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L’origine del panico

Non tut­ti l’han­no pro­va­to, mol­ti però si. Quan­do si pre­sen­ta, il cosid­det­to pani­co gene­ra uno sta­to di tota­le per­di­ta di con­trol­lo su qual­sia­si fun­zio­ne fisi­ca, men­ta­le ed emotiva.

La coscien­za sem­bra riti­rar­si in un ango­li­no men­tre si assi­ste impo­ten­ti al crol­lo di ogni strut­tu­ra razionale.

Che la cau­sa sia rea­le oppu­re no, con­ta fino ad un cer­to pun­to. Se si inne­sca quel­lo sta­to, tut­to fa brodo.

Il ter­mi­ne “pani­co” pren­de le sue ori­gi­ni dal dio Pan. Al di là del­le stron­za­te che si tro­va­no su cer­ti dizio­na­ri eti­mo­lo­gi­ci, il nes­so non è da ricer­ca­re nel suo­no ter­ro­riz­zan­te del flau­to di que­sto dio, quan­to nel­la sim­bo­lo­gia a lui con­nes­sa e, soprat­tut­to nel­la paro­la in se.

Pan, infat­ti, è un pre­fis­so che signi­fi­ca “tut­to”, ed il dio in que­stio­ne è, appun­to, lo spi­ri­to più pro­fon­do del­le cose naturali.

Duran­te un attac­co di pani­co, di fat­to, è pro­prio la natu­ra più pro­fon­da, più anti­ca che si pre­sen­ta e fa a pez­zi ogni par­ven­za di civil­tà. Il che non sareb­be neces­sa­ria­men­te un male se non per il fat­to che, nel fare ciò, demo­li­sce qua­lun­que cosa tro­vi sul suo cam­mi­no. E’ un po’ come se la cor­tec­cia cere­bra­le stac­cas­se momen­ta­nea­men­te i con­tat­ti, lascian­do cam­po libe­ro a tut­to ciò che di ance­stra­le si tro­va in noi.

Solo che ance­stra­le non signi­fi­ca obbli­ga­to­ria­men­te “vero”. In altre paro­le non è l’i­stin­to a pre­sen­tar­si, quan­to il rifles­so; due cose pro­fon­da­men­te diver­se. Anche se entram­be atten­go­no alla sfe­ra ani­ma­le più pro­fon­da­men­te sepol­ta nel­l’a­ni­mo uma­no, il rifles­so è la rea­zio­ne mec­ca­ni­ca pri­me­va, quan­to di più lon­ta­no esi­sta da noi e dal nostro mon­do ma, soprat­tut­to, quan­to di più bece­ro si nascon­de al nostro interno.

Ecco per­chè il respi­ro che diven­ta inso­ste­ni­bi­le, la tachi­car­dia paros­si­sti­ca e la sen­sa­zio­ne di anne­ga­re. Per­chè è quel­lo che, in quel momen­to, sta real­men­te acca­den­do alla nostra mente.

Quan­do è l’i­stin­to a sca­te­nar­si, inve­ce, è il momen­to in cui la nostra essen­za più libe­ra può fare capo­li­no. Quan­do si fa qual­co­sa per istin­to non si ha pau­ra, non si pen­sa alle con­se­guen­ze. L’a­zio­ne è imme­dia­ta. Anche in que­sto caso, la cor­tec­cia vie­ne pra­ti­ca­men­te esclu­sa, e il domi­nio del­lo spa­zio di espe­rien­za pas­sa com­ple­ta­men­te nel­le mani di quel­la par­te pro­fon­da di noi che rara­men­te pos­sia­mo osservare.

Per que­sto, all’in­ter­no di una cri­si di pani­co c’è la pos­si­bi­li­tà di acce­de­re a sta­ti di gran­de inten­si­tà. Istin­to e rifles­so ven­go­no tut­ti e due dal­l’a­bis­so; se riu­scia­mo a pas­sa­re dal secon­do al pri­mo… allo­ra pos­sia­mo dav­ve­ro com­pie­re miracoli!

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