>

Il grande inganno di chi non risponde alle critiche rabbiose

C’è rab­bia e rab­bia. C’è la rab­bia inu­ti­le, vio­len­ta, gene­ra­ta dal­l’i­gno­ran­za, dal­la super­bia e dal­la cat­ti­ve­ria e poi c’è quel­la che pure la Bib­bia defi­ni­sce “la rab­bia del giu­sto”, dove per “giu­sto” non si inten­de la per­so­na giu­sta in sen­so asso­lu­to, ma quel­la che, per qual­che moti­vo, in quel­lo spe­ci­fi­co momen­to e nel­l’am­bi­to di quel­lo spe­ci­fi­co argo­men­to, espri­me un con­cet­to “giu­sto”, ovve­ro esatto.

Que­sto secon­do gene­re di per­so­ne, di soli­to, è dota­to di intel­let­to e sen­so cri­ti­co. Media­men­te accul­tu­ra­ti, si ren­do­no con­to che qual­co­sa non va, che qual­co­sa non è, appun­to “giu­sto”, ma abboz­za­no, assor­bo­no, man­da­no giù ama­ro… fino a che non ne pos­so­no più.

E di fron­te all’en­ne­si­ma bal­la, all’ul­ti­ma assur­di­tà, all’in­sop­por­ta­bi­le quan­to evi­den­te ini­qui­tà prof­fe­ri­ta da qual­cu­no, si incazzano.

E non glie­la man­da­no a dire: gli par­la­no urlan­do, incaz­za­ti, per­chè… NE HANNO IL FOTTUTO DIRITTO!

Un dirit­to matu­ra­to in anni di impo­ten­za, maga­ri scel­ta con­sa­pe­vol­men­te o per­chè, sem­pli­ce­men­te, non si era­no accor­ti di ave­re una voce, un cuo­re e un ideale.

Oppu­re, anco­ra più sem­pli­ce­men­te, per­chè ora non han­no più da dare da man­gia­re ai pro­pri figli.

E allo­ra si incaz­za­no, urla­no appun­to, e maga­ri con­di­sco­no il loro dire con un po’ di sano tur­pi­lo­quio, che potrà anche non esse­re for­mal­men­te gra­di­to, ma sin­te­tiz­za spes­so con mol­ta effi­ca­cia quel­lo che altri­men­ti non sareb­be pos­si­bi­le espri­me­re con altret­tan­ta intensità.

E allo­ra il poli­ti­co, il capo, l’o­pi­nio­ni­sta… insom­ma il cial­tro­ne di tur­no, essen­do pro­fon­da­men­te fal­so (spes­so sapen­do anche di esser­lo), cosa fa? Inve­ce di riba­di­re CON LA PROPRIA FORMA ESPRESSIVA (quin­di maga­ri un elo­quio cal­mo e pon­de­ra­to, in oppo­si­zio­ne alla rab­bia del­l’in­ter­lo­cu­to­re), si nascon­de die­tro la famo­sa frase:

Non ti rispon­do per­chè non mi abbas­so alla vio­len­za

E la gen­te, mora­li­sta fino alla nau­sea, è cosi coglio­na da dar­gli ragio­ne, quan­do inve­ce dovreb­be dirgli:

Caris­si­mo, per quan­to espres­sa vio­len­te­men­te, la cri­ti­ca che que­sta per­so­na ti sta appor­tan­do ha comun­que un sen­so. E dato che non ti ha usa­to vio­len­za, ma ti ha sem­pli­ce­men­te espres­so il suo pen­sie­ro con mol­ta ener­gia e qual­che paro­lac­cia, ades­so tu rispon­di alla cri­ti­ca e non rom­pi i coglio­ni con la tua far­sa.”

Per­chè la real­tà è che, qua­si sem­pre, chi denun­cia la rab­bia altrui e la usa come scu­sa per non rispon­de­re a cri­ti­che, accu­se o osser­va­zio­ni che han­no comun­que un loro sen­so com­piu­to, si sta sem­pli­ce­men­te paran­do il culo: per­chè nes­su­no gli impe­di­sce di rispon­de­re per le rime, appor­tan­do argo­men­ta­zio­ni e con­te­nu­ti in rispo­sta a quan­to gli è sta­to chiesto.

Se non lo fa, è sem­pli­ce­men­te per­chè non sa pro­prio cosa dire oppu­re, anco­ra peg­gio, sa che l’al­tro ha per­fet­ta­men­te ragio­ne ma in ogni caso deci­de di usa­re il mora­li­smo di chi assi­ste alla cosa, per met­te­re l’al­tro nel­l’an­go­lo del pub­bli­co ludi­brio (e quin­di, auto­ma­ti­ca­men­te quan­to assur­da­men­te), nel torto.

Ecchec­caz­zo!

Con­di­vi­di

2 Comments

  1. Blushaft / wfal ha detto:

    Beh sia­mo abi­tua­ti al poli­ti­che­se ed ai poli­ti­ci che si com­por­ta­no così, pen­so che in mol­ti ambien­ti non si pos­sa esse­re diret­ti e sin­ce­ri, per­chè si ver­reb­be emar­gi­na­ti, spes­so esse­re diret­ti e veri è un nuo­ta­re con­tro cor­ren­te, ma pen­so che quan­do si incon­tra qual­cu­no che apprez­za que­sta qua­li­tà allo­ra guar­dan­do­si negli occhi si ini­zia a comu­ni­ca­re in un altro modo.…
    Quan­te vol­te quan­do par­lia­mo a qual­cu­no non ci guar­da negli occhi ?
    Quan­te vol­te non fac­cia­mo vale­re i nostri dirit­ti maga­ri in posta con 3 cas­se aper­te su 10 e 30 per­so­ne in coda ?
    Quan­te vol­te abbas­sia­mo la testa anche se sia­mo nel giu­sto e nel vero ?
    Quan­te vol­te ci uni­for­mia­mo al gregge ?
    Quan­te vol­te si par­la come si fos­se in chie­sa e maga­ri si è solo den­tro una ban­ca (di stron­zi com­pre­so il direttore)?
    Quan­te vol­te se urlia­mo incaz­za­ti per un sopru­so dovu­to ad un ingiu­sti­zia pale­se maga­ri all’in­ter­no di una strut­tu­ra pub­bli­ca venia­mo pre­si come mat­ti o eretici ?
    Mi chie­do quan­ta castra­zio­ne per esem­pio la chie­sa ci ha lascia­to nei seco­li che gene­ti­ca­men­te e social­men­te ci condiziona ?
    Cer­ca­re di libe­rar­si da sto cap­pio che non ci fa usci­re la voce sareb­be un per­cor­so interessante.…