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Il trucco agli occhi usato in Africa previene le infezioni. Wow! Ci volevano dei ricercatori per saperlo!

E lo gri­da­no pure ai quat­tro ven­ti, come se fos­se una sco­per­ta straor­di­na­ria, con tan­to di pub­bli­ca­zio­ni sul­le rivi­ste spe­cia­liz­za­te e lan­ci di agen­zia. Man­ca­no giu­sto gli squil­li di trom­ba e sia­mo a posto.

Un grup­po di emi­nen­ti (non si sa in cosa, for­se in ovvie­tà…) ricer­ca­to­ri ha gua­da­gna­to gli ono­ri del­la ribal­ta sul­le pagi­ne del­le agen­zie di stam­pa per aver sco­per­to che:

“Il truc­co alla Cleo­pa­tra, oltre ad esse­re mol­to sen­sua­le, costi­tui­sce un’ef­fi­ca­ce pro­te­zio­ne antibatterica”

Incre­di­bi­le, vero? Chi lo avreb­be mai detto?

For­se tut­te, ma pro­prio tut­te le popo­la­zio­ni afri­ca­ne e india­ne che, da mil­len­ni, usa­no il Kajal e un altro estrat­to di una radi­ce par­ti­co­la­re (non chie­de­te­mi qua­l’è) per truc­car­si gli occhi, sapen­do per­fet­ta­men­te che così pre­ven­go­no tut­ta una serie di infezioni.

Ma non solo.

Un gior­no ero in ban­ca quan­do entrò un uomo di colo­re con i suoi due bam­bi­ni. I due pic­co­li ave­va­no degli occhi mol­to bel­li già di loro, ma quel­la bel­lez­za era mes­sa in risal­to dal colo­re di una mati­ta trac­cia­to all’in­ter­no del­le palpebre.

Chie­si all’uo­mo se il colo­re in que­stio­ne non fos­se fasti­dio­so per i pic­co­li e lui mi rispose:

Affat­to, anzi… Li aiu­ta

In che sen­so?

Beh, sem­pli­ce… ha mai visto un ragaz­zi­no di colo­re sot­to i die­ci anni, in Ita­lia, con gli occhia­li?

In effet­ti no, vedo spes­so bam­bi­ni di colo­re in giro ma, a dif­fe­ren­za di mol­ti pic­co­li ita­lia­ni, effet­ti­va­men­te nes­su­no con gli occhiali.

E’ que­sta mati­ta che nel­la nostra ter­ra uti­liz­zia­mo dal­la not­te dei tem­pi. Fino alla puber­tà aiu­ta tan­tis­si­mo a pre­ve­ni­re le infe­zio­ni ma soprat­tut­to le disfun­zio­ni del­la vista, come la mio­pia e l’a­stig­ma­ti­smo, che infat­ti nei nostri pic­co­li rara­men­te si mani­fe­sta­no pri­ma dei die­ci – dodi­ci anni”.

Un po’ stu­pi­to, sia dal­le affer­ma­zio­ni del­l’uo­mo che dal­la sua pro­prie­tà di lin­guag­gio gli chie­si qua­le fos­se la sua professione.

Sono il diret­to­re del dipar­ti­men­to di ricer­ca oftal­mo­lo­gi­ca all’u­ni­ver­si­tà di Cit­tà del Capo

Sen­za fare tan­to casi­no e sen­za tirar­se­la più di tanto.


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2 Comments

  1. Fede ha detto:

    Io però tro­vo che se la cosa venis­se pub­bli­ciz­za­ta alla gran­de e maga­ri per un bel pò di tem­po allo­ra, for­se, il meto­do ver­reb­be adot­ta­to anche in occi­den­te in sca­la sem­pre maggiore…e poi avrem­mo un moti­vo in più per ammi­ra­re i bambini…
    :idiot:

  2. Layla ha detto:

    Non è una pian­ta, è un mine­ra­le che vie­ne pol­ve­riz­za­to mol­to fine­men­te e sciol­to con olii par­ti­co­la­ri, non ricor­do il nome del mine­ra­le ma que­sta sto­ria l’a­ve­vo sen­ti­ta mol­ti anni fa in un documentario.
    Baci! Layla.