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Pruriti Scientifici: linguaggio oggettivo e soggettivo – by Ilia

“Quel­la che sul pia­no sog­get­ti­vo è la feli­ci­tà, sul pia­no ogget­ti­vo

coin­ci­de con la rea­liz­za­zio­ne del­la pro­pria essenza.”

Socra­te (469 a.C. – 399 a.C.)

Ci sia­mo lascia­ti l’ultima vol­ta par­lan­do di dua­li­smo, di micro­co­smo e macro­co­smo, accen­nan­do a diver­si temi da svi­lup­pa­re in futu­ro. Pro­via­mo ades­so a rian­no­da­re le fila del discor­so par­ten­do da un argo­men­to un po’ diverso.

Cer­che­rò di inda­ga­re, in base alla mia espe­rien­za per­so­na­le, la natu­ra del lin­guag­gio mate­ma­ti­co, che vie­ne uti­liz­za­to per espri­me­re con­cet­ti di carat­te­re tec­ni­co-scien­ti­fi­co, con­fron­tan­do­lo col lin­guag­gio comu­ne che nor­mal­men­te uti­liz­zia­mo per comunicare.

Mi sono tro­va­to diver­se vol­te ad inter­ro­gar­mi sul per­ché non sia sem­pli­ce comu­ni­ca­re e facil­men­te si incor­ra in incom­pren­sio­ni e frain­ten­di­men­ti, quan­do si par­la di qual­co­sa che riguar­da la pro­pria espe­rien­za di vita, le pro­prie emo­zio­ni che, per loro natu­ra, non sono codi­fi­ca­bi­li in sim­bo­li mate­ma­ti­ci, in cate­go­rie precise.

Il lin­guag­gio mate­ma­ti­co è un lin­guag­gio sim­bo­li­co che ha lo sco­po, a par­ti­re dall’osservazione del­la natu­ra, di descri­ver­ne il com­por­ta­men­to secon­do un pro­ces­so logi­co di cau­sa ed effet­to, in cui gli ele­men­ti osser­va­ti ven­go­no mes­si in rela­zio­ne. Esso si basa su due con­cet­ti fon­da­men­ta­li: la teo­ria degli insie­mi e la logi­ca del­le pro­po­si­zio­ni.

La teo­ria degli insie­mi ci assi­cu­ra che gli ogget­ti di cui par­lia­mo sono del­le cose ben defi­ni­te: gli insie­mi sono carat­te­riz­za­ti dal fat­to che pos­sia­mo sta­bi­li­re con esat­tez­za se un ele­men­to sia o meno con­te­nu­to all’interno di un deter­mi­na­to insie­me. Per esem­pio la mela appar­tie­ne all’insieme dei frut­ti, il cane all’insieme degli ani­ma­li. Lo stes­so prin­ci­pio vale per le pro­po­si­zio­ni: le fra­si che si usa­no in mate­ma­ti­ca non devo­no esse­re ambi­gue, ovve­ro biso­gna saper dire esat­ta­men­te se una fra­se è vera o falsa.

Le carat­te­ri­sti­che del lin­guag­gio mate­ma­ti­co (nume­ri, equa­zio­ni, figu­re geo­me­tri­che…) sono assi­mi­la­bi­li anche al lin­guag­gio musi­ca­le, a quel­lo infor­ma­ti­co e a tut­ti i lin­guag­gi tec­ni­ci e sim­bo­li­ci, dove le cose di cui si par­la han­no una defi­ni­zio­ne ben pre­ci­sa, di carat­te­re ogget­ti­vo. Anche un lin­guag­gio filo­so­fi­co rigo­ro­so, come quel­lo di alcu­ni testi di filo­so­fia orien­ta­le, può esse­re con­si­de­ra­to tale.

Secon­do la Tra­di­zio­ne infat­ti, mol­ti testi come ad esem­pio i Veda, la Bha­ga­vad­gi­ta, la Caba­la, par­la­no di prin­ci­pi ogget­ti­vi lega­ti alla vita e all’universo, attra­ver­so la nar­ra­zio­ne di sto­rie, alle­go­rie e leg­gen­de. Uti­liz­zan­do un codi­ce cifra­to, come si face­va duran­te la secon­da guer­ra mon­dia­le per scam­biar­si infor­ma­zio­ni riser­va­te, la cono­scen­za vie­ne comu­ni­ca­ta a chi è sta­to “ini­zia­to ai miste­ri”, ai sim­bo­li­smi e ai prin­ci­pi neces­sa­ri per com­pren­de­re il fun­zio­na­men­to del micro­co­smo e del macro­co­smo. E poi­ché que­ste infor­ma­zio­ni devo­no pas­sa­re inos­ser­va­te a chi non pos­sie­da la pre­pa­ra­zio­ne inte­rio­re ade­gua­ta, il lin­guag­gio uti­liz­za­to ricor­re ad imma­gi­ni comu­ni, dan­do così la par­ven­za ai non ini­zia­ti di com­pren­der­ne comun­que il signi­fi­ca­to, che in real­tà rima­ne nasco­sto ai più.

Il lin­guag­gio comu­ne, sia ora­le che scrit­to, ser­ve per rac­con­ta­re even­ti, sen­sa­zio­ni ed emo­zio­ni. Esso si basa sull’esperienza e la sen­si­bi­li­tà di ogni sin­go­lo indi­vi­duo e la sua natu­ra è dun­que intrin­se­ca­men­te sog­get­ti­va.

Per esem­pio quan­do par­lia­mo di un frut­to, di una casa, di un cibo, asso­cia­mo a que­sti ele­men­ti qua­li­tà che pro­ven­go­no diret­ta­men­te dal­la nostra espe­rien­za e dal nostro sen­ti­re, for­ma­ti­si all’interno di una ben deter­mi­na­ta cul­tu­ra, in un par­ti­co­la­re perio­do sto­ri­co. Non a caso ogni Sta­to ha una sua lin­gua, e anche all’interno di uno Sta­to si incon­tra­no dia­let­ti dif­fe­ren­ti che impe­di­reb­be­ro di fat­to la comu­ni­ca­zio­ne se non esi­stes­se una lin­gua nazio­na­le come pun­to d’incontro.

La seguen­te espe­rien­za è alquan­to illu­mi­nan­te a riguar­do. Alcu­ni col­le­ghi cine­si e giap­po­ne­si, le cui lin­gue si basa­no su ideo­gram­mi e non sul­la fone­ti­ca, tra­sfe­ri­ti­si in Occi­den­te, mi han­no par­la­to del loro perio­do ini­zia­le qui da noi, come di uno shock cul­tu­ra­le alquan­to desta­bi­liz­zan­te: inte­grar­si in un mon­do così diver­so dal loro richie­de del tem­po, per lo stu­dio del­la lin­gua del luo­go e la fre­quen­ta­zio­ne del­le persone.

Rie­pi­lo­gan­do dun­que, da una par­te abbia­mo il lin­guag­gio mate­ma­ti­co, ugua­le su tut­to il pia­ne­ta, indi­pen­den­te­men­te dal luo­go e dal­la cul­tu­ra, per sua natu­ra ogget­ti­vo, carat­te­riz­za­to da un cer­to livel­lo di astra­zio­ne e asso­lu­ta­men­te pri­vo di emo­ti­vi­tà. Dall’altra il lin­guag­gio comu­ne, diver­so a secon­da del luo­go e del­la cul­tu­ra di pro­ve­nien­za, per sua natu­ra intrin­se­ca­men­te sog­get­ti­vo e ric­co di sfu­ma­tu­re emotive.

Nel­la mia espe­rien­za d’insegnamento di mate­rie scien­ti­fi­che (mate­ma­ti­ca e fisi­ca) ho potu­to osser­va­re mol­te vol­te una for­ma di ritro­sia nei con­fron­ti del­la loro com­pren­sio­ne. Un vero bloc­co emo­ti­vo che, in manie­ra del tut­to pre­con­cet­ta, por­ta a con­si­de­ra­re tali disci­pli­ne come dif­fi­ci­li, noio­se e, fon­da­men­tal­men­te poco uti­li nel­la vita pra­ti­ca. L’assenza di emo­ti­vi­tà del lin­guag­gio mate­ma­ti­co è a mio pare­re uno dei moti­vi di que­sta dif­fi­col­tà. Più che di una rea­le inca­pa­ci­tà di com­pren­sio­ne, si trat­ta di una for­ma di rifiu­to, che è com­pi­to di un buon inse­gna­te saper aggi­ra­re per per­met­te­re all’allievo di aprirsi.

L’essere uma­no è alla ricer­ca del­la feli­ci­tà, che può esse­re rag­giun­ta in modo sta­bi­le, solo attra­ver­so la rea­liz­za­zio­ne di sé.

Lo stu­dio del lin­guag­gio fa par­te di quel pro­ces­so più ampio di Cono­scen­za che per­met­te all’essere uma­no di evol­ve­re, pas­san­do da una per­ce­zio­ne pura­men­te sog­get­ti­va di se stes­so e del mon­do, ad una visio­ne più ogget­ti­va che coniu­ga liber­tà e responsabilità.

Risul­ta dun­que sem­pre attua­le l’imperativo di Socrate:

Uomo, cono­sci te stesso.

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3 Comments

  1. Valeria ha detto:

    Ciao Ilia, ben tor­na­to! Scri­vi che in alcu­ne per­so­ne l’assenza di emo­ti­vi­tà del lin­guag­gio mate­ma­ti­co pro­du­ce un vero bloc­co emo­ti­vo… Non ci ave­vo mai pen­sa­to ma… in effet­ti mi sa che tu abbia pro­prio ragione!!!
    Gra­zie per que­sto bel post!!! :bye:

  2. Ilia ha detto:

    Ciao vale­ria, gra­zie del tuo com­men­to. Effet­ti­va­men­te mi sono pre­so una lun­ga pau­sa a cau­sa di tan­te altre cose che stan­no suc­ce­den­do nel­la mia vita, e scri­ve­re que­sti post, alme­no per me non è affat­to sem­pli­ce, mi pren­de diver­se ore. Sono con­ten­to se quel­lo che scri­vo può esse­re d’a­iu­to o di spun­to di riflessione. 

    Un caro saluto. 🙂