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Inghiottire amaro: occorre saperlo fare

L’o­ri­gi­ne del det­to pren­de i nata­li dal fat­to che, in pre­sen­za di gran­de stress nega­ti­vo, è pos­si­bi­le sen­ti­re in boc­ca il famo­so “sapo­re ama­ro”. Un sapo­re pro­vo­ca­to dal fie­le (ovve­ro la bile).

Ma cosa signi­fi­ca esat­ta­men­te inghiot­ti­re amaro?

Nel­la stra­gran­de mag­gior par­te dei casi signi­fi­ca che ci sia­mo tro­va­ti nel­la con­di­zio­ne di dover subi­re qual­co­sa che ci fa pro­fon­da­men­te male, e di non poter fare asso­lu­ta­men­te nien­te altro che… vive­re que­sta cosa.

Al di là di tut­ti i discor­si sul sog­get­ti­vo e l’og­get­ti­vo, sul rea­le e sul­l’il­lu­so­rio, alla fine chiun­que, pri­ma o poi, si tro­va a dover fare questo.

Occor­re saper­lo fare con gran­de mae­stria, per evi­ta­re che l’in­con­sul­to pasto ci pro­du­ca dei danni.

Come fare, dunque?

Beh, l’u­ni­co modo è… non schi­va­re. Cer­ca­re di vive­re la sof­fe­ren­za di quel momen­to sen­za cer­ca­re di atte­nuar­la in nes­sun modo. Que­sto ser­ve a far si che quel­la sof­fe­ren­za tro­vi il minor nume­ro di osta­co­li pos­si­bi­le al nostro inter­no e duri quin­di il meno possibile.

Non cre­de­te: è una cosa mol­to dif­fi­ci­le da fare, for­se la più dif­fi­ci­le in assoluto.

Ma quan­do ci toc­ca… ci toc­ca. E non c’è ver­si di fare altro.

Tan­to vale cer­ca­re di limi­ta­re il dan­no, non vi pare?

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3 Comments

  1. Luna ha detto:

    Pra­ti­ca­men­te… più mi lascio attra­ver­sa­re dal­la sof­fe­ren­za, pri­ma se ne andrà?
    E al con­tra­rio, più cer­che­rò di evi­tar­la o di far fin­ta che non esi­sta, e più sal­te­rà fuo­ri alla pri­ma occa­sio­ne per­chè l’ho “fug­gi­ta” e non l’ho risolta?

    • franz ha detto:

      Non è esat­ta­men­te così…
      Dicia­mo che, se sof­fri per qual­co­sa, signi­fi­ca che c’è qual­co­sa da capire.

      Fug­gi­re la sof­fe­ren­za inu­ti­le, peral­tro, mi pare assai saggio.

      Voglio dire: sap­pia­mo benis­si­mo che se affer­ria­mo una pen­to­la bol­len­te a mani nude ci ustio­nia­mo le mani. Mi sem­bre­reb­be idio­ta non far­lo usan­do le presine.

      Evi­ta­re di cor­re­re per la pau­ra di cade­re a ter­ra inve­ce è un esem­pio del caso con­tra­rio, quel­lo in cui si fug­ge per pau­ra di sof­fri­re da qual­co­sa che inve­ce potreb­be dar­ci bene­fi­ci o piacere.

      Quan­do ci toc­ca man­da­ra giù ama­ro, signi­fi­ca che la sof­fe­ren­za ci è venu­ta a cer­ca­re e ci ha tro­va­ti, per­chè non era pos­si­bi­le evitarla. 

      In que­sto caso allo­ra si che sfug­gir­la può pro­dur­ne la rie­mer­sio­ne. E’ il caso dei cosid­det­ti “trau­mi irri­sol­ti”, che si anni­da­no nel­la psi­che e com­bi­na­no casi­ni in lun­go e in lar­go, con­di­zio­nan­do la per­so­na sen­za che se ne accorga.
      Per con­tro, guar­da­re in fac­cia la cosa e “pas­sa­re oltre”, pro­se­guen­do sul­la nostra stra­da, pro­du­ce inve­ce una meta­bo­liz­za­zio­ne del­l’e­ven­to che ne deter­mi­na una rapi­da com­pren­sio­ne e quin­di da alla sof­fe­ren­za la carat­te­ri­sti­ca di un “pic­co” improv­vi­so che però ci lascia rapi­da­men­te, anzi che di una sor­ta di costan­te dolo­re che ci avve­le­na la vita.
      Il segre­to è pro­prio in quel “pas­sa­re oltre”, nel non iden­ti­fi­car­ci nel­la sof­fe­ren­za che, ricor­dia­mo­ce­lo, ha un suo par­ti­co­la­re fasci­no come tut­te le emo­zio­ni nega­ti­ve, dal­le qua­li sia­mo for­te­men­te attratti.

  2. Roberto Rini ha detto:

    quel fasci­no è lega­to al fat­to di “sentirci”…la sof­fe­ren­za ci costrin­ge a sentire…scardina le bel­le arma­tu­re che ci creia­mo per non far­ci toc­ca­re trop­po dal­la vita…ma lei arriva…come le tasse!…inesorabile!…arriva come una bel­la pala­ta de mierda!..ne farem­mo volen­tie­ri a meno, lo so, pre­fe­rim­mo esse­re su un’i­so­la carai­bi­ca a bere moj­tos & mar­ga­ri­tas, pro­tet­ti da pal­me da coc­co.. e inve­ce arri­va la sof­fe­ren­za, l’a­ma­ro da inghiottire…

    però,porta con sè infor­ma­zio­ni, su di noi e sul mon­do esterno…la sof­fe­ren­za ci costrin­ge a vede­re quel­lo che non vole­va­mo vede­re, ci costrin­ge a pren­de­re atto di leg­gi più gran­di del nostro volere..di rela­zio­ni tra cose che ignoravamo..dei vuo­ti inte­rio­ri che avevamo..e del fat­to che non vivia­mo a Sham­bal­la nè nel pae­se dei baloc­chi, ma in un posto dove ti può cade­re in testa un vaso men­tre cam­mi­ni e fini­sce lì…

    sì..facciamola scor­re­re la sofferenza…perchè tan­to arriva…non cono­sco nes­su­no che abbia fat­to sco­per­te sul­la vita sen­za ingo­ia­re l’a­ma­ro cali­ce.…. e non trat­te­nia­mo­la la sofferenza..facciamola scor­re­re sen­za iden­ti­fi­car­ci­si trop­po, sen­za crear­ci trop­pe mito­lo­gie attorno…ci sono inte­re vite basa­te sul­la sof­fe­ren­za o sul ten­ta­ti­vo di fare zig zag tra la sof­fe­ren­za… la sof­fe­ren­za arri­va e fa par­te del­la natu­ra (“la vita è dolo­re” dice­va quel­lo lì in india), ma l’at­tac­ca­men­to al dolo­re fa par­te del­la nostra psi­che e non è necessario…

    se pro­prio voglia­mo gusta­re sto amaro..meglio un Aver­na o un Lucano..

    :drunk: