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Sentire lo spazio.

Sedu­to in silen­zio, sem­pli­ce­men­te respi­ro. Testi­mo­ne dap­pri­ma silen­te, inter­ven­go dopo un po’ per allun­ga­re le fasi.

Sen­za fret­ta. Con dol­cez­za, una carez­za dopo l’al­tra, il respi­ro si allun­ga come le carez­ze sul capo di una don­na i cui capel­li cre­sco­no a vista d’occhio.

Pri­ma un tem­po, poi un po’ di più… poi anco­ra di più.

E nel con­cen­tra­re l’at­ten­zio­ne sul respi­ro, il cor­po si fa immo­bi­le. Il pen­sie­ro si allon­ta­na, in sot­to­fon­do, dis­sol­ven­za sfu­ma­ta da un miste­rio­so DJ interiore.

Dopo qual­che tem­po, l’at­ten­zio­ne si spo­sta dal respi­ro. Pri­ma era linea­re, ora è una sfe­ra. I con­fi­ni del cor­po, non più per­ce­pi­ti, gene­ra­no una stra­na con­di­zio­ne, come esse­re sospe­si per aria.

Ma la sfe­ra di per­ce­zio­ne è lì, anch’es­sa sfu­ma­ta. Tut­to, intor­no, è fer­mo ma anche vibran­te. C’è un suo­no che riem­pie lo spa­zio, un suo­no lontano.

Nel­l’a­scol­ta­re quel suo­no, lo spa­zio si allar­ga di colpo.

L’in­te­ra casa entra all’in­ter­no di chi ascol­ta. Un’e­span­sio­ne improv­vi­sa, qua­si sor­pren­den­te. Ma l’e­mo­ti­vo è fer­mo quan­to il pen­sie­ro e nul­la acca­de, se non la dila­ta­zio­ne di con­fi­ni per­cet­ti­vi ora evanescenti.

Mi ritro­vo al cen­tro del capo e con­tem­po­ra­nea­men­te in tut­to lo spa­zio che per­ce­pi­sco. Non vi è differenza.

E’ for­se per que­sto che la per­ce­zio­ne si fa di col­po anco­ra più spa­zio­sa. Anche i muri del­la casa han­no ces­sa­to di esi­ste­re ed ora la sfu­ma­tu­ra ester­na del cam­po per­cet­ti­vo, flan­gia impal­ba­bi­le di un “me” non rico­no­sci­bi­le, len­ta­men­te, si ritrae fino a cade­re d’un trat­to nuo­va­men­te al cen­tro del capo.

Una bel­lis­si­ma luna mi salu­ta nel silen­zio del­la notte.

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4 Comments

  1. Giuseppe ha detto:

    Bel­lo!

  2. Valeria ha detto:

    Mol­to bel­lo davvero!

  3. Fede ha detto:

    Sen­ti caro, ma il suo­no che sen­ti è quel­lo del ‘silen­zio’?!