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A Fukushima è l’ora dei conti: carne contaminata immessa ugualmente sul mercato

Que­sta noti­zia sul Cor­rie­re di due gior­ni fa non mi coglie di sor­pre­sa. Il mon­do è quel­lo che è, e in qua­lun­que pae­se esi­ste la raz­za degli avvoltoi.

A quan­to pare il Giap­po­ne non fa ecce­zio­ne. Il gover­no è infat­ti inter­ve­nu­to per bloc­ca­re la com­mer­cia­liz­za­zio­ne di car­ne con­ta­mi­na­ta da forag­gio radioat­ti­vo (tra l’al­tro con­ta­mi­na­to dal Cesio, il più feti­do dei radio­nu­cli­di) che, non si capi­sce come, è fini­ta sul mercato.

La scu­sa uffi­cia­le è che il gover­no si sareb­be fida­to dei con­trol­li loca­li sen­za isti­tui­re un ser­vi­zio di moni­to­rag­gio cen­tra­liz­za­to (a que­sto pun­to del­le due l’u­na: o sono imbe­cil­li o sono cri­mi­na­li. In entram­bi i casi sareb­be­ro da appen­de­re per i coglioni).

A par­te le ovvie con­si­de­ra­zio­ni sul­la evi­den­te mala­fe­de di un acca­di­men­to di que­sto tipo, la cosa che mi inte­res­sa è che, nono­stan­te l’as­sur­do, col­pe­vo­le silen­zio dei media occi­den­ta­li e giap­po­ne­si, qual­co­sa sul­le tra­gi­che con­se­guen­ze di un disa­stro a livel­lo pla­ne­ta­rio, ogni tan­to filtra.

Nel­l’ar­ti­co­lo infat­ti si leg­ge di come sia risul­ta­ta con­ta­mi­na­ta anche la car­ne pro­ve­nien­te da alle­va­men­ti a più di 100 km di distan­za dal­le aree inte­res­sa­te uffi­cial­men­te dal­la contaminazione.

In un altro arti­co­lo di qual­che tem­po fa (scu­sa­te ma non lo tro­vo più… ) anch’es­so pra­ti­ca­men­te pas­sa­to sot­to silen­zio, si descri­ve­va come l’ac­qua alta­men­te radioat­ti­va fuo­riu­sci­ta dai reat­to­ri di Fuku­shi­ma abbia impre­gna­to il ter­re­no e, fil­tran­do ver­so il bas­so, sia anda­ta a con­ta­mi­na­re in modo ter­mi­na­le anche le fal­de acqui­fe­re sottostanti.Un dan­no che impli­ca la com­ple­ta ina­bi­ta­bi­li­tà di una zona ben più espan­sa di quan­to dichia­ra­to dal gover­no giapponese.

E tut­to que­sto per cosa? Per tene­re acce­se le luci dei nego­zi di not­te, per poter far anda­re a manet­ta i con­di­zio­na­to­ri d’a­ria e un miliar­do di altre caz­za­te di cui la gen­te, se solo se ne ren­des­se con­to, fareb­be volen­tie­ri a meno.

L’ho det­to un sac­co di vol­te, ma non mi stu­fe­rò mai di ripe­ter­lo: l’e­ner­gia nuclea­re è la più gros­sa caz­za­ta che ci sia capi­ta­ta tra le mani. Oggi noi usia­mo il calo­re di una rea­zio­ne nuclea­re per gene­ra­re vapo­re e far anda­re del­le tur­bi­ne. Ma ci ren­dia­mo con­to che stia­mo par­lan­do di una mac­chi­na a vapore?

Solo che a far­la anda­re non c’è del­la legna o del car­bo­ne, ma un infer­no di radia­zio­ni che, quan­do qual­co­sa va stor­to, ren­de un infer­no il luo­go in cui sor­ge la cen­tra­le e, con il pas­sa­re del tem­po, aree enor­mi di un paese.

Aree che, da ades­so ai pros­si­mi… voglia­mo fare 500 anni con lo scon­to… non potran­no nep­pu­re esse­re abi­ta­te. Ecco a cosa por­ta l’e­ner­gia nucleare.

Io però, nel frat­tem­po, mi aster­rò dal con­su­ma­re qua­lun­que pro­dot­to ali­men­ta­re pro­ve­nien­te dal giap­po­ne (e per esser­ne cer­to ter­rò ben d’oc­chio le eti­chet­te, spe­ran­do che non le falsifichino).

Sai com’è… non vor­rei che a qual­cu­no venis­se voglia di ridur­re in modo non pro­pria­men­te eti­co il dan­no economico.

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