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Essere o non essere. Questo non è un problema

Reci­ta il bardo.

Esse­re o non esse­re, que­sto è il problema:
se sia più nobi­le d’a­ni­mo sop­por­ta­re gli oltrag­gi, i sas­si e i dar­di del­l’i­ni­qua fortuna,

o pren­der l’ar­mi con­tro un mare di tri­bo­li e com­bat­ten­do disperderli.

Mori­re, dor­mi­re, nul­la di più, e con un son­no dir­si che ponia­mo fine al cordoglio

e alle infi­ni­te mise­rie natu­ra­le retag­gio del­la car­ne, è solu­zio­ne da acco­glie­re a mani giunte.

Uno dei più dif­fu­si sonet­ti di Sha­ke­spea­re ma anche uno dei meno cono­sciu­ti. Cono­sciu­ti nel sen­so di esperiti.

Non esse­re non è un pro­ble­ma. Esse­re non è un problema.

Per­chè se non sei e non lo sai e non ti vie­ne nem­me­no il dub­bio allo­ra non te ne fre­ga nien­te. Allo stes­so modo se sei quel­lo che sei allo­ra sai di esse­re e la pro­spet­ti­va si spo­sta.

Gio­chi di paro­le a par­te, Sha­ke­spea­re non era uno stu­pi­do. E nem­me­no l’ul­ti­mo arri­va­to.

Sape­va che, media­men­te, l’es­se­re uma­no non c’è. Quel­le “infi­ni­te mise­rie retag­gio del­la car­ne”, cosa pos­so­no esse­re se non gli acci­den­ti pro­pri del­la vita materiale?

I casi del­la vita si pos­so­no subi­re, cosa che fac­cia­mo un po’ tut­ti, oppu­re si pos­so­no pren­de­re in mano le armi del­la cono­scen­za e andan­do incon­tro a un mare di guai, ovve­ro con una bel­la serie di sof­fe­ren­ze, com­bat­te­re la natu­ra­le ten­den­za del­l’uo­mo a far­si por­ta­re con se’ dagli acci­den­ti del­la vita mate­ria­le fino a com­pren­der­ne la fon­da­men­ta­le illu­so­rie­tà.

Anche Kri­sh­na­mur­ti (e non solo lui, a dire il vero) con­si­de­ra­va la sof­fe­ren­za come illu­so­ria. Infat­ti diceva:

Cos’è sof­fe­ren­za, gioia…cosa sono il nostro cor­po, i nostri pen­sie­ri se…un gior­no tut­to que­sto mori­rà?

Seco­li di distan­za, stes­so con­cet­to; il “mare di tri­bo­li” ovve­ro le emo­zio­ni ordi­na­rie, dato che muo­io­no con il cor­po devo­no esse­re imper­ma­nen­ti e quin­di illu­so­rie… quin­di chi ce lo fa fare di soffrire?

E anco­ra nel­la Gita la descri­zio­ne dei Gunas, le tre “cor­de” che trag­go­no l’uo­mo ver­so l’al­to o ver­so il bas­so (per esem­pli­fi­ca­re, dato che di bas­so e alto alla fine non c’è pro­prio nul­la). La vir­tù, la pas­sio­ne e l’ignoranza.

Tre traen­ze che cam­bia­no la mate­ria. Il cibo in Satt­va ha un signi­fi­ca­to, in Raja ne ha un altro in Tamas un altro anco­ra. L’a­mo­re idem, il ses­so pure.

Tut­to quel­lo che abbia­mo a dispo­si­zio­ne può ser­vi­re in modo diver­so. A far­ci cre­sce­re den­tro, o a far­ci rin­co­glio­ni­re ogni gior­no un po’ di più.

Esse­re non è un pro­ble­ma. Non esse­re non è un problema.

Il pro­ble­ma nasce quan­do ti fai veni­re un dubbio!

Viva il pro­ble­ma! Viva il dubbio!

E vaf­fan­cu­lo al sospetto!

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9 Comments

  1. Lidia ha detto:

    A me il dub­bio è venu­to e da quel gior­no dav­ve­ro le cose non sono ma sta­te ugua­li, per­chè nono­stan­te lo sfor­zo del­l’in­tel­li­gen­za per ren­der­si con­to che tut­te le “tribolazioni”,come pure le gio­ie, sono illusorie…(fino ad arri­va­re a dire che tut­to è nien­te) il cam­bio con la tota­le igno­ran­za del pro­ble­ma e una rela­ti­va pace non è esat­ta­men­te 1 a 1. Evvi­va i dubbi…e poi armia­mo­ci per con­vi­ve­re con la con­sa­pe­vo­lez­za che sia­mo cir­con­da­ti da illu­sio­ni e anche con il fat­to che que­sta con­sa­pe­vo­lez­za pote­va­mo evi­tar­la. Quan­ta “vir­tù” e quan­ta “pas­sio­ne” occor­ro­no per vive­re una vol­ta sol­le­va­to il pro­ble­ma? Doman­da retorica.
    Oppu­re: “Gli uomi­ni, non aven­do potu­to gua­ri­re la mor­te, la mise­ria, l’i­gno­ran­za, si sono risol­ti, per pro­cu­rar­si di esse­re feli­ci, a non pen­sar­ci.” (Pascal)
    Bea­to chi ce la fa!

    • franz ha detto:

      Pascal era un gran­de pen­sa­to­re. Ma for­se pro­prio per que­sto a vol­te dimen­ti­ca­va il cuo­re per strada.
      Che non sia faci­le è per­fet­ta­men­te vero. Che sia impos­si­bi­le inve­ce no.
      Una vol­ta sol­le­va­to il pro­ble­ma di pas­sio­ne ne devi ave­re tan­ta, è vero. Ma la vir­tù… quel­la, a meno di immen­si col­pi di for­tu­na, occor­re costruir­la, pas­so dopo pas­so, gior­no dopo giorno.
      E ad ogni pas­so ti accor­gi che non devi “non pen­sar­ci” ma che real­men­te non esiste.
      Mi fai veni­re in men­te una sce­na madre di Matrix, in cui il tra­di­to­re barat­ta la vita di Mor­pheus con la pos­si­bi­li­tà di esse­re reim­mes­so, com­ple­ta­men­te incon­sa­pe­vo­le, nel­la rete di real­tà simu­la­ta, e guar­dan­do la bistec­ca che sta man­gian­do, par­lan­do di que­sta con­sa­pe­vo­lez­za dice: “A vol­te l’i­gno­ran­za è una benedizione”
      Beh, cre­do che abbia ragio­ne… a vol­te l’i­gno­ran­za è dav­ve­ro una benedizione.
      Ma una vol­ta scal­fi­ta la super­fi­cie, una vol­ta sol­le­va­to il dub­bio che si pos­sa sta­re mol­to meglio di così… non vale la pena di combattere?
      Per espe­rien­za per­so­na­le pos­so assi­cu­rar­ti che la bat­ta­glia è mol­to san­gui­no­sa e cruen­ta… ma per altret­tan­ta espe­rien­za per­so­na­le… ne vale la pena.
      Opi­nio­ne per­so­na­le, chiaro.

  2. Fede ha detto:

    Eh si, un Sag­gio dis­se: ‘la Veri­tà ti ren­de­rà libe­ro’ e il dub­bio cogni­ti­vo può por­ta­re pro­prio a questo…
    Ho scrit­to una castronata?

  3. w58 ha detto:

    vole­vo solo ricor­da­re che la fra­se esse­re o non esse­re di sha­ke­spea­re non è con­te­nu­ta nei sonet­ti ma nel­l’o­pe­ra tea­tra­le AMLETO ” che dram­mo­ne!!! slurp a tut­ti w58

    • Franz ha detto:

      Cer­ta­men­te. Chie­do venia. Ho scrit­to sonet­ti al posto di pas­sag­gi. Il fat­to che il “pas­sag­gio” in que­stio­ne fac­cia par­te del­l’Am­le­to l’ho dato per scontato.
      Gra­zie per la pre­ci­sa­zio­ne e… per il “pas­sag­gio”. :)))

    • Fede ha detto:

      Buon Slurp anche a te M. .……’

  4. Fede ha detto:

    Ehi Fra, hai “sco­mo­da­to” W58 in per­so­na.…. Sei una potenza!
    :beer:

  5. charmel ha detto:

    :wha­te­ver: pia­ce­re di cono­scer­ti e com­pli­men­ti per il blog

    • franz ha detto:

      Ricam­bio volen­tie­ri. Ho visto il tuo blog: bel­lo e sentito.