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De Cubertain era un perdente…

…E come tale ha scrit­to un mot­to che tut­ti i per­den­ti si infi­la­no in boc­ca per non rea­liz­za­re che sono tali.

“L’im­por­tan­te non è vin­ce­re ma partecipare”

E’ vera­men­te il mot­to di chi per­de. Un po’ come quel­li che sosten­go­no che entra­re in pos­ses­so di una mon­ta­gna di sol­di li ren­de­reb­be solo più pove­ri “den­tro” e quin­di a loro non interessa.

BALLE!!!

Se sei ric­co, ma vera­men­te ric­co, ti togli di mez­zo un bel po’ di rogne che ti ren­do­no la vita dif­fi­ci­le e ti ritro­vi di col­po con un sac­co di tem­po a dispo­si­zio­ne per fare ciò che pre­fe­ri­sci, per lot­ta­re per quel­lo che vera­men­te con­ta per te e non solo per arri­va­re alla fine del mese.

Allo stes­so modo, se par­te­ci­pi ad una gara, l’im­por­tan­te è vin­ce­re, non par­te­ci­pa­re, per­chè se comin­ci a dir­ti che se per­di non è un pro­ble­ma, allo­ra sarà mol­to dura tro­va­re al tuo inter­no quel­la spin­ta che fa la dif­fe­ren­za tra un cam­pio­ne e tut­ti gli altri; e se per un caso for­tui­to doves­se suc­ce­de­re che non vin­ci, avrai anco­ra l’e­ner­gia per ripro­var­ci e riu­sci­re e non ti tro­ve­rai ad accon­ten­tar­ti di arri­ve­re “dopo”.

De Cuber­tain era un per­den­te. E come tale è diven­ta­to l’au­to­re del­l’in­no di tut­ti i “secon­di” del mondo.

E dirò di più: non solo è impor­tan­te vin­ce­re ma, soprat­tut­to, come si vin­ce; la vit­to­ria deve esse­re net­ta, chia­ra, indiscutibile.

Per fare pas­sa­re la voglia ai secon­di di riprovarci.

Per cita­re Altieri:

“Ter­mi­na­zio­ne con estre­mo pregiudizio”

De Cuber­tain par­la­va del gio­co. Ma la vita non è affat­to un gio­co. Non esi­sto­no secon­di o ter­zi nel­la vita. Esi­sto­no quel­li che vin­co­no. Tut­ti gli altri perdono.

Ma anche nel gio­co, chi si avvi­ci­na ad una sfi­da spor­ti­va sen­za la neces­sa­ria deter­mi­na­zio­ne, è desti­na­to a per­de­re, per­chè se par­te pen­san­do che l’im­por­tan­te è par­te­ci­pa­re non tro­ve­rà mai la foca­liz­za­zio­ne e la deter­mi­na­zio­ne neces­sa­rie a vincere.

Quin­di… fot­ti­ti De Cubertain!

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18 Comments

  1. Giuseppe ha detto:

    Evvai Franz!

  2. Luna ha detto:

    Dici che sia l’in­no dei per­den­ti, Franz?… Lo pen­so anch’io, e pen­so anche che sia l’in­no di colo­ro che non han­no voglia/testa di impe­gnar­si per eccellere 😕

  3. Fede ha detto:

    Ci vole­va ‘sto post…bendetto e ben­fat­to Franz!

  4. antonio ha detto:

    Bel col­po Franz! L’ho sem­pre pen­sa­to anch’io.Antoine.

  5. Il Veronesi ha detto:

    Lo sape­te che se tut­to il blog si schie­ra in una dire­zio­ne io sen­to un imul­so irre­fre­na­bi­le ad anda­re dal­l’al­tra? E quindi…
    Io cre­do che il pen­sie­ro secon­do il qua­le De Cuber­tain vie­ne cita­to e lo si por­ta ad esem­pio, non sia così bana­le. Pre­met­to che sono d’ac­cor­do col fat­to che il dena­ro ser­ve e miglio­ra la vita e che più ne hai e meglio stai. Chi dice il con­tra­rio o men­te o sba­glia. Però io cre­do che quan­do si dispu­ta una com­pe­ti­zio­ne (e giu­sta­men­te la vita rien­ta in tale cate­go­ria a tut­ti gli effet­ti), lo devi fare col solo obbiet­ti­vo di vin­ce­re. E que­sto è un pun­to. Resta però l’im­por­tan­za di saper affron­ta­re la scon­fit­ta con la digni­tà neces­sa­ria a saper sti­ma­re sen­za invi­die il vin­ci­to­re, a saper sor­ri­de­re con sin­ce­ri­tà davan­ti alla scon­fit­ta e a saper inve­sti­re la scon­fit­ta come capi­ta­le su cui costrui­re la pros­si­ma com­pe­ti­zio­ne. Per­ché ogni vol­ta che ho visto qal­cu­no inca­pa­ce di vive­re la scon­fit­ta ho per­ce­pi­to quel­la per­so­na come una per­so­na meschi­na. E la meschi­ni­tà è dav­ve­ro una del­le carat­te­ri­sti­che più pie­to­se, per me. Cre­do che vada in que­sta dir­zio­ne, chi plau­de il pen­sie­ro di De Cuber­tain, nel­la neces­si­tà di resta­re anco­ra­ti alla digni­tà, all’o­no­re ed a quel­la mae­sto­si­tà d’a­ni­mo che, mi ren­do con­to, è per pochi.

    • franz ha detto:

      A par­te il fat­to che non sem­pre vai con­tro cor­ren­te… in tut­to il tuo ragio­na­men­to c’è una pecca.
      La scon­fit­ta, sem­pli­ce­men­te, non esi­ste. E’ solo la vit­to­ria che si è fer­ma­ta a bere un caffè.

