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Fare o pensare di fare?

Pen­sa­re di fare e non fare è abba­stan­za un clas­si­co nel­la nostra vita: i sin­to­mi di que­sta pato­lo­gia sono diversi.

Ad esem­pio, quan­do ci lamen­tia­mo del com­por­ta­men­to di qual­cu­no con ter­zi: in real­tà dovrem­mo par­lar­ne diret­ta­men­te con l’in­te­res­sa­to ma non sem­pre que­sto acca­de. Può dar­si che non sia pos­si­bi­le, o che sia ogget­ti­va­men­te inu­ti­le. Mol­to più spes­so però, rinun­cia­mo per­chè non abbia­mo abba­stan­za corag­gio, o ener­gia, per farlo.

Altro sin­to­mo; quan­do descri­via­mo a qual­cu­no quel­lo che abbia­mo pen­sa­to di fare in una data situa­zio­ne (ma non abbia­mo mes­so in atto) esat­ta­men­te come se fos­se acca­du­to dav­ve­ro. Un sur­ro­ga­to imma­gi­na­rio di un’a­zio­ne che non abbia­mo com­piu­to ma che, in que­sto modo, acqui­sta nel­la nostra men­te qua­si lo stes­so spes­so­re di real­tà. Nel­la nostra men­te, appun­to, non nel mon­do reale.

E anco­ra, quan­do pas­sia­mo mol­to tem­po ad imma­gi­na­re la nostra rea­zio­ne, maga­ri eroi­ca o anche solo sem­pli­ce­men­te corag­gio­sa, di fron­te ad una situa­zio­ne del tut­to ipo­te­ti­ca. Un incre­di­bi­le spre­co di ener­gia dato che, nel 99% dei casi, quan­do la situa­zio­ne si pre­sen­ta vera­men­te agia­mo in tut­t’al­tro modo.

Quel­li elen­ca­ti sono dei clas­si­ci com­por­ta­men­ta­li, osser­va­bi­li da chiun­que nel­la vita di tut­ti i gior­ni, pro­pria e di colo­ro con cui entria­mo in con­tat­to anche casua­le. Non sono indi­ce di nul­la in sé, ben­sì sin­to­mi del­la vera “pato­lo­gia” che è quel­la del “non fare”.

Sogna­re di fare è pro­prio il pro­ble­ma gros­so: noi sognia­mo le nostre azio­ni ma poi non le met­tia­mo in atto nel modo giu­sto, oppu­re con la cor­ret­ta attitudine.

Quan­do noi pen­sia­mo di fare, pro­get­tia­mo, elu­cu­bria­mo, par­lia­mo con il nostro ami­co o col­le­ga in ter­mi­ni qua­li: “Se quel­lo si azzar­da io lo…” oppu­re “Guar­da, avrei volu­to dir­glie­ne quat­tro…”, etc. etc. in real­tà non stia­mo facen­do altro che bru­cia­re la nostra ener­gia in un simu­la­cro del­la vera azio­ne che, pro­prio per que­sto, dif­fi­cil­men­te potrà aver luogo.

Pen­sa­re in que­sti ter­mi­ni non è affat­to uti­le ma vie­ne spes­so fat­to, con­fon­den­do que­sta moda­li­tà di pen­sie­ro con la pro­get­ta­zio­ne o la pre­pa­ra­zio­ne di qualcosa.

Pre­pa­ra­re una rispo­sta o una rea­zio­ne, può ave­re sen­so nel momen­to in cui abbia­mo una ragio­ne­vo­le cer­tez­za che un cer­to fat­to avrà luo­go. Ma a quel pun­to, la pre­pa­ra­zio­ne con­si­ste­rà in una sor­ta di adde­stra­men­to del­la men­te o del cor­po, affin­chè nel momen­to del biso­gno la rea­zio­ne avven­ga nel minor tem­po possibile.

