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Dal suono alla vibrazione

Nel­lo scor­so post ho par­la­to del suo­no come vibra­zio­ne. Ma real­men­te cosa si pro­du­ce quan­do un suo­no ci rag­giun­ge ? Dal pun­to di vista fisi­co la fac­cen­da è mol­to sem­pli­ce: la vibra­zio­ne del­l’a­ria si tra­smet­te al tim­pa­no e da lì all’o­rec­chio inter­no, dove vie­ne rac­col­ta e tra­sfor­ma­ta in impul­si elet­tri­ci che rag­giun­go­no il cer­vel­lo.

Ma da tut­ti gli altri pun­ti di vista?

In real­tà non esi­ste il pun­to di vista fisi­co come sepa­ra­to dagli altri. Se tut­to è ener­gia, allo­ra anche il suo­no lo è. La par­te fisi­ca, ovve­ro quel­la par­te di ener­gia che vibra in modo par­ti­co­lar­men­te len­to, non è altro che una por­zio­ne di un segna­le mol­to più ampio.

Per fare un para­go­ne al con­tra­rio, imma­gi­na­te di esse­re un po’ sor­di. L’o­rec­chio uma­no media­men­te può avver­ti­re fre­quen­ze che van­no dai 40 ai 18−20.000 Her­tz. Imma­gi­na­te di esse­re in gra­do di udi­re solo le fre­quen­ze che van­no dagli 8.000 hz ai 12.000 e di esse­re nati con que­sto difetto.

Per voi il mon­do del suo­no sarà estre­ma­men­te ridot­to, più o meno quan­to lo è una sin­fo­nia ascol­ta­ta al tele­fo­no in rap­por­to con la stes­sa ese­cu­zio­ne ascol­ta­ta dal vivo.

Solo che essen­do­ci nati non avre­ste nep­pu­re l’i­dea che i suo­ni pos­sa­no esse­re diver­si, nem­me­no se qual­cu­no ve lo dicesse. 

Ecco, quel­lo che vie­ne tra­spor­ta­to dal suo­no, in para­go­ne a ciò che vie­ne real­men­te tra­smes­so, è qual­co­sa di para­go­na­bi­le all’u­di­to di una per­so­na come nel­l’e­sem­pio sopra mes­so a con­fron­to con l’o­rec­chio più fino del mon­do (e in real­tà la pro­por­zio­ne non è nep­pu­re esat­ta)

Affi­na­re l’e­ner­gia che ci costi­tui­sce signi­fi­ca a tut­ti gli effet­ti far­la vibra­re su una fre­quen­za più alta. A quel pun­to la pos­si­bi­li­tà di per­ce­zio­ne cam­bia, amplian­do­si e raf­fi­nan­do­si a sua volta.

E non è raro, in que­sto modo, sco­pri­re ogni gior­no di esse­re sta­ti un po’ meno “sor­di” di quel­lo pre­ce­den­te.

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3 Comments

  1. Daniele ha detto:

    Mol­to interessante…
    Spes­so mi sono mes­so a pen­sa­re a come o cosa sen­ta una for­mi­ca (ammes­so che sen­ta). Piu’ vol­te e facil­men­te ci chie­dia­mo come “vedrem­mo” il mon­do se fos­si­mo gat­ti o cani (alme­no io l’ho fat­to) ma sareb­be mol­to inte­res­san­te saper­ne di piu’ anche sull’udito.
    Per esem­pio: io ora sono a casa, e sen­to i rumo­ri che pro­ven­go­no da que­sto ambien­te, fino ad un cer­to pun­to. Nel momen­to in cui mi spo­stas­si, riter­rei ovvio sen­ti­re i rumo­ri del­l’am­bien­te in cui mi spo­sto e non piu’ quel­li di casa. Ma… a ben pen­sar­ci… è tut­ta una que­stio­ne rela­ti­va: con­si­de­ro casa mia UN ambien­te, e la stra­da sot­to casa, un ALTRO… eppu­re… se allar­gas­si, dicia­mo cosi’, amplias­si il mio con­cet­to di ambien­te, fino a con­si­de­ra­re che, ad esem­pio, il PIANETA è il mio ambien­te… potrei for­se sen­ti­re qual­co­sa di diverso…
    Ora, è ovvio, cio’ vie­ne con­si­de­ra­to fisi­ca­men­te impos­si­bi­le… ma dipen­de tut­to da cio’ che ritie­nia­mo appar­ten­ga ai con­fi­ni del­la fisi­ca (in ter­mi­ni di sen­so­ri udi­ti­vi o di qual­sia­si altro sen­so di ricezione).
    Lo spa­zio e il suo­no sono lega­ti fra loro indissolubilmente.
    Allar­ga­re lo spa­zio di per­ce­zio­ne signi­fi­ca allar­ga­re le pos­si­bi­li­ta’ di per­ce­pi­re un suono.

    Insom­ma, det­to in altri ter­mi­ni: la for­mi­ca non mi sen­te par­la­re, imma­gi­no… eppu­re IO PARLO. Chis­sa’, fuo­ri da cio’ che con­si­de­ro il mio ambien­te natu­ra­le, CHI o COSA sta par­lan­do o emet­ten­do suo­ni, ovve­ro vibra­zio­ni, e io non lo sento…

    p.s. Franz maga­ri ave­vi gia’ scrit­to tut­to negli altri post, ma ho let­to solo que­st’ul­ti­mo e son anda­to giu’ a get­to, cosi’ come mi è venuto 😉

    • franz ha detto:

      Sicu­ra­men­te non in que­sti ter­mi­ni. Comun­que la tua osser­va­zio­ne non fa una grinza.
      D’al­tron­de sarà capi­ta­to a mol­ti di “aguz­za­re l’u­di­to” per sen­ti­re qual­co­sa che ci inte­res­sa. E’ un atto di con­cen­tra­zio­ne e anche di qual­co­s’al­tro. Desi­de­ra­re di sen­ti­re qual­co­sa può por­ta­re a dimi­nui­re il gra­do di sepa­ra­zio­ne da que­sto “qual­co­sa”, ed ecco che improv­vi­sa­men­te riu­scia­mo a segui­re una con­ver­sa­zio­ne in mez­zo ad un ambien­te rumo­ro­so. E’ il desi­de­rio che por­ta ad annul­la­re le bar­rie­re del­lo spaziotempo.
      Cre­do che ne scri­ve­rò nei pros­si­mi post sull’argomento.
      Gra­zie mil­le per il con­tri­bu­to e per il passaggio.

  2. Daniele ha detto:

    “Lo spa­zio e il suo­no sono lega­ti fra loro indissolubilmente.
    Allar­ga­re lo spa­zio di per­ce­zio­ne signi­fi­ca allar­ga­re le pos­si­bi­li­ta’ di per­ce­pi­re un suono.”
    “E’ il desi­de­rio che por­ta ad annul­la­re le bar­rie­re del­lo spaziotempo.”

    Gra­zie a te Franz.
    Que­sta oggi ha fat­to brec­cia, per me.
    Rimar­ro’ sul pezzo.