>

Sogno di una notte di mezz’inverno

La casa è di quel­le di cui si leg­ge nei libri… o si vede nei film americani.

Vetro, pie­tra e legno, sul­la spiag­ga, a pochi pas­si dal­l’o­cea­no. Il pavi­men­to in gran­di assi, appog­gia­to su gros­si tron­chi pian­ta­ti nel­la sab­bia, è ruvi­do sot­to i miei pie­di. Tra­smet­te un inso­li­to sen­so di calore.

Ci sono le nuvo­le. Gran­di, gri­gie e bian­che, copro­no il cie­lo in una serie di onde che sem­bra il rifles­so dell’acqua.

Sor­ri­do. Un rifles­so all’in­sù… mai sentito.

C’è del tè nel­la taz­za tra le mie mani. Stra­no; io odio il tè. Ma que­sto è un sogno e quin­di que­sta vol­ta mi piace.

La vetra­ta davan­ti a me è riti­ra­ta ai lati sul­le sue gui­de d’ac­cia­io. Sen­to l’a­ria satu­ra di umi­di­tà venir­mi addos­so dall’oceano.

Che stra­na tem­pe­ra­tu­ra. Potreb­be esse­re fred­da ma sem­bra calda.

Men­tre ascol­to que­sto ven­to che agi­ta il silen­zio di que­sta casa, avver­to anche l’im­men­sa ener­gia di que­sto mare che è mol­to di più di un mare. Potrei cer­ca­re di dare un nome alla qua­li­tà che sento.

Ma sareb­be inu­ti­le. Anzi, fareb­be ces­sa­re l’incanto.

La luce di que­sto gior­no imper­fet­to pare arri­va­re da tut­te le par­ti. Sem­bra che tut­to il cie­lo abbia deci­so di esse­re lumi­no­so ai limi­ti del sopportabile.

Non ci sono ombre sul­la spiag­gia; azze­ra­te dal rifles­so onni­pre­sen­te come se ci fos­se un for­tis­si­mo chia­ro di luna.

Sor­ri­do anco­ra: oggi c’è un chia­ro di sole bellissimo.

Pas­sa un gom­mo­ne, poco al lar­go. Nem­me­no il per­nac­chio del suo moto­re rie­sce a spo­sta­re la quie­te di que­sto pomeriggio.

I pen­sie­ri sono len­ti, pigri. Come le onde davan­ti a me.

Godo anco­ra un po’ di tut­to que­sto. In pace.

Poi pog­gio la taz­za sul tavo­lo e mi alzo dal­la sedia.

Con­to all’in­die­tro. 5… 4… 3… 2… 1…

Bip! Bip! [pau­sa] Bip! Bip! [pau­sa]

La tran­si­zio­ne è meglio di qua­lun­que effet­to spe­cia­le del cine­ma. Non rie­sco a descri­ver­la. E’ una tran­si­zio­ne del­la per­ce­zio­ne. Dal son­no alla veglia. Il luo­go non scom­pa­re… è come se rim­pic­cio­lis­se in lon­ta­nan­za, men­tre lo spa­zio che lascia vie­ne riem­pi­to dal­le for­me del­la stan­za in penombra.

Bip! Bip! [Pau­sa] Bip! Bip! [pau­sa]

E’ come un sospi­ro… il son­no si allon­ta­na pro­prio come se sospi­ras­se. Allun­go un brac­cio e spen­go la sveglia.

Ed è in quel momen­to che qual­co­sa sor­ge dal pro­fon­do, dagli abis­si del­l’ID… l”espressione per­fet­ta per que­sto momento.

MA… MA… MA VAFFANCULO!

Con­di­vi­di

3 Comments

  1. Giuseppe ha detto:

    Quan­te vol­te l’ho det­to anch’io…al momen­to del risve­glio: ma vaffanculo!

  2. patty ha detto:

    ma.….….…sono poi solo sogni?????????

  3. Julk ha detto:

    Cre­do di aver fini­to solo una deci­na di sogni nel­la mia vita 😕