Un po’ come l’ad­de­stra­men­to fisi­co in qual­sia­si siste­ma di com­bat­ti­men­to, che ten­de a por­ta­re le rea­zio­ni a livel­lo di auto­ma­ti­smo in modo che la rea­zio­ne all’at­tac­co non deb­ba esse­re media­ta dal­la cor­tec­cia cer­re­bra­le, che la ren­de trop­po lenta.

Allo­ra si, il pen­sie­ro del­l’a­zio­ne può ave­re un sen­so. Innan­zi­tut­to per­chè impli­ca la con­sa­pe­vo­lez­za che quel­la che stia­mo com­pien­do è una pre­pa­ra­zio­ne e non l’a­zio­ne stes­sa, e in secon­do luo­go per­chè signi­fi­ca che sia­mo con­sa­pe­vo­li del fat­to che, una vol­ta sot­to stress, potrem­mo per­de­re luci­di­tà e rea­gi­re in modo erra­ti­co o istin­ti­vo, pre­giu­di­can­do così il risultato.

In tut­ti gli altri casi avvie­ne quel­lo che in mol­te disci­pli­ne e testi eso­te­ri­ci vie­ne defi­ni­to come “vive­re il sogno” o “sogna­re la vita”.

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5 Comments

  1. Walter ha detto:

    Le dina­mi­che che hai descrit­to, cre­do che sia­no di vita­le impor­tan­za per ognu­no di noi.

  2. Sting ha detto:

    I pre­sup­po­sti sono diver­si, riguar­da­no l’in­ca­pa­ci­tà di sta­re nel pre­sen­te, ma anche sta­re ore, gior­ni o set­ti­ma­ne a rivan­ga­re quan­to vis­su­to, (avrei potu­to dire, avrei potu­to fare…) rap­pre­sen­ta un’e­nor­me spre­co di energie.
    Mi sto sem­pre più con­vin­cen­do che, se non c’è un’e­du­ca­zio­ne mira­ta, sia­mo dei “cola­bro­di” sognanti.
    Del resto chi può edu­ca­re alla pre­sen­za, alla osser­va­zio­ne del­le dina­mi­che che vivia­mo, all’u­ti­liz­zo con­sa­pe­vo­le del­l’e­ner­gia dispo­ni­bi­le etc. etc.
    Ovvia­men­te chi ha già impa­ra­to, se lo troviamo.
    Ma for­se poi non è così lon­ta­no… guar­dia­mo­ci intorno.…!
    :unbe­lie­ve:

  3. Roberto Rini ha detto:

    para­fra­san­do lui .. http://www.youtube.com/watch?v=OnmhP-Irbhs

    “fare o non fare.….non c’è pen­sa­re di fare!”

    • Franz ha detto:

      Eh no! La fra­se esat­ta è:”… non esi­ste PROVARE”. In quel pun­to Yoda par­la del­l’in­ten­si­tà, del­la foca­liz­za­zio­ne, in una parola…della deter­mi­na­zio­ne. Nel­lo spe­ci­fi­co pun­to, sta adde­stran­do Luke alla lot­ta con­tro la pau­ra. Pau­ra che in quel momen­to si mani­fe­sta con l’in­cer­tez­za, ovve­ro la pau­ra di fal­li­re. Tut­to un altro piscia­re, mi pare…

  4. Roberto Rini ha detto:

    Oi Franz..

    in real­tà non era “para­fra­si”, yes..ma pren­de­vo a fur­to la bat­tu­ta per rivol­tar­la in sen­so estre­mo.. fare o non fare…come pro­ces­si rea­li, non imma­gi­na­ti­vi, net­ti. prin­ci­pio di real­tà, una cosa esi­ste o non esi­ste, un’a­zio­ne è com­piu­ta o non compiuta…quando la imma­gi­ni sola­men­te sei nel tuo mon­do sog­get­ti­vo. esto inten­de­vo. saludos 🙂