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Stare fermi può essere un’arte

L’im­mo­bi­li­tà nel­le pra­ti­che di medi­ta­zio­ne, è risa­pu­to, è fon­da­men­ta­le. Il pro­ble­ma nasce quan­do un cor­po, quel­lo uma­no, che non è sta­to “pro­get­ta­to” per sta­re fer­mo, vie­ne mes­so in con­di­zio­ne di immo­bi­li­tà dal legit­ti­mo proprietario.

Occor­re capi­re per­chè ten­dia­mo a muo­ver­ci, sem­pre. Il cor­po è alla dispe­ra­ta ricer­ca di “dif­fe­ren­ze”. Tut­ti i sen­si si basa­no pro­prio su que­sto: sul­la dif­fe­ren­za. Il tat­to, la vista, l’ol­fat­to, l’u­di­to, per­si­no il gusto: van­no tut­ti in pal­la se lo sti­mo­lo di com­pe­ten­za non varia.

Pro­va­te­ci: met­te­te­vi como­di su una sedia, davan­ti ad un tavo­lo. Appog­gia­te la mano sul tavo­lo a pal­mo in giù e tene­te­la fer­ma (ma fer­ma sul serio, quin­di con tut­ti i musco­li com­ple­ta­men­te rilassati).

Dopo un paio di minu­ti al mas­si­mo, non sare­te più in gra­do di distin­gue­re in che posi­zio­ne è la mano. Tem­po quat­tro o cin­que minu­ti e la sen­sa­zio­ne stes­sa del­la mano diver­rà qual­co­sa di indistinto.

I sen­si sono in real­tà una rete infor­ma­ti­ca piut­to­sto evo­lu­ta, costi­tui­ta da una serie di sen­so­ri (per tut­ti i sen­si ce ne sono di appo­si­ti), col­le­ga­ti al cer­vel­lo dal siste­ma ner­vo­so. I segna­li pro­ve­nien­ti da que­sti sen­so­ri, di natu­ra bio­e­let­tri­ca, ven­go­no ela­bo­ra­ti dal nostro siste­ma ner­vo­so cen­tra­le per per­met­ter­ci di vede­re, sen­ti­re, odo­ra­re, etc. etc.

Ma tut­to il siste­ma si basa sul­la dif­fe­ren­za di sti­mo­li nel tem­po. Se uno sti­mo­lo rima­ne ugua­le a se’ stes­so (oppu­re ces­sa com­ple­ta­men­te) abba­stan­za a lun­go , il cer­vel­lo non sa più cosa dedur­re e smet­te, (non è pro­prio così ma pos­sia­mo sem­pli­fi­ca­re), di inter­pre­ta­re i segna­li rela­ti­vi, ragion per cui quel par­ti­co­la­re sen­so vie­ne “taglia­to fuo­ri” se lo sti­mo­lo è ces­sa­to, oppu­re vie­ne inter­pre­ta­to in modo erra­ti­co se lo sti­mo­lo non è nul­lo ma rima­ne costan­te nel tempo.

Tut­ta­via non è solo la super­fi­cie del nostro cor­po, insie­me agli orga­ni di sen­so, ad esse­re costel­la­ta di sen­so­ri di ogni tipo: anche l’in­ter­no ne è pie­no. Sen­za sta­re ad anda­re ulte­rior­men­te nei par­ti­co­la­ri, alcu­ni sen­so­ri si occu­pa­no in modo pre­ci­puo del­la cosid­det­ta “pro­prio­ce­zio­ne spa­zia­le” ovve­ro del­la per­ce­zio­ne fisi­ca di se’ stes­si in rela­zio­ne alle tre dimen­sio­ni del­lo spa­zio ordi­na­rio. Ad esem­pio, nel­la cavi­glia vi è una quan­ti­tà note­vo­le di que­sti sen­so­ri. Vi è mai capi­ta­to di pren­de­re una stor­ta seria e poi, nei gior­ni seguen­ti, rischia­re con­ti­nua­men­te di cade­re o di distor­cer­vi nuo­va­men­te, sem­pre la stes­sa cavi­glia? Ecco, sono loro i respon­sa­bi­li (in par­te): i sen­so­ri di posi­zio­ne che stan­no in zona e che, con il trau­ma del­la pri­ma stor­ta, sono anda­ti a pallino.

Ma cosa acca­de quan­do deci­dia­mo che dob­bia­mo rima­ne­re immo­bi­li? La guer­ra! Il cor­po si ribel­la pro­prio a comin­cia­re dai vari sen­so­ri, per pro­se­gui­re con i ten­di­ni, i musco­li e per fini­re pure con i ner­vi e il siste­ma vasco­la­re. Par­te un auten­ti­co e rea­le assal­to il cui uni­co sco­po è quel­lo di ripri­sti­na­re la con­sue­ta, mec­ca­ni­ca atti­vi­tà sensoriale.

Ed ecco per­chè per rag­giun­ge­re quel­lo sta­to defi­ni­to come “medi­ta­zio­ne”, l’im­mo­bi­li­tà risul­ta fon­da­men­ta­le. I moti­vi sono tan­ti, ma quel­lo di cui sto par­lan­do ora è che l’im­mo­bi­li­tà “stac­ca la spi­na” al siste­ma sen­so­ria­le, con­sen­ten­do all’at­ten­zio­ne di con­cen­trar­si su altro, ovve­ro all’interno.

Ma da quan­do deci­dia­mo di sta­re immo­bi­li a quan­do que­sto avvie­ne, è l’a­po­teo­si. Pru­ri­ti vio­len­tis­si­mi si alter­na­no a dolo­ri a vol­te fal­sa­men­te lan­ci­nan­ti. For­mi­co­la­men­ti vari, e in più la con­ti­nua “traen­za al movi­men­to” gene­ra­ta dal­la men­te mec­ca­ni­ca che non accet­ta il nuo­vo ordi­ne imposto.

In que­ste con­di­zio­ni di guer­ra, effet­ti­va­men­te, sta­re fer­mi diven­ta un’arte.

Però è un’ar­te mol­to impor­tan­te, per­chè l’im­mo­bi­li­tà apre dav­ve­ro le por­te di un altro pia­no per­cet­ti­vo, una vol­ta che i sen­si sono sta­ti abbandonati.

I sen­si ci ser­vo­no per espe­ri­re il mon­do fisi­co (più rara­men­te, pos­so­no anche fun­ge­re da “siste­ma avan­za­to” di let­tu­ra del­la real­tà, ma que­sto è un altro paio di mani­che), ma diven­ta­no inu­ti­li quan­do si trat­ta di espe­ri­re il mon­do inte­rio­re. Anzi, diven­ta­no dav­ve­ro un peso di cui disfarsi.

Cer­to, pri­ma è un disa­stro ma dopo… dopo la fac­cen­da cam­bia; si pos­so­no dav­ve­ro toc­ca­re sta­ti di per­ce­zio­ne mol­to più raf­fi­na­ti, mol­to più sot­ti­li di quel­lo che ci offro­no i sen­si ordi­na­ri che, se para­go­na­ti a quel­li inte­rio­ri, sono di una appro­si­ma­zio­ne e gros­so­la­ni­tà dav­ve­ro soprendente.

Ma come per tut­te le cose, per accor­ger­si di una dif­fe­ren­za biso­gna pri­ma cam­bia­re il pun­to di vista.

Pro­va­re per credere!

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1 Comment

  1. Fede ha detto:

    Non pote­vi scri­ve­re meglio di que­sto impor­tan­te argomento.