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Crisi? Aggraviamola con il digital divide

Non basta­va crea­re una mano­vra che in tut­to il mon­do è sta­ta defi­ni­ta da “Inu­ti­le” a “Dan­no­sa”. Nel­l’im­men­sa igno­ran­za che con­trad­di­stin­gue sem­pre più l’o­pe­ra­to di que­sto gover­no che ci tro­via­mo, ades­so pure que­sta.

Quei pochi dena­ri che era­no pre­vi­sti per pro­muo­ve­re la ban­da lar­ga in un pae­se tra gli ulti­mi per dif­fu­sio­ne di inter­net e degli stru­men­ti rela­ti­vi, sono sta­ti stor­na­ti e desti­na­ti alle onni­vo­re cas­se del­lo sta­to, per la pre­ci­sio­ne all’am­mor­ta­men­to dei Tito­li di Sta­to ed al rela­ti­vo fondo.

L’en­ne­si­mo atto desti­na­to a spo­sta­re una coper­ta minu­sco­la sul­la vora­gi­ne del­le spe­se ini­que del­lo Sta­to ita­lia­no, quan­do inve­ce un rilan­cio del­le infra­strut­tu­re e degli incen­ti­vi alla pro­du­zio­ne e allo svi­lup­po sareb­be una del­le poche vie d’u­sci­ta da una cri­si sem­pre più grave.

Come tut­ti ormai san­no, o dovreb­be­ro sape­re, il nostro debi­to pub­bli­co sopra­van­za di oltre il 20% il PIL. Toglie­re risor­se allo svi­lup­po per desti­nar­le a copri­re par­zial­men­te (e quin­di del tut­to inu­til­men­te) spe­se che con­ti­nua­no a gene­ra­re debi­to è una misu­ra suicida.

Le azien­de ita­lia­ne spen­do­no sem­pre di meno per la tec­no­lo­gia e lo svi­lup­po, spe­cial­men­te in quei pun­ti in cui la dispo­ni­bi­li­tà di risor­se di que­sto set­to­re è già scar­sa per natu­ra. Il digi­tal divi­de potrà non esse­re in cima alla lista del­le prio­ri­tà ma la pos­si­bi­li­tà per le azien­de di ridur­re i costi di comu­ni­ca­zio­ne e tra­smis­sio­ne dati gra­zie alla ban­da lar­ga, per non par­la­re del con­se­guen­te svel­ti­men­to dei pro­ces­si deci­sio­na­li, inve­ce si.

Toglie­re fon­di a que­sto aspet­to rap­pre­sen­ta pur­trop­po solo l’ul­ti­mo even­to di una serie di ini­qui­tà desti­na­te ad affos­sa­re sem­pre di più l’e­co­no­mia, anzi­che ten­ta­re di risol­le­var­la in ogni modo possibile.

Riman­go sem­pre più stu­pi­to di fron­te alla negli­gen­za, all’in­com­pe­ten­za ed alla insuf­fi­cien­za di que­sto gover­no che non si deci­de a cede­re il pas­so a qual­cu­no che sia anche solo un filo più dedi­to ai pro­ble­mi dell’Italia.

Chis­sà che final­men­te oggi non cam­bi qualcosa…

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