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Dalle nebbie del tempo: Un istante lungo… molto lungo

Ecco la neb­bia di oggi: pub­bli­ca­to nel feb­bra­io 2009.

Un istante… lungo… molto lungo

Pub­bli­ca­to ori­gi­na­ria­men­te il: 10/02/09.

E’ una cosa stra­na che acca­de alle vol­te. Ti può suc­ce­de­re in un momen­to qual­sia­si; maga­ri men­tre stai ripo­san­do, o maga­ri men­tre stai fer­mo, sedu­to in una posi­zio­ne stra­na, sem­pre alie­na per il tuo cor­po, ma ormai fami­glia­re per te.

Acca­de così… sen­za pre­av­vi­so. Stai sem­pli­ce­men­te fer­mo. Il cor­po fer­mo, i pen­sie­ri fer­mi, l’e­mo­ti­vo fer­mo. Per­si­no gli occhi sono diven­ta­ti immo­bi­li die­tro le pal­pe­bre. Il respi­ro, uni­ca cosa in movi­men­to, diven­ta qual­co­sa di lon­ta­no, come se ci fos­se del­lo spa­zio tra lui e tu che respiri.

E’ un atti­mo di distan­za, di distac­co, e qual­co­sa ces­sa di col­po. Come se aves­si vis­su­to per anni con un mar­tel­lo pneu­ma­ti­co attac­ca­to alle orec­chie, peren­ne­men­te atti­vo, che di col­po però ces­sa di fun­zio­na­re. Ci met­ti qual­che momen­to ad accor­ger­ti che c’è qual­co­sa che man­ca: il rumore.

Il pen­sie­ro tace, il dolo­re tace, la vita ‚in qual­che modo, tace. Ogni rumo­re se n’è andato.

O for­se sei tu ad esser­te­ne anda­to dal rumo­re. Fat­to sta che di col­po sei nel silen­zio. In un silen­zio raro, qua­si dimen­ti­ca­to, dai più sconosciuto.

Il silen­zio silente.

Non vi è for­ma in quel silen­zio, e nem­me­no vuo­to. Ne nul­la ne tutto.

Non vi è tem­po in quel­l’i­stan­te quan­do, alla fine di un espi­ro, per un atti­mo tor­ni a casa.

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7 Comments

  1. Pirata ha detto:

    …che carez­za…
    mer­cì poeta !

  2. Donatilla ha detto:

    …toc­can­te…

  3. fred ha detto:

    Sì, è inte­res­san­te! In real­tà è un brut­to segno il silen­zio asso­lu­to. Dovreb­be esi­ste­re uni­ca­men­te in una con­di­zio­ne di vuo­to asso­lu­to, non solo in ter­mi­ni fisi­ci ma anche spi­ri­tua­li e del­l’a­ni­ma. Guai! Jamais!
    E’ peral­tro inte­res­san­te il con­tra­rio: per­ce­pi­re in un “appa­ren­te tota­le silen­zio medi­ta­ti­vo” i sot­to­fon­di che la natu­ra ha inse­ri­to – qua­si nasco­sti – e che lo spi­ri­to rie­sce comun­que a per­ce­pi­re a dispet­to del­le distan­ze. Per con­tro, pen­sia­mo quan­to gran­de può esse­re la sof­fe­ren­za di nostri ami­ci e paren­ti che pur nel silen­zio sono assil­la­ti da fru­scii, rumo­ri, fra­stuo­ni inter­ni che avver­to­no, che inva­do­no e rodo­no il cervello.
    Asso­cio il mio pen­sie­ro al tuo scrit­to eloquente.
    Salu­ti. :unbe­lie­ve:

  4. Roberto Rini ha detto:

    ..c’è chi dimo­ra in quel silenzio..e non vi entra solo per fram­men­ti fugaci..e c’è chi vive nel tem­po e fuo­ri dal tem­po, nel­lo stes­so “momen­to”, e fa da pon­te tra le due dimensioni..

    noi “accon­ten­tia­mo­ci” o “spe­ria­mo” (in real­tà non ci si deve nè accon­ten­ta­re nè solo sperare..ma si deve inda­ga­re..) di coglie­re alme­no una vol­ta quel­lo sta­to, quel­la dimensione…perchè poi non si è più gli stes­si. “io chi?”…