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Ma poi… perchè uno si mette a cercare la verità?

Non suc­ce­de a tut­ti. Non tut­ti sono così paz­zi da lascia­re il cer­to per l’in­cer­to, la via cono­sciu­ta per quel­la sco­no­sciu­ta. La ricer­ca del­la veri­tà è qual­co­sa che però, quan­do ti pren­de, ti pren­de sul serio! Non ti mol­la più. Ti accom­pa­gna ogni secon­do del­la vita, ed è sem­pre lì a dir­ti: “Ma sei sicu­ro che non ci sia del­l’al­tro?”

Ricer­ca­re la veri­tà signi­fi­ca anzi­tut­to far­si del­le doman­de. Far­si del­le doman­de signi­fi­ca far­si veni­re un dub­bio. E, come dice­va un mio caro ami­co, per far­si veni­re un dub­bio occor­re ave­re alme­no tre neu­ro­ni; uno che dice “si”, l’al­tro che dice “no” e il ter­zo che guar­da i pri­mi due e rispon­de, scon­so­la­to: “BOH!”

E’ qual­co­sa che acca­de: maga­ri dopo una per­di­ta, o dopo un pro­ble­ma di quel­li tosti. In gene­re dopo un even­to comun­que trau­ma­ti­co. Allo­ra le per­so­ne, por­ta­te dal­la vita a spe­ri­men­ta­re sta­ti che mai e poi mai si sareb­be­ro aspet­ta­ti che potes­se­ro anche solo esi­ste­re, si ren­do­no con­to che quel­lo che pri­ma con­si­de­ra­va­no indi­spen­sa­bi­le, può anche diven­ta­re… inu­ti­le. E’ uno dei moti­vi per cui un esse­re uma­no può met­ter­si a cer­ca­re qual­co­sa che esi­ste dav­ve­ro, e non solo per il bana­le quan­to ristret­to arco di una sin­go­la vita, per quan­to gradevole.

Un Mae­stro una vol­ta usa­va dire che, tut­to som­ma­to, chi ha tut­to dal­la vita è per un cer­to ver­so mol­to sfi­ga­to: per­chè ha mol­to di più che lo tie­ne attac­ca­to alla mate­ria e mol­to di meno che lo spin­ga a cer­ca­re qual­co­sa di un po’ più per­ma­nen­te degli agi e dei pia­ce­ri che essa può offrire.

Non so comun­que per­chè le per­so­ne si met­to­no ad un cer­to pun­to a cer­ca­re la veri­tà. Pos­so al mas­si­mo dire come mai è suc­ces­so a me.

E la rispo­sta è: dia­mi­ne… per­chè non ho mai cre­du­to pos­si­bi­le che que­sto mon­do di mer­da fos­se tut­to quel­lo che c’è.

Mai, eh? Nep­pu­re quan­do ero in cul­la e vede­vo, sfuo­ca­ti, quei tre caz­zi di uccel­li­ni di car­ta sta­gno­la che mi gira­va­no sopra la testa. All’e­po­ca non ave­vo pen­sie­ri nel sen­so comu­ne del ter­mi­ne (non come nel film “Sen­ti chi par­la”, per inten­der­ci), però ricor­do net­ta­men­te che il fat­to che l’im­ma­gi­ne fos­se sfuo­ca­ta mi get­ta­va in uno sta­to che potrei solo defi­ni­re “desi­de­rio di vede­re”.

Ed è una cosa che, bene o male, non mi ha mai mol­la­to. Appe­na impa­ra­to a leg­ge­re ho ini­zia­to a divo­ra­re tut­ti i roman­zi di fan­ta­scien­za che tro­va­vo in giro. Non per eva­de­re, ma per­chè mi sem­bra­va­no mol­to più plau­si­bi­li del­le tri­sti sto­rie che cer­ca­va­no di far­mi bere a scuola.

Mi ricor­do anco­ra però che un momen­to par­ti­co­la­re fu rap­pre­sen­ta­to per me dal­la let­tu­ra del libro “Il Gab­bia­no Jona­than Lin­ving­ston”. Rima­si affa­sci­na­to dal­la sto­ria di quel gab­bia­no che, in culo a tut­ti, se ne anda­va per la sua stra­da per tro­va­re… la veri­tà. Sarà sta­ta anche una sto­ria sem­pli­ce, maga­ri anche inge­nua, ma mi fece schiz­za­re l’a­dre­na­li­na nel­le vene: per­chè final­men­te ave­vo la pro­va che c’e­ra­no anche altri a non cre­de­re a que­sto mon­do come uni­ca cosa esi­sten­te (non par­lia­mo poi del­le sue rego­le idiote…).

Ovvia­men­te poi fu il tur­no di “Illu­sio­ni”, del­lo stes­so auto­re, e ricor­do anco­ra quan­te set­ti­ma­ne pas­sai nel ten­ta­ti­vo dispe­ra­to di muo­ve­re una piu­ma con il solo pen­sie­ro (inu­ti­le dire che la piu­ma non si spo­stò nep­pu­re di un mil­li­me­tro). Però, in com­pen­so, que­sto sfor­zo mi ave­va por­ta­to a spe­ri­men­ta­re una pos­si­bi­li­tà di con­cen­tra­zio­ne per me fino ad allo­ra sco­no­sciu­ta. Ma, soprat­tut­to, mi ave­va aper­to le por­te del mon­do del­la magìa. Da lì par­tii alla ricer­ca di qual­cu­no che potes­se inse­gnar­mi ad usa­re la magia del fare. Quel­la stes­sa magia che oggi chia­mia­mo ener­gia, e che solo mol­ti anni dopo impa­rai esse­re nien­t’al­tro che l’ap­pli­ca­zio­ne di leg­gi anco­ra non conosciute.

Ma fu solo dopo mol­to tem­po che riu­scii ad arri­va­re a con­tat­to con per­so­ne dav­ve­ro in gra­do di dischiu­der­mi oriz­zon­ti sem­pre più lar­ghi, pos­si­bi­li­tà di visio­ni sem­pre più veri­tie­re e immer­sio­ni sem­pre più pro­fon­de nel­la coscien­za e nel­la con­sa­pe­vo­lez­za. Però una cosa non mi ha mai abban­do­na­to: un’in­crol­la­bi­le fidu­cia nel fat­to che la veri­tà, pri­ma o poi, la tro­ve­rò. Anzi, più mi tro­va­vo a per­der­mi in lan­de sem­pre più gran­di (e a sen­tir­mi di con­se­guen­za sem­pre più pic­co­lo), e più que­sta fidu­cia acqui­si­va for­za. Una for­za incre­di­bi­le che poi, ad un cer­to pun­to, si tro­vò ad esse­re supe­ra­ta dal desi­de­rio di con­di­vi­de­re, in qual­che modo, quel­lo che ave­vo potu­to vede­re, vive­re e toccare.

Per­chè i rag­gi b che bale­na­va­no nel buio vici­no alle por­te di Tan­n­häu­ser non andas­se­ro per­si come lacri­me nel­la piog­gia.

Cer­to, oggi vol­tan­do­mi indie­tro pos­so dire che la stra­da sareb­be sta­ta più sem­pli­ce se qual­cu­no che l’a­ve­va per­cor­sa pri­ma di me mi aves­se dato una mano, maga­ri anche solo dicen­do­mi che non ero paz­zo. Sareb­be già sta­to qual­co­sa di mol­to, mol­to uti­le. (Si, per­chè cre­de­te­mi, non è un pen­sie­ro che mi ha sfio­ra­to poche vol­te, in pas­sa­to. E se è per que­sto ogni tan­to vie­ne anco­ra a far­mi visita).

Ecco, non so nem­me­no per­chè mi sia mes­so a scri­ve­re que­ste paro­le. For­se per­chè sono con­vin­to che, se le aves­si let­te a suo tem­po, quan­do la mia ricer­ca non era altro che un semi­di­spe­ra­to bran­co­la­re nel buio, mi sareb­be­ro sta­te di gran­de aiuto.