      Non so se mi sono spie­ga­to, come dis­se il para­ca­du­te cieco…

  6. GUIDO ha detto:

    Rispon­de­re all’intervento di Franz non è semplice:
    1° l’argomento è complesso
    2° biso­gna esse­re con­ci­si, dato il mez­zo di comunicazione
    3° la sua “potreb­be” anche esse­re una pro­vo­ca­zio­ne ad arte.
    Ci pro­vo comunque.
    Innan­zi­tut­to – par­tia­mo da un fat­to secon­da­rio – la fra­se «l’importante è vin­ce­re non par­te­ci­pa­re» non è pro­prio del baro­ne di Cou­ber­tin ma di un vesco­vo del­la Penn­syl­va­nia, che la pro­nun­ciò duran­te una pre­di­ca. Pier­re de Cou­ber­tin, facen­do­la pro­pria, la rese famosa.
    Poi, dob­bia­mo capi­re di cosa par­lia­mo: di una gara spor­ti­va? del­la rea­liz­za­zio­ne nel lavo­ro? del­la ric­chez­za? dell’essere famo­si ed esse­re al cen­tro dell’attenzione? del­la pro­du­zio­ne nel cam­po arti­sti­co? del­la rea­liz­za­zio­ne nel­la sfe­ra dell’amore, dell’amicizia? dell’armonia con noi stes­si? del­la capa­ci­tà di dare solu­zio­ne al pro­ble­ma del­la nostra vita spirituale?…
    Sicu­ra­men­te tut­to richie­de impe­gno e ciò che rie­sco a rea­liz­za­re in un cam­po in modo eccel­so, in gene­re mi pre­clu­de la pos­si­bi­li­tà di esse­re pri­mo da un’altra par­te. Non solo. Sono costret­to a dedi­ca­re buo­na par­te, se non tut­ta la vita a quel­lo sco­po, a sca­pi­to di tut­to il resto. (Poi la sera, quan­do sarò solo con me stes­so, non so quan­to que­sto mi baste­rà e mi farà sen­ti­re realizzato!)
    Non esi­ste infat­ti uomo che pos­sa dir­si com­ple­to, o comun­que com­ple­to ai mas­si­mi livel­li. Dan­te, Miche­lan­ge­lo, Leo­nar­do, Sha­ke­spea­re, Mozart, Ein­stein, Pelè, per fare solo alcu­ni nomi che gene­ral­men­te ven­go­no rico­no­sciu­ti come geni, ave­va­no una serie di man­che­vo­lez­ze in altri campi.
    Pri­mo dun­que in let­te­ra­tu­ra o in arte o in musi­ca o nel cam­po scien­ti­fi­co o nel cal­cio. E poi? L’uomo non è solo un let­te­ra­to o un arti­sta o un musi­ci­sta o uno scien­zia­to o un cal­cia­to­re. L’uomo è qual­co­sa di più. È un uomo, appunto.
    Dun­que, poi­ché pos­sia­mo eccel­le­re in una cosa ed esse­re del­le schiap­pe in un’altra, sarem­mo tut­ti per­den­ti. E que­sto, per il sem­pli­ce fat­to di esse­re imper­fet­ti e di esse­re con­ti­nua­men­te sul­la stra­da del­la ricer­ca, dall’avanzamento e del miglioramento.
    Franz dice che «la vita non è affat­to un gio­co. Non esi­sto­no secon­di o ter­zi nel­la vita. Esi­sto­no quel­li che vin­co­no. Tut­ti gli altri perdono».
    Su que­sta affer­ma­zio­ne ci sono alme­no due cose da dire.
    – Pro­prio per­ché la vita non è un gio­co, dovrem­mo esse­re capa­ci di fare una sca­la di valo­ri e capi­re su cosa con­cen­tra­re essen­zial­men­te la nostra atten­zio­ne e man mano dare tem­po e spa­zio alle nostre esi­gen­ze vere, non a quel­le indotte.
    – Inol­tre, il ragio­na­men­to di Franz por­ta diret­ta­men­te alla “com­pe­ti­zio­ne”, da cui sca­tu­ri­sco­no anta­go­ni­smo, con­cor­ren­za, riva­li­tà, invi­dia. Altra cosa inve­ce è par­la­re di “pro­va” la qua­le ci met­te in gara con noi stes­si e ci spin­ge (o dovreb­be spin­ger­ci) a cer­ca­re di superarci.
    Comun­que, nell’un caso (la com­pe­ti­zio­ne) e nell’altro (la pro­va) va sem­pre tenu­to pre­sen­te il giu­sto mez­zo, affin­ché la cosa non diven­ti esa­spe­ran­te. Allo­ra rischie­rem­mo di amma­lar­ci di esau­ri­men­to e/o di depres­sio­ne (Di casi se ne con­ta­no tantissimi).
    Dun­que la vita non è una gara ma una pro­va, un’opportunità che ci vie­ne data per pro­gre­di­re ed eman­ci­par­ci. Il livel­lo che rag­giun­ge­re­mo è diret­ta­men­te pro­por­zio­na­le a tut­ta una serie di fat­to­ri: il pun­to di par­ten­za per­so­na­le (fisi­co, intel­let­ti­vo e psi­chi­co), l’ambiente nel qua­le sia­mo nati e cre­sciu­ti, l’ambiente in cui ci muo­via­mo, le espe­rien­ze, gli incon­tri spes­so for­tui­ti, il nostro impe­gno, la volon­tà, lo stu­dio e la cul­tu­ra, i nostri desi­de­ri, le nostre neces­si­tà, le nostre scelte …
    Que­sto discor­so comun­que nul­la toglie che ci si deb­ba e pos­sa con­fron­ta­re e misu­ra­re con l’altro,
    che biso­gna ave­re quel piz­zi­co di sana ambi­zio­ne che ci ser­ve da sti­mo­lo e da mol­la e ci per­met­te di dare sem­pre il meglio di noi. Ma il pri­mus sarà solo pri­mo in un pic­co­lo fran­gen­te, in un fram­men­to di vita. Quel­li che Franz chia­ma “per­den­ti” e “fot­tu­ti” sono in quel pic­co­lo fran­gen­te e fram­men­to di vita solo secon­di e ter­zi e ulti­mi. Riman­go­no comun­que uomini.
    Ognu­no nel suo pic­co­lo par­te­ci­pa alla com­po­si­zio­ne dell’universo, è una tes­se­ra del puzz­le, ha una fun­zio­ne, anche se spes­so sco­no­sciu­ta o non pre­ci­sa­ta nei con­tor­ni. Dovreb­be basta­re la coscien­za di que­sto fat­to a far­ci sen­ti­re tut­ti impor­tan­ti e vin­cen­ti. Il resto è solo polvere.

    • franz ha detto:

      Sul fat­to che la vita “sia” qual­co­sa, obbietto.
      Per quel­lo che ho potu­to spe­ri­men­ta­re, la vita é. Pun­to. Non è “que­sto” o “quel­lo”. E’ e basta. E’ ciò che è. Eccel­le­re in una cosa ed esse­re schiap­pe in un’al­tra, ha poco senso.
      In sen­so asso­lu­to intendo.
      Io non par­la­vo di eccel­le­re, quan­to di essere.
      Vin­ce­re la vita in que­sto sen­so. Non c’en­tra la com­pe­ti­zio­ne. Non c’en­tra l’ec­cel­len­za in una cosa o in un’altra.
      C’en­tra vive­re al 100%. Tut­to lì. Se vivi al 100% non puoi per­de­re. A quel pun­to non esi­ste scon­fit­ta. Non più.
      Oh… non che io ci sia riu­sci­to, sia chiaro.
      Si trat­ta solo di qual­co­sa con cui da un po’ vado misu­ran­do­mi; un sen­so diver­so di ciò che vivo al mio interno.

      • Valeria ha detto:

        Franz, ammet­to che il tuo post mi ave­va un po’ con­fu­sa, mi sem­bra­va un po’ “asso­lu­ti­sta” sti­le mari­ne ame­ri­ca­no che se il figlio non vin­ce la sua par­ti­ti­na di rug­by al cam­pet­to del quar­tie­re è un per­den­te, inet­to per nul­la degno di suo padre. Ma evi­den­te­men­te non era que­sto il sen­so del­le tue parole.
        Se il sen­so di “vin­ce­re” è vive­re appie­no la vita allo­ra si, mi asso­cio. La vit­to­ria più dif­fi­ci­le, e secon­do me l’unica vera vittoria.
        Kri­sh­na si rivol­ge ad Arju­na dicen­do: “O Arju­na da dove vie­ne la tua debo­lez­za in que­sto dif­fi­ci­le momen­to? Essa è inde­gna di un ario e non con­du­ce al cielo”.
        Ma più oltre dice anche: “E’ la sola azio­ne quel­la che ti con­cer­ne, mai i suoi frut­ti; non dipen­de­re dal frut­to del kar­ma e nean­che devi attac­car­ti alla non azione”.

  7. Pirata ha detto:

    …il resto è la vita tutta…

  8. franco ha detto:

    Bel col­po Franz!

  9. GUIDO ha detto:

    Caro Franz, se aves­si inte­gra­to il post con quan­to hai scrit­to come rispo­sta al mio com­men­to, la comu­ni­ca­zio­ne sareb­be pas­sa­ta ed io mi sarei rispar­mia­to un’ora di lavoro.
    In real­tà, par­lan­do di sol­di e gare, hai mes­so il let­to­re (mi pare non solo me) su una fal­sa pista, soprat­tut­to chi non ti cono­sce o non ha la facol­tà di leg­ge­re il pensiero.
    E comun­que, se par­lia­mo di vive­re la vita al 100%, non sco­mo­de­rò cer­to De Cou­ber­tin ma, come novel­lo Dio­ge­ne, mi muni­rò di lan­ter­na e andrò in giro per cer­ca­re l’uomo!

    • franz ha detto:

      Sono spia­cen­te per la tua gra­ve per­di­ta di tem­po… :cof­fee:

  10. dilmun ha detto:

    Gran­de Franz, come sem­pre :beer: