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I Sussurri del Lama: la compassione

Lama T mi ha invi­ta­to a que­sto arti­co­lo a quat­tro mani. E’ la pri­ma vol­ta che fac­cio una cosa del gene­re, per cui non sono sicu­ro del risul­ta­to. Nel testo che segue, la par­te di inda­gi­ne eti­mo­lo­gi­ca è scrit­ta dal sot­to­scrit­to, men­tre quel­la sul signi­fi­ca­to rea­le del­la paro­la è di Lama T.

E’ sta­to diver­ten­te, soprat­tut­to per il con­ti­nuo andi­ri­vie­ni di mail per tira­re fuo­ri qual­co­sa di orga­ni­co, cosa che ha richie­sto un bel po’ di lavo­ro. Spero vi piaccia.

Franz

Nella lin­gua ita­lia­na, pur­trop­po, ci sono diver­se “svia­tu­re” che inter­ven­go­no nel­la per­ce­zio­ne del signi­fi­ca­to di “com­pas­sio­ne”.

Letteralmente il ter­mi­ne vie­ne dal lati­no, e signi­fi­ca “sof­fri­re con”, da cui anche il ver­bo “com­pa­ti­re”. Solo che, nel cor­so degli anni, a que­sta espres­sio­ne è sta­to dato il signi­fi­ca­to di “pro­va­re pena per”. Quindi da “sof­fri­re con” si è pas­sa­ti a “sof­fri­re per”, cosa che ha com­ple­ta­men­te ribal­ta­to il sen­so del­la paro­la compassione.

In real­tà, la com­pas­sio­ne è quel pro­ces­so tra­mi­te il qua­le si pone nel pro­prio cuo­re l’al­trui sen­ti­re. Passione infat­ti in ita­lia­no signi­fi­ca mol­to spes­so sof­fe­ren­za, men­tre in real­tà signi­fi­ca un sen­ti­men­to estre­ma­men­te poten­te. Non per nul­la la pas­sio­ne d’a­mo­re non è la sof­fe­ren­za, ma quel­la pas­sio­ne così for­te per un altro esse­re uma­no che ci por­ta ad un sen­ti­men­to d’a­mo­re total­men­te coinvolgente.

Compassione non è rife­ri­to uni­ca­men­te alle sof­fe­ren­ze. Compassione signi­fi­ca in real­tà “sen­ti­re con”. Certo, il signi­fi­ca­to è pre­mi­nen­te­men­te diret­to ver­so la con­di­vi­sio­ne del­la sofferenza.

La com­pas­sio­ne quin­di è la capa­ci­tà di con­di­vi­de­re la sof­fe­ren­za di chi ci sta attorno.

La sof­fe­ren­za, pur nel­la sua natu­ra del tut­to illu­so­ria, è infat­ti una costan­te del mon­do in cui vivia­mo. Una gran­dez­za natu­ra­le, se non fos­se che si trat­ta di una gran­dez­za che non ha moti­vo di esistere.

La sof­fe­ren­za è figlia del­l’i­gno­ran­za, dato che vie­ne gene­ra­ta dal­la man­can­za di com­pren­sio­ne del­le vere cau­se degli even­ti che ci occor­ro­no. Nondimeno, tut­ta­via, la sof­fe­ren­za è ter­ri­bil­men­te rea­le per chi vi si tro­va immer­so. E vi sono sof­fe­ren­ze per cui tro­va­re l’il­lu­so­rie­tà non è affat­to facile.

Lo sco­po del­la com­pas­sio­ne è quel­lo di aiu­ta­re il pros­si­mo a por­ta­re il peso del­la pro­pria sof­fe­ren­za. Ma que­sto è l’a­spet­to squi­si­ta­men­te umano.

Ve ne è anche un altro, mol­to più evo­lu­to, che non ha nul­la a che vede­re con un aspet­to cari­ta­te­vo­le, quan­to con quel­lo del ser­vi­zio. La com­pas­sio­ne in que­sto caso impli­ca l’im­mer­sio­ne in ciò che illu­so­rio è… allo sco­po di dis­si­pa­re l’il­lu­sio­ne stessa.

Nell’immersione volon­ta­ria, nel per­ma­ne­re in ter­ra del Bodhisattva, si rea­liz­za l’es­sen­za stes­sa del­la com­pas­sio­ne, nel­la sua acce­zio­ne più pura. Il sacri­fi­cio di chi potreb­be resta­re nel­la luce del­l’il­lu­mi­na­zio­ne ma rinun­cia a ciò per aiu­ta­re gli altri a cre­sce­re nel­la com­pren­sio­ne del­la realtà.

Nulla ha quin­di a che vede­re la com­pas­sio­ne con il com­pa­ti­men­to, o con la per­di­ta del­la pro­pria iden­ti­tà spi­ri­tua­le o anche solo mentale.

La cari­tà non c’en­tra nul­la con la com­pas­sio­ne, così come il com­pa­ti­re è un atto frut­to del­l’e­go, che ci fa vede­re noi stes­si come miglio­ri di un altro per­chè la sua disgra­zia non è la nostra.