Non si sa mai…

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6 Comments

  1. Blushaft / wfal ha detto:

    …Cer­ca­re impli­ca una cosa mol­to sem­pli­ce, il non aver tro­va­to anco­ra qualcosa.…..
    sin da bam­bi­ni non sia­mo abi­tua­ti a que­sto , non tut­ti, ma sia­mo più abi­tua­ti a ricevere,
    ha un sen­so anche que­sto per­chè in ogni caso quan­do uno cer­ca qual­co­sa e poi lo tro­va trat­ta­si di un dono.…
    …fin dal­la tene­ra età sono sta­to abi­tua­to a spac­ca­re il capel­lo in infi­ni­te par­ti un uti­liz­zo del­la men­te esa­spe­ra­to un approc­cio digi­ta­le alla vita ma non solo.…
    sem­pre sta­to affa­sci­na­to dal­la natu­ra in tut­ti i suoi aspet­ti , è pro­prio davan­ti ai tra­mon­ti ed alle mera­vi­glie natu­ra­li che ho com­pre­so che qual­co­sal­tro esi­ste met­ten­do in moto una par­te un po più ana­lo­gi­ca dell’osservare.…una sor­ta di mix di ragio­ne e sentimento.…che mi ha sem­pre sospinto.…e sorretto.…consentendomi di non esse­re com­ple­ta­men­te imper­mea­bi­le agli even­ti brut­ti e bel­li del­la vita e quin­di da ogni situa­zio­ne trar­re anche poche bri­cio­le di inse­gna­men­to che pote­vo ricevere.….
    …ho per­so­nal­men­te fre­quen­ta­to diver­si grup­pi di ricerca.….svariati.…fin dall’adolescenza.….con una sor­ta di tar­lo den­tro che da un lato mi dava mol­ta rigidità.…e dal­l’al­tro crea­va den­tro di me una pro­pul­sio­ne costan­te per anda­re avan­ti e oltre con­ti­nua­men­te, mai con­ten­to di qual­co­sa che riu­sci­vo a sve­la­re a me stes­so ben con­scio che comun­que trat­ta­si sem­pre comun­que di veli.…e qua­si in modo pre­sun­tuo­so vole­vo una vol­ta del tut­to toglier­li tut­ti que­sti veli alla real­tà che non riu­sci­vo ad osser­va­re più in profondità.…
    …è pro­prio in que­sta se voglia­mo anche illu­so­ria pro­fon­di­tà che in pas­sa­to più che ades­so soven­te mi sono pro­tet­to e difeso.…in una sor­ta di eden imma­gi­ni­fi­co invio­la­bi­le ed intoic­ca­bi­le in cui le mise­rie i dolo­ri e le sof­fe­ren­ze uma­ne non entra­va­no, pri­ma attra­ver­so la musi­ca e la com­po­si­zio­ne, stu­dian­do come un paz­zo e poi attra­ver­so la medi­ta­zio­ne e lo yoga ed alcu­ne disci­pli­ne più interiori.…
    …un pun­to di svol­ta all’in­ter­no del­la mia vita è sta­to all’e­tà di 25 anni quan­do incon­trai due mae­stri e tut­ta una serie di esse­ri nel­la ricerca.….in quel momen­to è come se la mia bar­ca aves­se tro­va­to un appro­do, come sospin­to da tem­po da un faro.….
    .…un faro che anco­ra ades­so mi da la direzione.…
    All’e­po­ca pri­ma di incon­tra­re tut­to ciò, medi­ta­vo cir­ca quat­tro o cin­que ore al gior­no, abi­ta­vo a ridos­so di alcu­ne mon­ta­gne e mi reca­vo ogni pome­rigg­gio, al mat­ti­no lavo­ra­vo, su una roc­cia che ormai mi ci ero affe­zio­na­to dal­la qua­le si vede­va tut­ta la val­la­ta sot­to­stan­te ( la val di Susa ), gam­be incro­cia­te e via.….per ore.…
    pian pia­no qual­co­sa den­tro di me cambiò.….e mi nac­que il desi­de­rio di ave­re una gui­da per­chè così non pote­vo più continuare.…
    e desi­de­ran­do con tut­to me stes­so que­sto, la gui­da arrivò.……
    gra­zie Franz del post.…

  2. Miki ha detto:

    Grandissimo…mi ritro­vo alla gran­de. Quan­te vol­te ho temu­to di impazzire…di non esse­re nor­ma­le :fin­ger: :fin­ger: :fin­ger: 😥 😥 😥
    Poi que­st’an­no ho incon­tra­to un inse­gnan­te di Yoga (cono­scen­za in comu­ne) che mi ha ini­zia­to alla Via. Ora lui si è tra­sfe­ri­to, ma a vol­te pen­so a quan­ta “ere­di­tà” mi abbia lascia­to in pochi mesi di cor­so, invi­tan­do­mi a non mol­la­re ed a pro­se­gui­re. Sono con­vin­to, tut­ta­via, che una gui­da ci vuole.
    Pos­so, comun­que, affer­ma­re che sono cre­sciu­to di più in que­sti mesi che in anni di seghe men­ta­li; gior­ni per­si a chie­der­mi il per­chè del­le cose.
    Gra­zie Franz, anche il tuo Blog è per me un pun­to di rife­ri­men­to e uno sti­mo­lo alla riflessione.
    Miki

  3. Baldassare ha detto:

    Sono sicu­ro che la tua per­so­na­le espe­rien­za può esse­re mol­to uti­le a chiun­que con­ti­nua a cer­ca­re la pro­pria veri­tà.. maga­ri così non si sen­ti­rà così ”fuo­ri dal mon­do”. Ciao e Gra­zie Franz per la tua condivisione 😉

  4. cnj ha detto:

    Non eri paz­zo e non lo sei nep­pu­re ora. Sei vivo. Ciao.

    • Franz ha detto:

      Ecco… ades­so sono più tran­quil­lo! :muah: :muah: :muah: Gra­zie e Buo­na Pasqua! :bye: