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Non scambiare densità per intensità.

Un clas­si­co.

Pri­ma però occor­re defi­ni­re cosa si inten­de per “den­so”.

Qui più che l’e­ti­mo­lo­gia ci vie­ne in aiu­to la fisi­ca. La den­si­tà in fisi­ca è defi­ni­ta come il rap­por­to tra mas­sa e volu­me. Vale a dire che più mas­sa a pari­tà di volu­me deter­mi­na mag­gior den­si­tà. Un soli­do è più den­so di un liqui­do che a sua vol­ta è più den­so di un gas.

Quin­di il ter­mi­ne den­si­tà è rife­ri­to alla con­cen­tra­zio­ne di mate­ria all’in­ter­no di un volu­me. Dicia­mo che la den­si­tà è l’op­po­sto del­la soa­vi­tà, inte­sa come raf­fi­na­zio­ne di una materia.

Ora però, tra­slan­do in rife­ri­men­to ad un esse­re uma­no, occor­re anda­re anche un po’ per esem­pi. Cre­do che sia capi­ta­to a chiun­que di incon­tra­re una per­so­na “grez­za”. Per grez­zo in que­sto caso si ha l’ac­ce­zio­ne nega­ti­va di “poco raffinato”.

Ora imma­gi­nia­mo una per­so­na dal­le for­ti ten­den­ze egoi­sti­che, mol­to con­cen­tra­ta su se’ stes­sa e sul­le cose mate­ria­li. Avrà un’e­spres­sio­ne mol­to pro­ba­bil­men­te più grez­za di un’al­tra meno attrat­ta da ciò che è mate­ria­le.

Un tipi­co esem­pio di per­so­na den­sa è la figu­ra del mal­va­gio, del­l’as­se­ta­to di pote­re a tut­ti i costi, o del dit­ta­to­re. Ma sen­za anda­re a sco­mo­da­re estre­mi così esa­cer­ba­ti, mol­to spes­so si incon­tra­no per­so­ne den­se nel­l’e­spres­sio­ne inter­na. Come se all’in­ter­no aves­se­ro un nucleo, qual­co­sa dal peso spe­ci­fi­co par­ti­co­la­re, per­so­ne che quan­do entra­no in un ambien­te ten­do­no a colo­rar­lo con una qua­li­tà plum­bea e poco pia­ce­vo­le.

Que­sto è quel­lo che inten­do per “den­so”.

L’in­ten­si­tà inve­ce è un con­cet­to che richie­de poche o nul­le spie­ga­zio­ni. Espres­sio­ni come “uno sguar­do inten­so” o “un vol­to inten­so” o anche “è sem­pre mol­to inten­so in ciò che fa” non richie­do­no spiegazioni.

Il pro­ble­ma è pro­prio in que­sta cono­scen­za inter­na. L’in­ten­si­tà è l’e­spres­sio­ne di chi rie­sce a dare un valo­re par­ti­co­la­re al sin­go­lo istan­te. A vive­re le cose, appun­to, con inten­si­tà. E quin­di, bene o male, l’in­ten­si­tà è una qua­li­tà par­ti­co­la­re che pri­ma o poi tut­ti han­no cer­ca­to nel­la vita.

Pro­prio per que­sto e anche per il fat­to che per­so­ne inten­se se ne tro­vi­no poche in giro, l’in­ten­si­tà vie­ne spes­so con­fu­sa con la den­si­tà. Una per­so­na den­sa sarà obbli­ga­to­ria­men­te inten­sa nel­l’e­spres­sio­ne, nel­l’a­zio­ne del­la vita. Ma quel­lo che fa la dif­fe­ren­za è la cau­sa dell’intensità.

Chi è inten­so per sco­pi pura­men­te egoi­sti­ci, alla fine pie­ga lo spa­zio di espe­rien­za altrui intor­no a se’. Chi è inten­so e basta espan­de il pro­prio spa­zio di espe­rien­za sem­pre di più e nel­la dire­zio­ne ver­so cui si muo­ve. Di quel­lo degli altri non fa nul­la. Cer­ca di con­di­vi­de­re il pro­prio, anche quan­do sa per­fet­ta­men­te che con­di­vi­de­re un’e­spe­rien­za con qual­cu­no è, nel 99,99% dei casi, impos­si­bi­le. E lo fa non cer­to per un pro­prio tor­na­con­to pura­men­te egoistico.

Pur­trop­po oggi, la den­si­tà è mol­to più dif­fu­sa di quan­to non si pen­si e que­sto, pur­trop­po, non aiuta.

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16 Comments

  1. Paolo ha detto:

    Da pro­fa­no qua­le sono su que­ste “fac­cen­de” ti fac­cio una doman­da, Franz:
    que­sta distin­zio­ne net­ta e pal­pa­bi­le, come hai ben descrit­to tu, non potreb­be esse­re cau­sa­ta dal fat­to che, ormai da “qual­che” seco­lo ma in par­ti­co­la­re nel­la nostra epo­ca, carat­te­riz­za­ta da un evi­den­te edo­ni­smo, si ten­de semo­pre di più a domi­na­re le sen­sa­zio­ni per­so­na­li e a con­di­zio­na­re la pro­pria spi­ri­tua­li­tà e posi­ti­vi­tà ver­so gli altri con l’u­ni­co sco­po del suc­ces­so e del­la mate­ria­li­tà che gesti­sce la socie­tà di oggi?
    Non vor­rei che la doman­da appa­ris­se bana­le e la rispo­sta, di con­se­guen­za, doves­se neces­sa­ria­men­te adat­tar­vi­si e gesti­re un sem­pli­cis­si­mo “si”, o “evi­den­te”, qua­lo­ra aves­si visto giu­sto. E’ la doman­da suc­ces­si­va, sem­mai, a ispi­rar­mi un aspet­to pes­si­mi­sti­co del discor­so: se si, qual­cu­no pen­sa che, ai livel­li socia­li attua­li (com­pre­so l’in­se­gna­men­to non­chè con­di­zio­na­men­to men­ta­le che si dà alle ulti­me gene­ra­zio­ni men­tre cre­sco­no, così come lo abbia­mo avu­to noi) sia pos­si­bi­le un pro­ces­so inver­so che ripor­ti ad una con­di­zio­ne più accet­ta­bi­le in cui l’uo­mo più dota­to sot­to que­sti aspet­ti miri a crea­re un grup­po per con­di­vi­der­ne espe­rien­ze ed esi­sten­za e non per sot­to­met­ter­lo e sfruttarlo??
    Al di là di un dif­fi­ci­le quan­to impro­ba­bi­le cam­bia­men­to men­ta­le di cia­scu­no di noi, a cui non cre­do fran­ca­men­te (nel nostro Pae­se nem­me­no si rie­sce a inse­gna­re ai figli a non but­ta­re le car­tac­ce dai finie­stri­ni!!), pen­si sia pos­si­bi­le tro­va­re un pun­to di rife­ri­men­to per un cam­bia­men­to significativo?

    • Valeria ha detto:

      Franz que­sto arti­co­lo è dav­ve­ro bellissimo!!!

      Visto che ci sono mi per­met­to di scri­ve­re due paro­le a Pao­lo anche se le doman­de non le ha rivol­te a me (vor­rà dire che Franz mi cor­reg­ge­rà… così avrà lavo­ro dop­pio… e sen­za straor­di­na­ri :smirk: ):

      io cre­do che “den­si­tà” sia una carat­te­ri­sti­ca lega­ta più che altro alla ristret­tez­za men­ta­le e non neces­sa­ria­men­te con­nes­sa a sco­pi di suc­ces­so o mate­ria­li­smo, alme­no non consapevolmente.
      Ci sono per­so­ne con­vin­te di “fare del bene” o com­ple­ta­men­te iden­ti­fi­ca­te nel­la par­te di “altrui­sti vota­ti ad una visio­ne spi­ri­tua­le del­la vita” eppu­re sono dav­ve­ro pesan­ti, ingom­bran­ti, pre­sun­tuo­se, sup­po­nen­ti e pen­so che que­sta cate­go­ria di per­so­ne sia sem­pre esi­sti­ta, ora come in passato…

      In meri­to alla secon­da doman­da: anche oggi, come in epo­che pas­sa­te, esi­sto­no per­so­ne inten­se ma non den­se. Que­ste vivo­no la loro esi­sten­za sot­to gli occhi di tut­ti e potreb­be­ro ogni gior­no fare da esem­pio per mol­ti, ma pur­trop­po sono in pochi a notarle…
      Pen­so che pri­ma anco­ra di cer­ca­re pun­ti di rife­ri­men­to sareb­be neces­sa­rio cer­ca­re al pro­prio inter­no quel­la volon­tà di cam­bia­men­to ver­so qual­co­sa di più “raf­fi­na­to”; fare in sostan­za una scel­ta rela­ti­va­men­te e ciò che noi per pri­mi vor­rem­mo esse­re. Solo allo­ra sare­mo in gra­do di rico­no­sce­re chi que­sta scel­ta l’ha già fat­ta da tem­po e ha lavo­ra­to a lun­go su di se riu­scen­do a fare suf­fi­cien­te spa­zio men­ta­le da saper vive­re “espan­den­do il pro­prio spa­zio di espe­rien­za” (per cita­re Franz…)
      Que­sto il mio pare­re. Ciao Paolo.
      Valeria

