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Trasformare la sofferenza in energia – By Giuseppe

La sof­fe­ren­za esi­ste, non c’è nien­te da fare! Inu­ti­le ten­ta­re di sfug­gir­le (a quan­to sem­bra è sem­pre più velo­ce di noi, e se ne inven­ta sem­pre una nuo­va per far­ci ricor­da­re la sua esistenza).
Ben lo sape­va il Bud­d­ha Sha­kya­mu­ni, che par­te pro­prio da que­sta inne­ga­bi­le con­sta­ta­zio­ne per offri­re il suo “anti­do­to” in otto tap­pe al dolore.

Altri “due aspet­ti car­di­ne” del­la visio­ne del “gran­de risve­glia­to” sul­la real­tà dell’esistenza (non dimen­ti­chia­mo che il bud­d­hi­smo è un’alta scuo­la di psi­co­lo­gia), oltre al dolo­re, sono:
1) l’assenza di un “io”;
2) l’impermanenza di tut­te le for­me e di tut­ti i feno­me­ni. Tut­te le for­ma­zio­ni sono tran­si­to­rie e pri­ve di “natu­ra propria”.
Que­sti tre aspet­ti sono indis­so­cia­bi­li, toglien­do­ne anche uno solo gli altri diven­ta­no non “lavo­ra­bi­li” ai fini dell’illuminazione.

Cer­to, non basta un post per “capi­re” come impa­ra­re a tra­sfor­ma­re il dolo­re in ener­gia (occor­re un serio e duro lavo­ro), qual­co­sa può comun­que esse­re det­to (anzi, è sta­to già det­to, e mes­so in mol­te sal­se). Ad esem­pio è uti­le tor­na­re pro­prio ai due pun­ti appe­na cita­ti e, tenen­do­li bene a men­te, chie­der­si: cos’è il dolo­re? Dure­rà per sem­pre que­sta sof­fe­ren­za che in que­sto momen­to mi sta tor­men­tan­do? E soprat­tut­to: chi pro­va dolore?

Il ful­cro del­la que­stio­ne è rea­liz­za­re che l’io su cui basia­mo tut­ti gli altri pre­sup­po­sti non esi­ste real­men­te (ma per arri­va­re a que­sto occor­ro­no anni di adde­stra­men­to, di studio…di osservazione).

Svi­lup­pan­do gra­dual­men­te con lo stu­dio, l’autodisciplina (e, natu­ral­men­te, per la “gra­zia” di un “vero” Mae­stro) quel­le che ven­go­no defi­ni­te le sei per­fe­zio­ni (para­mi­ta): gene­ro­si­tà, pazien­za, disci­pli­na, ener­gia-vigo­re, medi­ta­zio­ne e cono­scen­za-chia­ra visio­ne, si arri­va a libe­rar­si dei fil­tri men­ta­li (iden­ti­fi­ca­zio­ni e pre­con­cet­ti che con­di­zio­na­no la visio­ne di noi stes­si e del mon­do), o alme­no a rico­no­scer­li come tali.

A que­sto livel­lo l’impatto con la real­tà diven­ta sem­pre più imme­dia­to, cioè “non-media­to” dal­la men­te (che è la sede del­la fal­sa con­ce­zio­ne di un “io”). La men­te diven­ta chia­ra e trasparente.
Quin­di ciò che ci pio­ve addos­so lo si vede come mani­fe­sta­zio­ni di energia.

E non c’è più un “io” che si aggrap­pa al pia­ce­re o al dolo­re, ma si lascia arri­va­re l’energia, la si vive, la si tra­sfor­ma dall’interno e…la si lascia scor­re­re tra­sfor­ma­ta in qualcos’altro.

A que­sto livel­lo di “visio­ne”, quin­di, si vede che anche il dolo­re è ener­gia, ne si sen­te la qua­li­tà, si vede con chia­rez­za cosa fare (o non fare) per pren­de­re ciò che c’è da pren­de­re da quell’esperienza e lasciar anda­re ciò che c’è da lasciar andare…

Si vede addi­rit­tu­ra l’utilità del dolo­re (il dolo­re ci può “pun­go­la­re” e far­ci usci­re dall’apatia, dall’indolenza, ad esempio).

