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La strada

La stra­da è un roman­zo tosto.

In un mon­do posta­to­mi­co, in cui la poca uma­ni­tà soprav­vis­su­ta si arran­gia come può ma per lo più è ridot­ta a relit­to, un uomo e suo figlio si bat­to­no per la soprav­vi­ven­za, intan­to che cer­ca­no di rag­giun­ge­re la costa.

Attra­ver­so i rari incon­tri dei due pro­ta­go­ni­sti, McCar­thy rac­con­ta con poche, essen­zia­li pen­nel­la­te, un mon­do com­ple­ta­men­te invo­lu­to, mala­to e contaminato.

Il lin­guag­gio mini­ma­li­sta, a trat­ti vaga­men­te bru­ta­le, più una eco di pen­sie­ri che un rea­le dia­lo­go, è il filo con­dut­to­re di que­sto libro, dav­ve­ro particolare.

Poca pun­teg­gia­tu­ra, fra­si scon­nes­se che sal­ta­no da un pun­to all’al­tro. Flash appe­na accen­na­ti ma dal­l’ef­fi­ca­cia straor­di­na­ria: un modo di scri­ve­re del tut­to ori­gi­na­le, in una tra­du­zio­ne che, pre­su­mi­bil­men­te, deve aver fat­to spu­tar san­gue per ren­de­re la qua­li­tà ecce­zio­na­le di que­sta opera.

Comun­que un’e­spe­rien­za da fare, se non altro per il rispet­to dovu­to ad un auto­re che, per que­sto lavo­ro, si è gua­da­gna­to un Puli­tzer nel 2007.

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