che noi cre­dia­mo di per­ce­pi­re. E’ il vec­chio truc­co del­le per­li­ne lucen­ti o del whi­sky offer­ti ai pel­le­ros­sa in cam­bio di pel­lic­ce e car­ne; le pri­me total­men­te inu­ti­li il secon­do addi­rit­tu­ra dannoso.

Quando ci dan­no qual­co­sa in cam­bio del nostro san­gue, è il momen­to in cui noi bistec­che dob­bia­mo ribel­lar­ci e smet­te­re di esse­re tali.

Capisco, la figu­ra di una costa­ta che, già nel piat­to e ben con­di­ta, alza la mano con un dito medio ben teso e se ne va dal piat­to con le sue gam­be, può esse­re un’im­ma­gi­ne sur­rea­le o buf­fa. Ma è esat­ta­men­te quel­lo che dovrem­mo impa­ra­re a fare.

Il pro­ble­ma è capi­re. Capire che sia­mo bistec­che nel piat­to di qual­cun altro.

Da lì comin­cia il gio­co: un gio­co chia­ma­to Libertà

Condividi

2 Comments

  1. Andrea ha detto:

    Mi pia­ce. Ogni tra­di­zio­ne, in un modo o nel­l’al­tro, ci par­la del fat­to che, pri­ma di ane­la­re all’ “illu­mi­na­zio­ne” o all’ “aper­tu­ra del ter­zo occhio”…dovremmo apri­re alme­no gli occhi del­la sem­pli­ci­tà e ren­der­ci con­to di esse­re cibo per qual­cu­no. Da lì poi fare il pos­si­bi­le per toglier­si dal piat­to, usan­do la tua meta­fo­ra (che meta­fo­ra non è!!!).
    Accorgersi di quel­la che alcu­ni auto­ri han­no defi­ni­to “neu­ro­schia­vi­tù”, e soprat­tut­to accor­ger­si che non è cau­sa­ta solo dai “pote­ri for­ti” o da “log­ge occul­te”, ma anche da movi­men­ti new age e spi­ri­tua­li­sti, è il pri­mo pas­so. Senza liber­tà di pen­sa­re, fare e SBAGLIARE LIBERAMETE DA SOLI non c’è,almeno secon­do me, nes­su­na pos­si­bi­li­tà di apri­re un bel nien­te, figu­ra­ti il “ter­zo occhio!!!”
    E, SICURAMENTE, LA DOVE C’è GIUDIZIO NON PUO’ ESSERCI AMORE, MA SOLO CONDIZIONAMENTO (O LA PENSI COME NOI OPPURE SEI ANCHE TU UN “NEMICO”)
    Insomma, la pros­si­ma vol­ta che man­ge­rò una bistec­ca, avrò la pos­si­bi­li­tà, for­se, di spe­ri­men­ta­re la più alta com­pas­sio­ne.… :nod­pig:

  2. giovanna ha detto:

    Sono dac­cor­do con tut­to, anche con il pre­ce­den­te commento.Anch’io sono una bel­la bisteccona,ne sono con­sa­pe­vo­le da parec­chio tempo.Dovrei riu­sci­re a non far­mi man­gia­re tutta,e,visto il mio peso,sarà un pò dura arri­va­re all|osso!