Dopo la nostra coscien­za non sarà più la stes­sa, e avre­mo acqui­si­to un pote­re (quel­lo di non arren­der­ci davan­ti al dolo­re) che, ani­ma­to dall’amore, può diven­ta­re una vera bene­di­zio­ne per tut­ti gli esse­ri viventi.

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4 Comments

  1. Ailinen ha detto:

    Più faci­le a dir­si che a far­si. Ho tan­to di quel dolo­re den­tro che se riu­scirs­si vera­men­te a usar­lo come ener­gia in que­sto perio­do sareb­be una fon­te inesauribile.ç_ç

  2. Giuseppe ha detto:

    Cre­do tu abbia ragio­ne nel dire che è più faci­le a dir­si che a farsi…eppure è fat­ti­bi­le (par­lo per espe­rien­za diret­ta). In effet­ti nel post ho rias­sun­to un “lavo­ro” di mol­ti anni. Ti fac­cio i miei augu­ri e…chissà che riu­scen­do a tra­sfor­ma­re il tuo dolo­re in ener­gia il pia­ne­ta non abbia final­men­te una fon­te ine­sau­ri­bi­le di ener­gia puli­ta, altro che Niko­la Tesla. :ham­mer:

  3. Giuseppe ha detto:

    Anco­ra per Aili­nen: ti chie­do scu­sa per non esse­re sta­to per nien­te chiarificatore.
    Allo­ra: il pun­to che vole­vo met­te­re in evi­den­za nel post è che più è gran­de il dolo­re e mag­gio­re “ener­gia pro­pul­si­va” abbia­mo a dispo­si­zio­ne per cer­ca­re le rispo­ste al per­ché del dolo­re. Il dolo­re ci scuo­te dal tor­po­re (cosa che fa magni­fi­ca­men­te anche il desi­de­rio, per fortuna).
    In pra­ti­ca gra­zie alla sof­fe­ren­za sia­mo più moti­va­ti, di chi sta bene, ad incam­mi­nar­ci ver­so la ricer­ca del­la veri­tà. Quin­di, da que­sto pun­to di vista, sia­mo più for­tu­na­ti di chi sta bene. Inu­ti­le ten­ta­re di fug­gi­re dal dolo­re, ma rima­ner­gli davan­ti, fac­cia a fac­cia. Far­lo entra­re in ogni fibra del nostro esse­re per capir­lo in pro­fon­di­tà, per capir­ci in pro­fon­di­tà. In mol­ti casi il dolo­re è solo di natu­ra psi­co­lo­gi­ca, illu­so­ria, ed è basa­to sul­le cer­tez­ze del nostro fal­so io, del­la per­so­na­li­tà, e osser­van­do­lo atten­ta­men­te lo si vede sva­ni­re, come neve al sole.
    Poi dipen­de da dolo­re e dolo­re, i casi sono tanti.

  4. Ailinen ha detto:

    Non ti pre­oc­cu­pa­re Giuseppe^_^
    Il mio dolo­re in que­sto momen­to è quel­lo di una lon­ta­nan­za for­za­ta che non so se mai ter­mi­ne­rà. E’ un dolo­re tal­men­te pro­fon­do che mi scuo­te tutta.
    Sì di dolo­re ce ne sono di mol­ti tipi, ma ammet­to che per otte­ne­re quel­lo che desi­de­ro (in que­sto caso che la lon­ta­nan­za for­za­ta ter­mi­ni) sono più moti­va­ta che mai a fare tut­to quel­lo che ser­ve. Le ten­ta­zio­ni sono tan­te e ti striz­za­no l’oc­chio per far­ti devia­re, ma alla fine (se si è vera­men­te moti­va­ti) non si lascia la via.…
    Oh mam­ma che discor­so che ho fat­to, spe­ro alme­no sia comprensibile.