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La magia del nome.

Tut­ti han­no un nome. Qua­si tut­te le tra­di­zio­ni han­no una ceri­mo­nia par­ti­co­la­re con la qua­le attri­bui­sco­no un nome ad un esse­re uma­no. Alcu­ne ven­go­no effet­tua­te in tene­ra età, altre alla nasci­ta, altre anco­ra dopo diver­si anni ma han­no tut­te un cosa in comu­ne: san­ci­sco­no la nasci­ta del­l’in­di­vi­duo e la sua entra­ta nel­la comunità.

Gli ani­ma­li non han­no un nome (a meno che non glie­lo dia un esse­re uma­no), allo stes­so modo non han­no un nome gli esse­ri appar­te­nen­ti al regno mine­ra­le e vegetale.

Solo gli esse­ri uma­ni sono tut­ti dota­ti di nome. Una cosa che, peral­tro, non esi­ste alme­no teo­ri­ca­men­te, in natura.

Il nome tut­ta­via è una cosa impor­tan­tis­si­ma. Sen­za di esso non sarem­mo in gra­do di spie­ga­re di chi o cosa stia­mo par­lan­do. Non sarem­mo in gra­do di chia­ma­re qual­cu­no. Non sarem­mo in gra­do di cer­ca­re o tro­va­re un altro esse­re umano.

Il nome è qual­co­sa che ser­ve a “dare sostan­za” all’i­dea di un altro esse­re uma­no. Non per nul­la si chia­ma “sostan­ti­vo”. Ma il nome ha un’al­tra fun­zio­ne, for­se anche più impor­tan­te: quel­la di indi­vi­dua­re un esse­re umano.

Ma indi­vi­dua­re signi­fi­ca “ren­de­re indi­vi­duo”. Ma a cia­scu­no di noi non ser­ve un nome per iden­ti­fi­ca­re se stes­so. Dif­fi­cil­men­te ci rivol­gia­mo a noi stes­si in ter­za per­so­na, no?

Quin­di il nome ser­ve agli altri, a colo­ro che sono a noi ester­ni, per distin­guer­ci da altre per­so­ne. Indi­vi­dua­re, appun­to. Ma con una con­no­ta­zio­ne che è quel­la del­la separazione.

Quan­do par­lo di Mario, signi­fi­ca che lo sto “estraen­do” dal­la fol­la degli “altri” (da cui il ter­mi­ne stes­so ci sepa­ra auto­ma­ti­ca­men­te). In altri ter­mi­ni lo sto “sepa­ran­do” dal resto del­l’u­ma­ni­tà per poter­mi rivol­ge­re a lui o par­la­re di lui.

Il nome agi­sce come una man­na­ia, una sor­ta di scu­re che taglia la nostra indi­vi­dua­li­tà, quel­la stes­sa indi­vi­dua­li­tà che tut­ti riten­go­no con­se­gui­ta secon­do un con­cet­to alquan­to discu­ti­bi­le, legan­do­la a que­sto mon­do, a quel­lo del­la mate­ria, in cui la sepa­ra­zio­ne è la nor­ma ma che, nono­stan­te tut­to volen­ti o nolen­ti, per tut­to il perio­do in cui per­ma­nia­mo in un cor­po fisi­co, è a tut­ti gli effet­ti il luo­go in cui viviamo.

L’im­po­si­zio­ne del nome gene­ra quin­di una fusio­ne tra il nostro esse­re e la nostra per­so­na fisi­co (per­so­na­li­tà inclusa).

Ecco per­chè la ceri­mo­nia del bat­te­si­mo non è di cer­to un’in­ven­zio­ne del cri­stia­ne­si­mo ma si per­de nel­la not­te dei tem­pi. La Chie­sa se ne è appro­pria­ta come sua, allo stes­so modo in cui si è appro­pria­ta del­le feste paga­ne, pre­e­si­sten­ti da seco­li se non da mil­len­ni e altro ancora.

Il bat­te­si­mo è in real­tà uno dei riti più anti­chi, for­se pre­ce­den­te l’u­ma­ni­tà stes­sa. Un rito che, quan­do offi­cia­to, pro­du­ce con­se­guen­ze enor­mi sul­la vita di cia­scu­no di noi.

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4 Comments

  1. Giuseppe ha detto:

    Bel­la la nuo­va “veste”. Augu­ri e complimenti.

  2. White Knight ha detto:

    Ma secon­do te il nome ad un esse­re uma­no vie­ne “appiop­pa­to a caso” oppu­re è real­men­te rap­pre­sen­ta­ti­vo del­le, o di alcu­ne, carat­te­ri­sti­che dell’individuo?
    e dun­que non dato casual­men­te, ma “cau­sal­men­te” anche se nel­l’in­con­sa­pe­vo­lez­za maga­ri di chi lo da… :mah:
    PS: me pia­sce la nova veste con la “stel­la rotan­te”, apprez­zo inol­tre la bona crean­za di non leva­re le “Gnoc­che del momento”!!! :mrgreen:

    • Franz ha detto:

      Beh, in occi­den­te il nome vie­ne scel­to addi­rit­tu­ra pri­ma del­la nasci­ta, ma comun­que in gene­re vie­ne affib­bia­to subi­to. Il pun­to comun­que che il nome non ha nul­la a che vede­re con l’es­se­re, quan­to con la personalità.
      Cre­do quin­di che vi sia una for­te inte­ra­zio­ne da par­te del nome pro­prio sul­la for­ma­zio­ne di quest’ultima.
      La rela­zio­ne di cau­sa effet­to pen­so ciè vada rove­scia­ta… del­la serie: ti do il nome e la tua par­te imper­ma­nen­te ne vie­ne influenzata.
      P.S. Cer­to che non tol­go la gnoc­ca del momen­to. E che, scher­zi? E’ un’istituzione! :)))
      Buo­na sera­ta! :bye: