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Azione e reazione: ma veramente?

Ad azio­ne cor­ri­spon­de sem­pre rea­zio­ne. A cau­sa cor­ri­spon­de effet­to. Su que­sto non ci piove.

Le nostre azio­ni sono effet­ti e, a loro vol­ta, cau­se di altri effet­ti. For­se è pro­prio que­sta con­di­zio­ne di esse­re in ter­ra di mez­zo che a vol­te ci sfugge.

Se spin­go qual­cu­no e quel­lo cade, non vi è dub­bio che il mio com­por­ta­men­to sia cau­sa del­la sua cadu­ta. Ma per­chè l’ho spin­to? Alla fine la cau­sa del­la cadu­ta di colui che ho spin­to sono io o la cau­sa che a sua vol­ta mi ha indot­to a spingerlo?

Pen­sa­re di esse­re sem­pre la cau­sa di ciò che acca­de in segui­to al nostro agi­re è assur­do tan­to quan­to lo sareb­be se una tes­se­ra del domi­no, caden­do addos­so a quel­la suc­ces­si­va, pen­sas­se di esse­re la cau­sa di quel­la caduta.

Esi­ste la respon­sa­bi­li­tà, mi pare ovvio. Ma su 100 casi in cui pen­sia­mo di esse­re dav­ve­ro la cau­sa di un even­to, in quan­ti abbia­mo real­men­te una responsabilità?

Chia­ri­re que­sto aspet­to è di gran­de impor­tan­za. Pri­mo per­chè potrem­mo veni­re a sco­pri­re quan­to il nostro agi­re non sia affat­to con­se­guen­za di nostre libe­re scel­te, secon­do per­chè potrem­mo sco­pri­re quan­to potrem­mo fare per evi­ta­re il cosid­det­to “male”.

Un esem­pio clas­si­co è il pet­te­go­lez­zo. Nel momen­to in cui ci rifiu­tia­mo di con­ti­nua­re la cate­na del “ho sen­ti­to che”, da un lato evi­tia­mo di pro­pa­ga­re quel­la che è a tut­ti gli effet­ti una sem­pli­ce ipo­te­si, dal­l’al­tro esem­pli­fi­chia­mo con il nostro agi­re un com­por­ta­men­to respon­sa­bi­le (sta­vol­ta si) per cui colo­ro che inve­ce fan­no del pet­te­go­lez­zo una ragio­ne di vita potreb­be­ro ad un cer­to pun­to ave­re un dubbio.

Inol­tre, sco­pri­re che non sia­mo le cau­se pri­me di pra­ti­ca­men­te nul­la nel­la nostra vita, potreb­be for­nir­ci quel­lo sfriz­zo­lo al velo­pen­du­lo gra­zie a cui ci potrem­mo por­re la fati­di­ca domanda:

“Ma allo­ra, in fin del­la fie­ra… che caz­zo ci sto a fare qui?”

Ana­liz­za­re alcu­ne cate­ne di cau­sa ed effet­to infat­ti può deci­sa­men­te por­ta­re alla sco­per­ta che le nostre azio­ni, in quan­to inge­ne­ra­te da mec­ca­ni­che del tut­to auto­ma­ti­che, non sia­no affat­to così libe­re come pensiamo.

Il che ci por­te­reb­be al tit­til­la­men­to di papil­la per cui ci por­rem­mo l’al­tra fati­di­ca domanda:

“Ma io (pre­su­mi­bil­men­te quel­lo di pri­ma)… chi min­chia sono?”

E se per caso a quel pun­to, sen­tis­si­mo una voci­na che ci sus­sur­ra un po’ sata­ni­ca e un po’ diver­ti­ta: “E chi ti ha det­to che sei?” allo­ra il dub­bio potreb­be acqui­si­re improv­vi­sa­men­te una dimen­sio­ne sal­vi­fi­ca insospettata.

Per­chè il dub­bio, al con­tra­rio del sospet­to, por­ta con se’ la ricer­ca del­la verità.

O no?

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2 Comments

  1. mar ha detto:

    sono pie­na­men­te d’ac­cor­do con que­sta tesi, io discu­to da sem­pre sul­l’as­sur­di­tà del con­cet­to del sempre/comunque libe­ro arbi­trio .. libe­ro da cosa? dal­la spin­ta del­la tes­se­ra del domi­no die­tro di noi..? non cre­do propio.

  2. NICOLETTA ha detto:

    Franz cos’è il sequel del­l’ar­ti­co­lo di qual­che tem­po fa, quel­lo che cre­do si chia­mas­se ” La fine si avvi­ci­na” quel­lo con il count­do­wn per intenderci.…