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Unknown: senza identità. Buon prodotto con qualche lacuna.

Vec­chia scuo­la del thril­ler e del­l’in­tri­go inter­na­zio­na­le per que­sto lavo­ro di Collet-Serra.

Ambien­ta­to in una Ber­li­no odier­na, la sto­ria di un uomo che, risve­glia­to­si dopo un bre­ve coma, si tro­va sosti­tui­to da uno sco­no­sciu­to accan­to alla moglie che nega di aver­lo mai visto.

Un po’ costrui­to a tavo­li­no, è comun­que un otti­mo pro­dot­to. Rit­mo ser­ra­to, sto­ria di buon livel­lo, otti­ma recitazione.

Alla fine però, se ripen­si alle sce­ne ini­zia­li, tro­vi parec­chie cose che non stan­no mol­to in pie­di. Il pro­dot­to fina­le nel com­ples­so sta comun­que in pie­di ecco­me, gra­zie al cast di tut­to rispetto.

Liam Nee­son non è di cer­to un’e­du­can­da del cine­ma e così nem­me­no la bel­la Dia­ne Kru­ger, poli­mor­fa del­lo schermo.

Una men­zio­ne a par­te meri­ta Bru­no Ganz, l’in­ve­sti­ga­to­re del­la Sta­si. Una reci­ta­zio­ne d’al­tri tem­pi (ma in sen­so asso­lu­ta­men­te posi­ti­vo) che qua­si met­te in ombra i pro­ta­go­ni­sti prin­ci­pa­li. Una pre­gnan­za sce­ni­ca di vec­chia scuola.

Il film è tira­to bene, con un bel paio di col­pi di sce­na di tut­to rispet­to. Un thril­ler intel­li­gen­te anche se con qual­che lacu­na ini­zia­le nel­la tra­ma ma che vale comun­que la pena di vede­re, se non altro per lo sti­le sobrio (nien­te sce­ne splat­ter e poco ses­so) ma incal­zan­te e coinvolgente.

Uno di quei film che ti met­to­no in riga la giornata.

Da vede­re.

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