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Quei cazzo di pupazzetti negli autogrill

Giornata di lavo­ro, soli­ta, arruf­fa­ta, deci­sa­men­te fati­co­sa… per giun­ta mi toc­ca pure man­gia­re in un auto­grill. Il che signi­fi­ca che, o bec­chi quel­lo che ti mas­sa­cra una bar­ca di sol­di per un’in­sa­la­to­na, che poi è tut­ta di roba fred­da e ti si pian­ta sul­lo sto­ma­co con i 6 gra­di ester­ni, oppu­re… e beh, ti toc­ca: vai di panozzo.

Fai in tem­po a met­te­re il pie­de all’in­ter­no che ti acco­glie un coro di risa­te idiote.

Ti guar­di, ti tasti, ti chie­di cos’­hai fat­to di tan­to buf­fo, ma poi ti accor­gi che a ride­re sono quei caz­zo di pupaz­zi col sen­so­re di movi­men­to che, dato che nel grill la gen­te non si fer­ma e, soprat­tut­to, non si muo­ve, non c’è ver­si che stia­no zit­ti cin­que secon­di che sia­no cinque.

Vabbè, tan­to mi fer­mo poco.

- Un bosca­io­lo e una coca, grazie -

Tiro fuo­ri il deca per paga­re quan­do squil­la il telefono

- Si, pron­to ? Ah, è lei… – (ma por­ca put­ta­na, hai avu­to tut­ta la mat­ti­na e hai davan­ti tut­to il pome­rig­gio: per­chè caz­zo mi chia­mi alle 13.15?)

- Buongiorno, la disturbo? -

- No, non mi distur­ba affat­to… – (inve­ce mi stai rom­pen­do i coglioni…)

- Senta vole­vo chie­der­le per quel­la que­stio­ne… ma… è il mio tele­fo­no che non funziona? -

- No, guar­di il suo tele­fo­no pro­ba­bil­men­te fun­zio­na benis­si­mo, è che mi sono fer­ma­to a pran­zo in un auto­grill… – (hai capi­to che mi stai rom­pen­do il caz­zo, si o no?)

- Ah ma allo­ra la trat­ten­go solo un attimo… -

- Mi dica… -

- Ma sa che non rie­sco pro­prio a sen­tir­la? Volevo par­lar­le di quel con­trat­to di cui ci sia­mo detti… -

- Guardi, io la sen­to benis­si­mo, dica pure – (… e vedi di fir­mar­lo ‘sto con­trat­to, che sono sei mesi che mi fai rin­co­glio­ni­re con ogni caga­ta che ti pas­sa per il cervello)

- Ma chi è che ride? -

- Guardi, le ho det­to che sono in un auto­grill, qui è pie­no di gen­te… – (ecchec­caz­zo, la vuoi capi­re che se ci risen­tia­mo tra un quar­to d’o­ra non muo­re nessuno?)

- Si, ma stan­no tut­ti riden­do! -

- No, sono quei pupaz­zi, sa quel­le stronz… quei gio­cat­to­li che ven­do­no NEGLI AUTOGRILL? Questi alme­no non can­ta­no Jingle Bells – (ma cri­sto… ma che caz­zo te ne fre­ga se sono in un posto dove la gen­te ride?)

- Ah, ho capi­to… sen­ta, vuo­le che ci risen­tia­mo in un altro momento? -

- Si, guar­di… mi dia il tem­po di usci­re e la richia­mo – (Oooooh! L’hai capi­ta, finalmente…)

Arraffo il pani­no e la coca, mi fion­do fuo­ri e lo richiamo.

Occupato.

Trangugio il pani­no, rien­tro per il caf­fè… i pupaz­zi mi inve­sto­no con la loro risa­ta del caz­zo. Ti tol­go­no let­te­ral­men­te la pel­le dal­le ossa. Guardo in fac­cia due don­ne del per­so­na­le. Mi ricam­bia­no con uno sguar­do a metà tra il dispe­ra­to e il sui­ci­da; io ho sen­ti­to la risa­ta per die­ci secon­di e già non vedo l’o­ra di usci­re da qui. Loro se la stan­no bec­can­do da ore ininterrottamente.

Mentre squil­la di nuo­vo il tele­fo­no mi pas­sa un distrat­to pen­sie­ro all’in­di­riz­zo di quel genio del mar­ke­ting che ha deci­so di rom­pe­re i dico­ti­le­do­ni a tut­ti quel­li che pas­sa­no di lì, per un mese.

Mollo il cafè a metà, schiz­zo fuo­ri e rispon­do: sem­pre quel­lo di prima.

- Oh, final­men­te la sen­to bene – (lo dice con quel­la pun­ta pic­ca­ta, come se lui fos­se l’im­pe­ra­to­re di Guerre Stellari e io Lord Fener che non ho por­ta­to l’a­stro­na­ve fuo­ri dal cam­po di aste­roi­di per rispon­der­gli bene).

- Si, ades­so sono all’e­ster­no. Dunque, per quel con­trat­to mi diceva… -

- Ah, si allo­ra… beh, vede, noi rico­no­scia­mo la sua pro­fes­sio­na­li­tà asso­lu­ta­men­te indi­scu­ti­bi­le ma… – (ahia, lo sto per pren­de­re nel culo) -… beh, la dire­zio­ne pre­fe­ri­sce affi­da­re l’in­ca­ri­co a qual­cu­no di inter­no, come il Sig. Rossi (nome di fan­ta­sia, ovvio). Percui… – (per­cui l’ab­bia­mo pre­so nel culo fin dal­l’i­ni­zio, ci hai fat­to lavo­ra­re sui pre­ven­ti­vi, le pre­sen­ta­zio­ni, i viag­gi, le mena­te… solo per pter dire che ti sei fat­to fare pre­ven­ti­vi diver­si, sen­za nes­sun rispet­to per le per­so­ne e per il loro tem­po mise­ra­men­te anda­to a puttane)

- Mi scu­si se la inter­rom­po ma… il Sig. Rossi non è il vostro addet­to al rice­vi­men­to pac­chi in magazzino? -

- Si, pro­prio lui, lo conosce? -

- Di per­so­na no, ma vor­rei capi­re, per pura mia curio­si­tà, qua­li sono le com­pe­ten­ze di que­sto signo­re per affi­dar­gli la respon­sa­bi­li­tà del­la dire­zio­ne di un pro­get­to per l’in­for­ma­tiz­za­zio­ne di quat­tro sedi, la rela­ti­va WAN, tut­te le sot­to­re­ti e l’im­ple­men­ta­zio­ne di 120 posta­zio­ni di lavo­ro CAD/CAM. Così, solo per capire… -

- Ma, sa… in real­tà abbia­mo deci­so di inve­sti­re su di lui e di far­lo cre­sce­re… sa com’è… d’altronde… -

Pausa, mi avvio di nuo­vo ver­so l’autogrill.

- Si cer­to, capi­sco per­fet­ta­men­te. Non vi va di spen­de­re e piut­to­sto che fare un pro­get­to con qual­che pos­si­bi­li­tà di riu­sci­ta pre­fe­ri­te affi­dar­lo a qual­cu­no che non ci capi­sce una maz­za per risparmiare. -

E men­tre fini­sco la fra­se i pupaz­zet­ti del caz­zo rido­no a crepapelle.

- Ma è anco­ra nei din­tor­ni dei gio­cat­to­li. Sento ridere…-

- No, guar­di… le risa­te che sen­te sono quel­le mie e dei miei col­le­ghi, che non abbia­mo capi­to quan­to ci ha pre­so per il culo solo per pre­sen­ta­re un pre­ven­ti­vo in più. -

E così dicen­do pas­so il tele­fo­no a sei mil­li­me­tri da un pelu­che mor­bi­do mor­bi­do che ride come un pirla.

Quando risol­le­vo il tele­do­no la chia­ma­ta è sta­ta inter­rot­ta. Chissà perchè…

Pupazzetti del cazzo…

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2 Comments

  1. lucia ha detto:

    mi sor­ge un dub­bio: ma… “Pupazzetti del caz­zo…”, :out: a chi è rife­ri­to? 😉 :bye: