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Ricerca della Verità: la percezione, un atto del cuore





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La per­ce­zio­ne, que­sta sco­no­sciu­ta; quan­te vol­te usia­mo que­sto ter­mi­ne? Poche, direi, quan­to­me­no nel lin­guag­gio usua­le.

La per­ce­zio­ne è spes­so rele­ga­ta a qual­co­sa di ano­ma­lo, che va oltre i sen­si comu­ni; per­ce­zio­ne vie­ne spes­so accom­pa­gna­to dal ter­mi­ne “extra­sen­so­ria­le”.

Que­sto per­chè d’i­stin­to (e anche per signi­fi­ca­to) l’at­to del per­ce­pi­re vie­ne asso­cia­to con qual­co­sa che non coin­vol­ge i cin­que sen­si ordi­na­ri.

Per­ce­pi­re è un ter­mi­ne che ovvia­men­te deri­va dal lati­no ed è com­po­sto da due par­ti: per e cepi­re, che vie­ne a sua vol­ta da càpe­re o capi­re. Per in que­sto caso signi­fi­ca attra­ver­so, ma può anche assu­me­re il signi­fi­ca­to oppo­sto (ma non tan­to) di tut­to, nel sen­so di inva­de­re la cosa che si attra­ver­sa, riem­pien­do­la com­ple­ta­men­te.

Ma sen­za sta­re a diven­ta­re mat­ti, usia­mo pure il signi­fi­ca­to più sem­pli­ce: attra­ver­so

Cape­re inve­ce sta a signi­fi­ca­re capi­re, ma soprat­tut­to affer­ra­re. Ecco quin­di che il ter­mi­ne per­ce­zio­ne potreb­be esse­re anche descrit­to come affer­ra­re qual­co­sa dal­l’in­ter­no (attra­ver­so).

L’at­to di per­ce­pi­re impli­ca l’u­so di una cosa che oggi non va per la mag­gio­re: la sen­si­bi­li­tà. Esse­re sen­si­bi­li signi­fi­ca ave­re la facol­tà di sen­ti­re. Si sen­te, si percepisce.

Di fat­to la per­ce­zio­ne è qual­co­sa che pre­va­ri­ca tran­quil­la­men­te i sen­si, giac­chè non è con essi che si può per­ce­pi­re. Si può vede­re con gli occhi, udi­re con le orec­chie, odo­ra­re con il naso, gusta­re con il gusto, toc­ca­re con il tat­to… ma per­ce­pi­re è un atto ese­gui­to con qual­co­s’al­tro.

Per­ce­pi­re cre­do sia un atto di com­pren­sio­ne che apre la por­ta alla com­pas­sio­ne. Com­pren­sio­ne: pren­de­re all’in­ter­no. Com­pas­sio­ne: pati­re, per­ce­pi­re all’in­ter­no qual­co­sa di appa­ren­te­men­te ester­no.

Alla fine cre­do che per­ce­pi­re non sia altro che un atto d’a­mo­re: un atto del cuo­re, appunto.

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