Ma la disgra­zia di chiun­que è la nostra, sem­pre. Perchè nes­su­no è divi­so dagli altri.

La cor­ret­ta com­pren­sio­ne del­la real­tà e la rea­liz­za­zio­ne del­la veri­tà ulti­ma sono gli uni­ci mez­zi per far fini­re ogni sof­fe­ren­za. Non vi può quin­di esse­re com­pas­sio­ne sen­za sag­gez­za, ne sag­gez­za sen­za compassione.

Come dice­va Dogen

“La com­pas­sio­ne è sen­za bar­rie­re: jihi è la vera compassione”

E lui di com­pas­sio­ne se ne inten­de­va davvero.

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18 Comments

  1. Pirata ha detto:

    que­sto ‘lavo­ro’ ammi­re­vo­le mi sfio­ra dentro…

  2. Pirata ha detto:

    Grazie !

  3. Michele ha detto:

    Un arti­co­lo fan­ta­sti­co, sem­pli­ce­men­te fantastico.

  4. Giuseppe ha detto:

    Bellissimo!

  5. Michele ha detto:

    Un arti­co­lo fan­ta­sti­co. sem­pli­ce­men­te fantastico.

  6. White Knight ha detto:

    Concordo, vor­rei solo sape­re cosa signi­fi­ca “JIHI”?
    Grazie! :war­rior:

  7. Luna ha detto:

    Grazie Franz e Lama T!!
    Mi uni­sco alla doman­da del Bianco Cavaliere… che signi­fi­ca jihi?
    :bye:

  8. Franz ha detto:

    Ho gira­to le vostre doman­de a Lama T. Nel frat­tem­po vi do la mia, del tut­to ini­qua, interpretazione.
    Jihi è… la com­pas­sio­ne, come inte­sa nel pen­sie­ro di Dogen, ovve­ro quel­la qua­li­tà che si mani­fe­sta in assen­za di con­flit­to, dove per con­flit­to pos­sia­mo gros­so­la­na­men­te inten­de­re la con­se­guen­za del­la separazione.

  9. Valeria ha detto:

    Mi doman­do quan­ti pas­si sono neces­sa­ri per arri­va­re alla vera com­pas­sio­ne… quan­ti sco­gli da supe­ra­re… anche solo per intui­re cosa significa…

    • White Knight ha detto:

      Perdona se mi per­met­to di osser­va­re che for­se que­sta doman­da (ben­ché legit­ti­ma) potreb­be “SVIARTI”!!!
      Personalmente riten­go che il nume­ro di pas­si ed osta­co­li sia quel­lo “NECESSARIO e SUFFICIENTE” per giun­ge­re alla META e che natu­ral­men­te varia per ogni indi­vi­duo… Non tro­vi!? :war­rior:

  10. Valeria ha detto:

    Bellissima l’i­dea del­l’ar­ti­co­lo a quat­tro mani… mi affascina…

  11. Pirata ha detto:

    si può par­la­re di com­pas­sio­ne quan­do un Maestro tra­smet­te cono­scen­za ad un discepolo ?

  12. Ailinen ha detto:

    Bellissimo l’ar­ti­co­lo, ma non com­pren­do bene una parte…

    “Ve ne è anche un altro, mol­to più evo­lu­to, che non ha nul­la a che vede­re con un aspet­to cari­ta­te­vo­le, quan­to con quel­lo del ser­vi­zio. La com­pas­sio­ne in que­sto caso impli­ca l’immersione in ciò che illu­so­rio è… allo sco­po di dis­si­pa­re l’illusione stessa.”

    Forse sono io e farò una doman­da idio­ta, sta­te per caso dicen­do che il dolo­re è illu­so­rio o altro?

    • White Knight ha detto:

      Il dolo­re in quan­to espres­sio­ne di ciò che è per­ce­pi­to dai sen­si è “ILLUSORIO”, basta pen­sa­re che in sta­to di ipno­si tu puoi esse­re con­vin­ta che il “dol­ce” è “sala­to” e il “cal­do” e “fred­do” o vice ver­sa; que­sto per­ché ti vie­ne tra­smes­sa “l’i­dea” del­l’u­no o dell’altro.
      se ricor­di il discor­so di Matrix divie­ne rea­le se è la tua men­te a ren­der­lo tale… (ti ricor­di quel­la pun­ta­ta di Star Trek “vec­chia serie” dove i nostri eroi dove­va­no rivi­ve­re la sfi­da all’Ok Korral?).
      In rela­zio­ne inve­ce al discor­so del “SERVIZIO” la que­stio­ne riguar­da il sot­to­por­si ad una “sof­fe­ren­za volon­ta­ria”, ma solo per ren­de­re tut­ti gli altri esse­ri in evo­lu­zio­ne Liberi dall’Illusione che gene­ra la sof­fe­ren­za (quel­la inu­ti­le però)!!! 😉

    • franz ha detto:

      Ciao Ailinen. Ti ho rispo­sto in un arti­co­lo che esce in linea domat­ti­na. Buona dome­ni­ca! :bye: