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Alice in 3D. Manca la tecnica di Cameron.

Adesso è il momen­to catar­ti­co del 3D e ci toc­ca pup­par­ce­lo così com’è.

Nel caso di Avatar effet­ti­ca­men­te mi è toc­ca­to veder­lo in un cine­ma con uno dei peg­gio­ri siste­mi 3D, ma ieri per l’ul­ti­ma fati­ca di Tim Burton il siste­ma era effi­cien­te. In com­pen­so man­ca­va la tecnica.

La tra­ma è quel­la di sem­pre da Lewis Carrol, appe­na un filo rivi­si­ta­ta. Decisamente visio­na­rio il film e ben inter­pre­ta­to , con un Jhonny Depp qua­si irri­co­no­sci­bi­le che rie­sce a dare mimi­ca ad un vol­to truc­ca­tis­si­mo ed estre­ma­men­te ben pro­get­ta­to, il film si dipa­na in un ben bilan­cia­to misto tra per­so­nag­gi uma­ni e com­pu­te­riz­za­ti, tra sovrap­po­si­zio­ni e tra­spa­ren­ze fuo­ri dall’ordinario.

Il pro­ble­ma nasce nel momen­to in cui il tri­di­men­sio­na­le fal­li­sce, for­nen­do pro­fon­di­tà a tut­to ciò che “car­toon” e per­den­do com­ple­ta­men­te pro­fon­di­tà nel­le­sce­ne a camp largo.

La tec­ni­ca di ripre­sa dei pro­ta­go­ni­sti uma­ni infat­ti, per un qual­che moti­vo, li fà appa­ri­re piat­ti, men­tre tut­to il resto intor­no a loro ha effet­ti­va­men­te una note­vo­le pro­fon­di­tà tridimensionale.

Il risul­ta­to è che spes­so vi sono inqua­dra­tu­re in cui gli atto­ri sem­bra­no del­le foto­gra­fie ani­ma­te di se’ stessi.

La visio­na­rie­tà i Burton è ecce­zio­na­le come sem­pre, e da’ vita a per­so­nag­gi par­ti­co­lar­men­te ben riu­sci­ti, qua­li lo stre­gat­to e Beyard il segu­gio par­lan­te, ecce­zio­nal­men­te rea­liz­za­to ed ani­ma­to anche nei pri­mi piani.

Nell’insieme un risul­ta­to non di cer­to sgra­de­vo­le, anche se rima­ne mia opi­nio­ne che occor­ra una tec­no­lo­gia ben più avan­za­ta per­chè il cine­ma tri­di­men­sio­na­le rag­giun­ga i livel­li di espres­si­vi­tà arti­sti­ca di quel­lo normale.

Non ci vor­rà mol­to, ma nel frat­tem­po riten­go che tut­to que­sto fio­ri­re di film in 3d sia un’ot­ti­ma scu­sa per lan­cia­re sul mer­ca­to i nuo­vi tele­vi­so­ri “3D Ready”, in usci­ta pro­prio tra poche settimane.

Un’ottima trap­po­la per il pub­bli­co non sma­li­zia­to, al qua­le ricor­do che, quan­d’an­che un tele­vi­so­re con­sen­ta la visua­liz­za­zio­ne 3d, il nume­ro di pro­gram­mi rea­liz­za­ti secon­do que­sta tec­no­lo­gia è estre­ma­men­te ridot­to, men­tre due ore pas­sa­ti con gli occhia­li­ni addos­so garan­ti­sco­no un’af­fa­ti­ca­men­to note­vo­le degli occhi e del cervello.


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