>

I talenti e la vita

C’è quel­lo che la vita ti dona, e c’è quel­lo che ne fai. Sono le due for­ze che ti ren­do­no ciò che sei”.

Una fra­se mera­vi­glio­sa tro­va­ta per caso nel soli­to film da cui mai ti aspet­te­re­sti una pro­fon­di­tà. Eppu­re era lì.

Tut­to ciò che abbia­mo, quel­lo con cui venia­mo al mon­do, inten­do, i nostri talen­ti uma­ni, l’in­tel­li­gen­za, l’a­cu­me, la sen­si­bi­li­tà, la dol­cez­za, la capar­bie­tà, la digni­tà… quel­le qua­li­tà che a vol­te uno si può ritro­va­re addos­so, non sono nostre; le pren­dia­mo in pre­sti­to quan­do venia­mo al mon­do, e le resti­tuia­mo quan­do lo lasciamo.

I famo­si talen­ti di evan­ge­li­ca memoria.

La nostra ere­di­tà, il teso­ro di par­ten­za. Poi sta a noi far­ne qual­co­sa. Quel­lo che ci è sta­to dato è il capi­ta­le uma­no che por­tia­mo in dote.

Lo col­ti­via­mo, lo svi­lup­pia­mo. Oppu­re no. Quel­lo che ne fac­cia­mo o non ne fac­cia­mo sono gli inte­res­si sul capi­ta­le. Ma a dif­fe­ren­za del dena­ro, ciò che matu­ria­mo è… il nostro esse­re. Qual­che pic­co­la, infi­ni­te­si­ma­le bri­cio­la di evo­lu­zio­ne che, gra­zie ai cre­di­ti accu­mu­la­ti sul nostro con­to cor­ren­te, pos­sia­mo ottenere.

Pos­sia­mo arri­va­re alla fine di que­sta esi­sten­za con un con­to cor­ren­te in atti­vo o in pas­si­vo, poco importa.

Alla fine sono pro­prio le nostre azio­ni a deter­mi­na­re il sal­do fina­le. Quel­lo che trop­po spes­so dimen­ti­chia­mo è che il capi­ta­le ini­zia­le, pri­ma o poi, va resti­tui­to e se il nostro con­to è in ros­so, dovre­mo tro­va­re un modo per ripa­ga­re il mancante.

Se inve­ce è in nero, allo­ra qual­co­sa ci sarà rimasto.

For­se ini­zia­re a pen­sa­re in que­sti ter­mi­ni può sem­bra­re stra­no, ma ti fa cam­bia­re la prospettiva.

E di molto.

Con­di­vi­di

2 Comments

  1. AleX ha detto:

    Ciao Franz
    Dopo aver let­to il tuo arti­co­lo, mi sono per­so 3 minu­ti pro­prio per fare il bilan­cio che suggerisci.
    Tem­po fa qual­cu­no mi ha fat­to nota­re che esi­ste una sca­la, una pira­mi­de di valo­ri che comin­cia da quel­lo che sei, con­ti­nua con quel­lo che sai fare, e ter­mi­na con quel­lo che pos­sie­di. Qua­le sia l’a­pi­ce del­la pira­mi­de, spe­ro sia evi­den­te. In un perio­do sto­ri­co in cui tut­to ci spin­ge ver­so il bas­so (..quel che puoi com­pra­re…) tro­vo impor­tan­te ricor­da­re che e’ inve­ce ver­so l’al­tro che dovrem­mo rivolgerci.
    Ho avu­to solo ora l’oc­ca­sio­ne di leg­ge­re l’ar­ti­co­lo di Vale­ria (che mi accin­go a stam­pa­re ed appen­de­re in uffi­cio..) (..a casa, in pale­stra, in piazza…) 😉
    Quel­lo che piu’ apprez­zo, e con­di­vi­do, dei due arti­co­li e’ che non si trat­ta solo di una que­stio­ne altrui­sti­ca, ma anche (se voglia­mo: “pri­ma di tut­to”) una neces­si­ta’ personale.
    In epo­che piu’ remo­te gli stru­men­ti a dispo­si­zio­ne era­no deci­sa­men­te mino­ri e le con­di­zio­ni di vita dram­ma­ti­ca­men­te peg­gio­ri, ma a tut­ti era piu’ pre­sen­te la pro­pen­sio­ne al miglio­ra­men­to, la cer­tez­za del­l’e­si­sten­za di una con­di­zio­ne piu’ ele­va­ta a cui pro­pen­de­re; la volon­ta’ di inve­stir­si per otte­ne­re di piu’ o spin­ge­re altri spe­ran­do per loro una real­ta’ miglio­re (che e’ quel­lo che una vol­ta face­va­no i geni­to­ri ver­so i figli…)
    Oggi la con­vin­zio­ne di “esse­re il meglio”, tro­vo che sor­ti­sca risul­ta­ti alquan­to farseschi.
    E tor­no ai due arti­co­li… Come e per­che’ inve­stir­si, se “io sono gia’ il meglio, ed ho tut­to quan­to si pos­sa desiderare” …??
    🙁

    • Franz ha detto:

      Ciao AleX. Gra­zie mille!
      Si, con­fer­mo. Oggi l’i­dea di miglio­ra­re se stes­si, di pro­pen­de­re a qual­co­sa di più ele­va­to, è dav­ve­ro rara­men­te con­tem­pla­ta se non per moti­vi del tut­to materialistici.
      Il fat­to che il cam­bia­men­to di uno influi­sca su quel­lo dei mol­ti, anche sen­za pas­sa­re per le vie del­la mate­ria, è sco­no­sciu­to quan­to alieno.
      Le per­so­ne igno­ra­no per lo più com­ple­ta­men­te la stret­ta inter­con­nes­sio­ne di ogni esse­re con tut­to il resto; agi­re per gli altri diven­ta ad un cer­to pun­to una vera neces­si­tà per­so­na­le, soprat­tut­to nel momen­to in cui rea­liz­zi che non sei qui a pet­ti­nar le bam­bo­le! :bye: