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Maestrale in vacanza

Ieri si è alza­to il ven­to all’improvviso; cie­lo nero, due goc­ce d’acqua e nul­la più.

Ma il mae­stra­le non si pla­ca­va e il mare ha rapi­da­men­te asse­con­da­to il suo vole­re gon­fian­do­si e gene­ran­do onde che in bre­ve han­no inva­so la battigia.

È sem­pre bel­lis­si­mo guar­da­re l’onda che si for­ma a deci­ne di metri dal­la costa, si gon­fia, si impen­na e poi rica­de su se stes­sa, s’imbianca, si allun­ga e quin­di si ritrae per lascia­re posto alla successiva.

Diret­ti in pae­se sul­la sta­ta­le costie­ra, a quell’ora pie­na di traf­fi­co, non ho potu­to fare a meno di nota­re come ven­to e onde aves­se­ro pro­dot­to nel­le per­so­ne disat­ten­zio­ne e ner­vo­si­smo, come se la stes­sa ener­gia che muo­ve­va aria e acqua potes­se muo­ve­re anche l’emotivo degli uomini.

È stra­no, pen­so; ma in fon­do non così tan­to. Quel che tro­vo stra­no dav­ve­ro è che nes­su­no sem­bra accorgersene.

In que­sto para­pi­glia gene­ra­le duran­te il qua­le sem­bra che tut­ti stia­no cor­ren­do a fare qual­co­sa di impro­ro­ga­bi­le, cer­co di tene­re alla gui­da la mas­si­ma atten­zio­ne. L’imprevedibilità del­le mano­vre degli auto­mo­bi­li­sti ha per­fi­no qual­co­sa di comi­co. Insom­ma, sul­le stra­de regna il caos.

Ma pure io sto rischian­do di per­de­re la con­cen­tra­zio­ne, cer­co allo­ra qual­co­sa che in pas­sa­to ho già incon­tra­to. Cer­co nel respi­ro e nell’immobilità, anche se natu­ral­men­te que­sto non signi­fi­ca pian­ta­re l’auto in mez­zo alla stra­da e assu­me­re una posi­zio­ne di equi­li­brio per una deci­na di minuti…

Con­ti­nuo sem­pli­ce­men­te a fare quel­lo che sto facen­do ma per un momen­to imma­gi­no che non sono “io” a muo­ver­mi ma solo tut­to il resto. Si muo­ve il mon­do attor­no a me, si muo­ve il mio cor­po impe­gna­to alla gui­da, si muo­ve l’emotivo, tran­si­ta anche qual­che pen­sie­ro che rischia di tra­sfor­mar­si in una cate­na inin­ter­rot­ta di asso­cia­zio­ni involontarie.

Mi doman­do: alla velo­ci­tà del­la luce cosa acca­de? Per­ché un foto­ne non deca­de? È eter­no? O è il tem­po che smet­te di ave­re un signi­fi­ca­to fisico?

Bene, rie­sco mira­co­lo­sa­men­te a rag­giun­ge­re l’immobilità che sta­vo cer­can­do per un tem­po che mi sem­bra lun­ghis­si­mo, ma si trat­ta in real­tà (ahi­mè) solo di pochi istan­ti (alme­no secon­do il mio orologio).

E duran­te quel inter­val­lo tem­po­ra­le, si mate­ria­liz­za un pen­sie­ro che non sem­bra nep­pu­re mio, pare piut­to­sto pro­ve­ni­re da altri spazi…

Cer­co ora di tra­dur­lo in paro­le più o meno com­pren­si­bi­li, anche se que­sta mi sem­bra una vera impresa:

Non so come sia potu­to acca­de­re, ma è acca­du­to. Un momen­to sen­za tem­po. Ci sono solo io che osser­vo; l’osservatore non cam­bia, il suo tem­po è immo­bi­le, tut­to il resto è moto.

L’osservatore è una fine­stra aper­ta sul mon­do, quel­lo inte­rio­re e quel­lo ester­no, che però sono un po’ la stes­sa cosa, nel sen­so che le modi­fi­ca­zio­ni ester­ne influen­za­no gli sta­ti emo­ti­vo e men­ta­le che a loro vol­ta modi­fi­ca­no (fil­tra­no) gli even­ti visibili.

Ma per l’osservatore è inver­ti­to il sen­so del moto: non ne pren­de par­te, ne vie­ne inve­ce inte­gral­men­te attraversato.

Mi sen­to come si fos­se aper­to un var­co all’altezza del cuo­re dove ogni even­to scor­re attra­ver­san­do­lo; e lì, come in una fuci­na dove tut­to acca­de, que­sto tran­si­ta­re di luci, suo­ni, colo­ri, dolo­re, pia­ce­re, noia, pro­fu­mi, incon­tri, desi­de­ri, nostal­gia, for­gia l’essere che vi dimora…

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2 Comments

  1. Ashtar ha detto:

    Io cre­do che quel­la pro­va­ta da te sia una sen­sa­zio­ne che acco­mu­na tut­ti noi, pic­co­le scin­til­le di vita…Anche a me, che tra­scor­ro media­men­te tre ore del­la mia gior­na­ta in auto, capi­ta di estra­niar­mi in un istan­te dal­la real­tà che mi cir­con­da, e mi accor­go che è un altro “me ” che sta gui­dan­do, che sta affron­tan­do con sicu­rez­za una cur­va o che fre­na deli­ca­ta­men­te , qua­si a non voler distur­ba­re il fiu­me in pie­na di imma­gi­ni e pen­sie­ri, a vol­te dol­ci a vol­te meno, che in quel momen­to sta atti­ran­do l’at­ten­zio­ne del­l’al­tro “me”, quel­lo più ‘ete­reo’ o spi­ri­tua­le. Anche la musi­ca dif­fu­sa dal­l’au­to­ra­dio diven­ta più ovat­ta­ta, qua­si un sussurro…
    E’ pro­prio quel­lo il momen­to in cui la men­te crea­ti­va, svin­co­la­ta dai lega­mi inca­te­nan­ti del­la quo­ti­dia­ni­tà, espri­me la sua vera natu­ra. E lo fa ponen­do­si (ponen­do­ti?) le doman­de più astru­se, come sape­re se il foto­ne deca­de o se il suo tem­po è diver­so dal “nostro”, o sol­tan­to imma­gi­na­re se un altro amo­re sareb­be sta­to pos­si­bi­le. E’ pro­prio vero, sia­mo come navi in una bot­ti­glia che non rie­sco­no a gon­fia­re le vele al vento…e così, alla fine del­la gio­stra, pre­va­le la fisi­ci­tà del tut­to, ed allo­ra diven­ta dif­fi­ci­le riu­sci­re a rin­chiu­de­re nel minu­sco­lo cer­chio del­le paro­le, ciò che l’a­ni­ma vor­reb­be dire.
    Ma tu ci rie­sci benissimo.
    Un salu­to a tutti.
    :beer: :smirk:

  2. MicheleC ha detto:

    La tua descri­zio­ne mi ha por­ta­to alla men­te la sce­na di un fumet­to, che per­so­nal­men­te non ho mai apprez­za­to, stam­pa­ta da anni nel­la mia men­te a cau­sa del­l’in­ten­si­ta’ e del­la poe­sia emanate.

    Il fumet­to in que­stio­ne e’ Cor­to Mal­te­se e la sce­na, famo­sis­si­ma, lo dise­gna in pie­di su un’al­tis­si­ma sco­glie­ra men­tre scru­ta assor­to un mare scu­ro e vio­len­te­men­te mos­so bat­tu­to da un ven­to intensissimo.

    Devo dire che, da anni, ho sem­pre avu­to voglia di “vive­re” quel­la sce­na attrat­to dal­la con­cen­tra­zio­ne e dal sen­so di “equi­li­brio” tra­smes­si (sicu­ra­men­te anche a cau­sa del­la mae­stria indi­scus­sa del­la penna)

    In effet­ti, pur sem­bran­do un con­tro­sen­so, quel tipo di ener­gia in gra­do di inner­vo­si­re tut­ti mi tra­smet­te un sen­so di tran­quil­li­ta’ particolarissimo.

    E’ chia­ro che le sen­sa­zio­ni dipen­do­no in mas­si­ma par­te dal carat­te­re ma la sce­na che tu hai stu­pen­da­men­te descrit­to, come anche un cie­lo plum­beo che incom­be sul­le mon­ta­gne, mi rilas­sa­no e mi cari­ca­no in manie­ra fan­ta­sti­ca. Non sara’ la vera posi­zio­ne di equi­li­brio ma for­se chiun­que ne pos­sie­de una “per­so­na­le”.

    Ciao
    M