      • Paolo ha detto:

        Ok gra­zie per le spie­ga­zio­ni, essen­do per nul­la inten­di­to­re di que­sti aspet­ti del­l’a­ni­mo uma­no, come det­to sopra, qual­sia­si cosa mi ser­ve per valu­ta­re e/o ampliare.
        Mi sem­bra però di leg­ge­re un evi­den­te con­tro­sen­so nel­le due rispo­ste che mi hai dato(sempre sul­la base del­la mia limi­ta­ta visio­ne del­la que­stio­ne). Cito:
        – “Ci sono per­so­ne con­vin­te di “fare del bene” o com­ple­ta­men­te iden­ti­fi­ca­te nel­la par­te di “altrui­sti vota­ti ad una visio­ne spi­ri­tua­le del­la vita” eppu­re sono dav­ve­ro pesan­ti, ingom­bran­ti, pre­sun­tuo­se, sup­po­nen­ti..” E poi:

        -“Pen­so che pri­ma anco­ra di cer­ca­re pun­ti di rife­ri­men­to sareb­be neces­sa­rio cer­ca­re al pro­prio inter­no quel­la volon­tà di cam­bia­men­to ver­so qual­co­sa di più “raf­fi­na­to”; fare in sostan­za una scel­ta rela­ti­va­men­te e ciò che noi per pri­mi vor­rem­mo essere”.

        Ok, ssrei d’ac­cor­do se il ns pro­ble­ma o desi­de­rio che dir si voglia fos­se limi­ta­to a cer­ca­re qual­cu­no che espri­me la qua­li­tà di cui sopra; ma tut­to ciò, con il tuo ragio­na­men­to, esclu­de a prio­ri tut­ti colo­ro che pen­sa­no di esse­re nel­la con­di­zio­ne otti­ma­le (far del bene ecc. ecc. come dice­vi tu) eppu­re sono esat­ta­men­te in quel­la oppo­sta (pesan­ti, sup­po­nen­ti ecc, come fai nota­re in seguito).

        Di qui la neces­si­tà di tro­va­re que­sto pun­to di rife­ri­men­to, dal momen­to che chi non è con­sa­pe­vo­le di esse­re dal­la par­te sba­glia­ta, ma addi­rit­tu­ra pen­sa di esse­re d quel­la giu­sta, dif­fi­cil­men­te tro­ve­rò lo spun­to per cer­ca­re qual­co­sa di cui pen­sa esse­re già padro­ne. Altri­men­ti altro non si fa che crea­re due fazio­ni, una del­le qua­li ha già tro­va­to la qua­li­tà neces­sa­ria o la riu­sci­rà a tro­va­re par­ten­do dal pro­prio cam­bia­men­to inte­rio­re, ed un’al­tra che con­ti­nue­rà a vive­re nel difet­to sen­za saper­lo, anzi, essen­do con­vin­ta del difet­to degli altri.

        O no?

        Capi­sci che per me, di indo­le, è dif­fi­ci­le far scor­re­re via un discor­so for­ma­to da più con­cet­ti come fos­se un fiu­me che scor­re tran­quil­lo: se ogni con­cet­to non si lega all’al­tro rie­sco solo a fram­men­ta­re il discor­so stes­so, il che che non mi por­ta da nes­su­na par­te, quin­di scu­sa (o scu­sa­te) se mi rie­sce meglio ingar­bu­glia­re la discus­sio­ne anzi­ché altro..

        • Valeria ha detto:

          Vero Pao­lo, hai ragio­ne, c’è sicu­ra­men­te il rischio di cre­de­re di esse­re già dal­la “par­te giusta”.
          Ma non ti pre­oc­cu­pa­re, chi è con­vin­to di aver già capi­to tut­to (sep­pur con le miglio­ri inten­zio­ni) di sicu­ro non cer­che­rà pro­prio nul­la in quan­to asso­lu­ta­men­te cer­to dei suoi tra­guar­di (ovve­ro, for­se “trop­po den­so” per riu­sci­re a por­si qual­che domanda).
          Chi non ha dub­bi non cer­ca risposte…

          Del resto que­sto è vero in qua­lun­que con­te­sto: cia­scu­no di noi è in gra­do di tro­va­re un buon inse­gnan­te di pia­no­for­te ma pri­ma di tut­to deve esser­ci il desi­de­rio di impa­ra­re a suo­na­re o l’umiltà di non cre­der­si già degli eccel­len­ti pia­ni­sti, altri­men­ti nep­pu­re Rubin­stein se fos­se anco­ra vivo…

          Poi, non è che si crea­no due fra­zio­ni, in un cer­to ci sono già e biso­gna pren­der­ne atto.
          Quin­di non rima­ne che par­ti­re da se stes­si sen­za pen­sa­re che chi ha tro­va­to una qua­li­tà “inten­sa e non den­sa” la deb­ba impor­re al pros­si­mo “per il bene dell’umanità” per­ché in que­sto caso fareb­be lo stes­so erro­re di chi “pie­ga lo spa­zio di espe­rien­za altrui intor­no a se” (sem­pre per cita­re Franz…).

          (Ehi Franz ma dove acci­den­ti sei finito???)

          • Paolo ha detto:

            Si Vale­ria, il tuo pun­to di vista l’a­ve­vo capi­to. Sono d’ac­cor­do anche sul fat­to che le due fazio­ni ci sia­no già: il pro­ble­ma non è pren­der­ne atto che di per sè può esse­re la cosa più sem­pli­ce del mon­do sia per chi capi­sce i con­cet­ti espres­si sopra che per chi non li capi­sce, ma tro­va­re un buon moti­vo per­chè deb­ba­no con­ti­nua­re ad esi­ste­re entrambe.

            Sul resto vor­rei solo pre­ci­sa­re una cosa che ren­de solo l’e­spres­sio­ne di una mia con­si­de­ra­zio­ne più vici­na ad una spe­ran­za che ad una affer­ma­zio­ne pura: per­chè impor­re qual­co­sa di posi­ti­vo a chi a sua vol­ta fino ad oggi ha impo­sto, o ten­ta­to di far­lo, qual­co­sa di nega­ti­vo dovreb­be esse­re male e simi­la­re a quel­lo che que­ste ulti­me han­no fat­to o fan­no? Sareb­be solo un pro­ce­di­men­to per miglio­ra­re una situa­zio­ne neu­tra­le o nega­ti­va, quin­di più che accet­ta­bi­le, sal­vo che chi lavo­ra per pro­por­lo e dif­fon­der­lo pos­sa ave­re la cer­tez­za di esse­re nel giu­sto (e non solo la pre­sun­zio­ne chiaramente). 

            Bana­liz­zan­do: impor­re un cam­bia­men­to ragio­ne­vol­men­te posi­ti­vo e miglio­ra­ti­vo a livel­lo socia­le e spi­ri­tua­le (con­di­zio­na­men­to obbli­ga­to inver­so secon­do me, altri­men­ti deca­de ogni discor­so in meri­to) a chi ali­men­ta le guer­re, la dif­fu­sio­ne del­la dro­ga, il pro­fit­to a sca­pi­to del­la vita altrui ecc. per­chè dovreb­be far­mi pas­sa­re dal­la par­te sba­glia­ta come dici tu?

            • Fede ha detto:

              Chie­do scu­sa dell’intrusione.
              ‘impor­re’: a mio modo di sen­ti­re que­sto ver­bo è assai assai Den­so: per­so­ne come noi che ricer­ca­no la veri­tà e che pog­gia­no i pro­pri pie­di su un man­to di liber­tà, non pos­so­no ‘per­met­ter­si’ di con­cre­tiz­za­re quel verbaccio..

              • Paolo ha detto:

                Cer­che­rò di esse­re più chia­ro, esu­lan­do neces­sa­ria­men­te dal con­te­sto cor­ret­to del blog ma, non aven­do capa­ci­tà suf­fi­cien­ti di espri­me­re il con­cet­to in altro modo, avvi­so e lo fac­cio comunque.

                Ragio­no per assurdo:
                mi dan­no una bac­chet­ta magi­ca e mi dico­no che con que­sta pos­so mto­glie­re metà dei mali che afflig­go­no la ter­ra oggi­gior­no.. pri­mo dei qua­li l’e­goi­smo ver­so il pros­si­mo. Secon­do te otten­go più suc­ces­so “impo­nen­do” agli egoi­sti di diven­ta­re altrui­sti oppu­re (e sup­po­nia­mo pure che non esi­sta appel­lo) chie­den­do­glie­lo per favo­re? E una vol­ta usa­ta la bac­chet­ta magi­ca per impor­re l’al­trui­smo agli egoi­sti, per qua­le moti­vo dovrei sen­tir­mi “den­so” o più pre­sun­tuo­so e meno propositivo?

                Una doman­da allo­ra (so che uno anche solo media­men­te sve­glio vedrà subi­to il tra­boc­chet­to ma la fac­cio comun­que sen­za voler offen­de­re l’in­tel­li­gen­za di alcu­no di voi): fino a che pun­to il con­cet­to che “il fine giu­sti­fi­ca i mez­zi” può esse­re una visio­ne nega­ti­va di una qual­sia­si solu­zio­ne fina­le mira­ta a sosti­tui­re un disor­di­ne mate­ria­le con un ordi­ne spirituale?

                • Valeria ha detto:

                  Cosa ci fare­sti Pao­lo con la bac­chet­ta magi­ca, al di là del­le que­stio­ni di principio?
                  Chi “bac­chet­te­re­sti”?
                  Cos’è “bene” e cosa “male”? Chi ha l’autorità per sta­bi­li­re que­sto? Il più for­te? Il più vio­len­to? Il più scal­tro? Il più furbo?
                  Bene e male come pos­so­no segui­re le stes­se strade?
                  Le impo­si­zio­ni già ci sono al fine di limi­ta­re i dan­ni, si chia­ma­no leg­gi e per i più osti­na­ti c’è il car­ce­re, anche a vita se serve.
                  In effet­ti si può cer­ca­re di impor­re del­le rego­le affin­ché gli “egoi­sti” pro­du­ca­no il minor impat­to pos­si­bi­le… ma diven­te­ran­no egoi­sti ini­bi­ti, nient’altro che questo.
                  In quan­to a tra­sfor­mar­li in altrui­sti… Beh allo­ra si ci vor­reb­be dav­ve­ro una bac­chet­ta magica!!!
                  Oppu­re è neces­sa­rio un atto di volon­tà indi­vi­dua­le che tra­sfor­ma un esse­re uma­no per­ché lui stes­so lo desi­de­ra. E già que­sta mi sem­bra una bel­la magia! Ma più rea­li­sti­ca del­la fan­to­ma­ti­ca bacchetta…
                  Capi­re que­sto signi­fi­ca smet­te­re di cer­ca­re dei respon­sa­bi­li per i nostri man­ca­ti cam­bia­men­ti (la socie­tà, la chie­sa, la poli­ti­ca, la fami­glia…) e comin­cia­re a rim­boc­car­si le maniche…

                  • Paolo ha detto:

                    Scua Vale­ria, ma le paro­le chia­ve sono:
                    impor­re, assur­do ed esempio.

                    IMPORRE: Io sta­vo rispon­den­do al post di Fede sul discor­so se fos­se da “den­so” o meno “impor­re” qual­co­sa, anche qua­lo­ra si deci­des­se di far­lo in positivo.

                    ASSURDO: per assur­do, ho spe­ci­fi­ca­to, qua­lo­ra potes­si far­lo deci­de­rei di impor­re, appun­to, qual­co­sa per cam­bia­re in meglio il mon­do, inve­ce di chie­der­lo per favo­re? Si o no? Io si, è chia­ro dal­la mia risposta.

                    ESEMPIO: è quel­lo che ho fat­to con la bac­chet­ta magica.

                    Se in que­ste poche cose tu ci hai visto l’in­ca­pa­ci­tà di capi­re e gesti­re il bene e il male, la man­ca­ta com­pren­sio­ne del­le più ele­men­ta­ri leg­gi socia­li e di rego­la­men­ta­zio­ne del­la giu­sti­zia e una mia pre­sun­ta accu­sa alle isti­tu­zio­ni per quel­lo che io sarei o non sarei “den­tro”, bè, ti fac­cio i miei com­pli­men­ti e ti con­si­glio di chie­de­re a Spiel­berg di dar­ti un’op­por­tu­ni­tà in futuro.

                    Pre­ci­so per Fede, onde evi­tar­mi un’al­tra pater­na­le sul­la mia pre­sun­ta con­di­zio­ne di giu­sti­zie­re incom­pre­so di que­sta società:

                    CON IL MIO MESSAGGIO DI CUI SOPRA HO INTESO RISPONDERE ALLA TUA ALLUSIONE AL FATTO DELL’ IMPORRE QUALCOSA COME SEGNALE DI MANCATA SENSIBILITA’PERSONALE O DI RISPETTO NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI; COSI’ COME LA BACCHETTA MAGICA ERA MERAMENTE E CHIARAMENTE UN ESEMPIO TRA I TANTI CHE SI POTEVANO FARE.

                    Gra­zie e buo­na cena a tutti

                    • Fede ha detto:

                      No Pao­lo, non ti ho fat­to una pater­na­le. Ho sem­pli­ce­men­te col­to uno spun­to da una paro­la che hai pre­so in con­si­de­ra­zio­ne. E inol­tre cre­do che tu sia una per­so­na spe­cia­le e, vista la sen­si­bi­li­tà del­la tua inte­li­gen­za, tro­vo dif­fi­ci­le veder­ti anda­re in giro ad ‘IMPORRE’ i tuoi pen­sie­ri e il tuo cre­do. Buo­na digestione
                      :beer: :borg:

                    • Valeria ha detto:

                      Non capi­sco bene la tua inter­pre­ta­zio­ne del­le mie paro­le Pao­lo, davvero…
                      Io cre­do che trop­po spes­so un’opinione diver­sa dal­la nostra vie­ne inter­pre­ta­ta come un attac­co personale.
                      Non ho nem­me­no idea di chi tu sia, come potrei aver­ci mes­so den­tro tut­te que­ste opi­nio­ni sul tuo conto?
                      Tu hai espres­so un pun­to di vista, io un altro. Tut­to qui.
                      Comun­que, se qual­che mia paro­la ti ha offe­so in qual­che modo, me ne scuso.
                      Buo­na notte

  2. Paolo ha detto:

    FEDE scu­sa anche io pen­so tu sia una per­so­na spe­cia­le altri­men­ti non avre­sti scritto:
    “per­so­ne come noi che ricer­ca­no la veri­tà e che pog­gia­no i pro­pri pie­di su un man­to di liber­tà, non pos­so­no ‘per­met­ter­si’ di con­cre­tiz­za­re quel verbaccio.”
    E’ solo l’ultima par­te che secon­do me andreb­be rivi­sta alla luce dell’interpretazione del ver­bo in que­stio­ne. Per il resto la pater­na­le non l’ho inte­sa per quel­lo che tu mi hai det­to, e come potrei aver­lo fat­to?? Era un’ allu­sio­ne a tito­lo pre­ven­ti­vo, nel dub­bio che anche tu, una vol­ta let­ta la mia rispo­sta al tuo mes­sag­gio, avre­sti potu­to inter­pre­ta­re come Vale­ria! Era chia­ro secon­do me (ma i sot­tin­te­si sono spes­so trop­po sot­to e poco inte­si, mea cul­pa), ovvia­men­te, quin­di per­do­no se ti ho lascia­to inten­de­re male.
    VALERIA, qui non si trat­ta di offe­sa per­so­na­le o meno, non scri­vo qui per cam­bia­re il mon­do ma nem­me­no per fare il bam­bi­no dell’asilo! Ho solo dato una nor­ma­lis­si­ma inter­pre­ta­zio­ne di quan­to tu hai scrit­to in rispo­sta al mio arti­co­lo (se lo aves­si fat­to in gene­ra­le e sen­za rife­ri­men­to alcu­no evi­den­te­men­te non mi sarei sof­fer­ma­to sui con­cet­ti di cui sopra). Se però non ti è chia­ro dove li ho visti, que­sti con­cet­ti, pro­vo a spie­gar­te­lo qui sotto.
    “Cosa ci fare­sti Pao­lo con la bac­chet­ta magi­ca, al di là del­le que­stio­ni di principio?
    Chi “bac­chet­te­re­sti”? Cos’è “bene” e cosa “male”? Chi ha l’autorità per sta­bi­li­re que­sto? Il più for­te? Il più vio­len­to? Il più scal­tro? Il più furbo?”
    Scu­sa Vale­ria ma con que­sto non mi stai facen­do nota­re che non si può sta­bi­li­re cos’è bene e cos’è male? E, anche se tu stes­si par­lan­do a livel­lo gene­ra­le o uni­ver­sa­le, nel­la fat­ti­spe­cie rivol­gen­do­ti a me e ad una mia azio­ne, seb­be­ne pro­spet­ti­ca e poten­zial­men­te irrea­liz­za­bi­le, neces­sa­ria­men­te ti rife­ri­sci a me (o, alme­no, anche a me). Ergo mi stai facen­do capi­re che non sarei in gra­do di discer­ne­re il bene dal male (poco mi impor­ta se da solo o insie­me agli altri 6 miliar­di di per­so­ne, quel­lo sem­mai inte­res­sa a te che hai posta­to il con­cet­to, e poco mi impor­ta se è vero o no, non era la mia idea prin­ci­pa­le que­sta). Non pen­so pro­prio di esse­re l’unico a tra­dur­re que­sto e se leg­gi bene quel­lo che hai scrit­to vedrai che lo farai anche tu.

    Bene e male come pos­so­no segui­re le stes­se strade?
    Io non l’ho mai det­to, lo stai dicen­do tu ed il sen­so mi sfug­ge com­ple­ta­men­te. Se ti rife­ri­sci al fat­to di cui sopra e cioè l’imporre qual­co­sa a qual­cu­no allo­ra capi­sco anco­ra meno: impor­re qual­co­sa a qual­cu­no per miglio­ra­re l’universo intor­no non può esse­re ugua­le all’imposizione di qual­co­sa che inve­ce lo peg­gio­ra. Se così fos­se, allo­ra, le leg­gi isti­tu­zio­na­li, come hai det­to nell’articolo, non dovreb­be­ro esi­ste­re (e lì si par­la di un’ impo­si­zio­ne, o meglio di una net­ta coer­ci­zio­ne ben più gra­ve e con risul­ta­ti ben diver­si e defi­ni­ti, dove, tra le altre cose, non vi è pos­si­bi­li­tà di scegliere).

    Le impo­si­zio­ni già ci sono al fine di limi­ta­re i dan­ni, si chia­ma­no leg­gi e per i più osti­na­ti c’è il car­ce­re, anche a vita se serve.
    Que­sta poi non la capi­sco: ci sono le leg­gi, quin­di lascia­mo tut­to come sta, qual­cu­no pen­se­rà a ren­de­re que­sto mon­do miglio­re?! E se non basta (come lo si vede chia­ra­men­te), pazien­za? Que­sto vuoi dire o capi­sco male io? Per­ché se il mon­do è miglio­re in qual­che cosa (o meno peg­gio, for­se) non è per le leg­gi, ma per­ché qual­cu­no nel­la sto­ria (sosti­tui­to da qual­cu­no e poi da qual­cu­no anco­ra) ha fat­to qual­co­sa di posi­ti­vo da con­di­vi­de­re con tut­ti. E se ci pen­si vedrai che li tro­vi, sono in tan­ti, per for­tu­na nostra.
    In effet­ti si può cer­ca­re di impor­re del­le rego­le affin­ché gli “egoi­sti” pro­du­ca­no il minor impat­to pos­si­bi­le… ma diven­te­ran­no egoi­sti ini­bi­ti, nient’altro che questo.
    In quan­to a tra­sfor­mar­li in altrui­sti… Beh allo­ra si ci vor­reb­be dav­ve­ro una bac­chet­ta magica!!!
    Qui secon­do me sal­ti a piè pari il con­cet­to che ho volu­to espri­me­re. Chi ha par­la­to di rego­le? Impor­re impli­ca solo que­sto? Ho capi­to allo­ra per­ché mi ave­te rispo­sto così!! Pro­va­te ad anda­re al di là dell’etimologia del­la paro­la. Impor­re “il mio mon­do” (qua­lo­ra fos­se un mon­do posi­ti­vo, di pace o comun­que tu voglia defi­ni­re una situa­zio­ne posi­ti­va per­so­na­le) signi­fi­ca apri­re sé stes­si a chi que­sto mon­do non lo cono­sce; il risul­ta­to non sarà mai un “egoi­sta ini­bi­to”, che signi­fi­ca? O cam­bie­rà e mi aiu­te­rà nel mio ten­ta­ti­vo di miglio­ra­re il mon­do o reste­rà quel­lo che era, mica lo sbat­to in una cel­la per inse­gnar­glie­lo! Non sono, appun­to, un giu­sti­zio­na­li­sta sul­le diret­ti­ve del­la ”mia legge”.E la bac­chet­ta magi­ca è un esem­pio che fac­cio io ma che qui potreb­be fare chiun­que, per­ché noi par­lia­mo pen­san­do che ciò sia impos­si­bi­le men­tre, for­tu­na­ta­men­te, altri nel mon­do lo fan­no per­ché san­no che ciò è possibile.

    Oppu­re è neces­sa­rio un atto di volon­tà indi­vi­dua­le che tra­sfor­ma un esse­re uma­no per­ché lui stes­so lo desi­de­ra. E già que­sta mi sem­bra una bel­la magia! Ma più rea­li­sti­ca del­la fan­to­ma­ti­ca bacchetta…
    E qui scu­sa­mi se non sono d’accordo e, anzi, ci vedo un evi­den­te con­tro­sen­so. Per pri­ma cosa sem­pre que­sto atto indi­vi­dua­le, con­sa­pe­vo­lez­za indi­vi­dua­le, cer­ca­re sé stes­si e cam­bia­re nel pro­prio io mi sta tut­to bene ma, evi­den­te­men­te, se la socie­tà è que­sta in cui vivia­mo, mi sa che non fun­zio­na un gran­ché! O no? Allo­ra, maga­ri anche solo per una vol­ta, pen­sa­re ad un’azione un po’ più chia­ra, meno gene­ra­liz­za­ta e più visi­bi­le e per­cet­ti­bi­le da chi ci sta intor­no, è così sba­glia­to? Mi met­te vera­men­te dall’altra par­te solo per­ché vor­rei far capi­re che si può cam­bia­re in meglio? Secon­do me no, però vede­te voi (maga­ri però pro­va­te ad abban­do­na­re l’idea che vi sug­ge­ri­sce este­rior­men­te il “fred­do” ver­bo IMPORRE).

    Capi­re que­sto signi­fi­ca smet­te­re di cer­ca­re dei respon­sa­bi­li per i nostri man­ca­ti cam­bia­men­ti (la socie­tà, la chie­sa, la poli­ti­ca, la fami­glia…) e comin­cia­re a rim­boc­car­si le maniche…
    Io que­sti respon­sa­bi­li non li ho pro­prio men­zio­na­ti né lo fac­cio ora, anzi non era­no per nien­te rien­tra­ti nel discor­so mi sem­bra. Ma, in ogni caso ora che lo tiri fuo­ri, pro­prio poli­ti­ca e chie­sa e, tal­vol­ta fami­glia sono alla base di que­ste man­can­ze, altro che no!
    Ecco dove ho visto tut­te quel­le cose, ma maga­ri mi sbaglio.
    E per il resto, come dici, tu, ognu­no può pen­sar­la come vuo­le ma tal­vol­ta spie­ga­re le pro­prie ragio­ni per far qual­co­sa di con­cre­to per miglio­ra­re, qua­lo­ra anche restas­se­ro solo paro­le, non può signi­fi­ca­re esclu­si­va­men­te IMPORRE qual­co­sa, sem­mai con­di­vi­de­re (giu­sto o sba­glia­to che sia).
    Ciao a tut­te e due e scu­sa­te se sem­bro bur­be­ro o “den­so”: se lo sem­bro nei modi vi assi­cu­ro che non lo sono nel­le intenzioni.

    • Fede ha detto:

      :beer:

    • Valeria ha detto:

      Caro Pao­lo, cre­do che potrem­mo anda­re avan­ti all’infinito sen­za giun­ge­re ad una con­clu­sio­ne condivisa.
      For­se stia­mo affron­tan­do argo­men­ti che dif­fi­cil­men­te si pos­so­no rias­su­me­re nel­le poche righe che un blog con­ce­de e che richie­de­reb­be­ro inve­ce dei lun­ghi approfondimenti.
      Per neces­si­tà di sin­te­si ho cer­ca­to di espri­me­re la mia per­so­na­le visio­ne del­le cose in poche righe ma mi ren­do con­to del­le dif­fi­col­tà inter­pre­ta­ti­ve che que­sto comporta…
      Pazien­za, io ci ho pro­va­to… È comun­que sta­to un pia­ce­re. Valeria

  3. Silvia ha detto:

    Quin­di cer­te per­so­ne sono come Soli che, gra­zie alla pro­pria den­si­tà, costrin­go­no altre per­so­ne (i pia­ne­ti) a gira­re intor­no a loro, “pie­gan­do lo spa­zio di espe­rien­za altrui intor­no a se’”. In mol­ti tra­scor­ro­no la loro esi­sten­za pas­san­do da un sole all’al­tro, sen­za cer­ca­re den­tro di sé il famo­so cen­tro di gra­vi­tà per­ma­nen­te! E tut­ti noi, a cau­sa del nostro den­so egoi­smo, quan­te vol­te avre­mo pre­te­so di ingab­bia­re nel­le nostre orbi­te le per­so­ne a cui soste­nia­mo di voler bene, sen­za inve­ce “espan­de­re il nostro spa­zio di espe­rien­za” viven­do sane rela­zio­ni nel rispet­to del­l’al­tro. Gra­zie Franz per le tue paro­le illu­mi­nan­ti, ora vado a cer­ca­re di indi­vi­dua­re i soli attor­no a cui io stes­sa mi osti­no a gira­re (alcu­ni eser­ci­ta­no la loro influen­za anche dal pas­sa­to!) e vado a lavo­ra­re con inten­si­tà sul­la mia capa­ci­tà di espan­sio­ne e condivisione. 😉