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Il giogo dell’acqua

Men­tre l’acqua scor­re velo­ce nel let­to del tor­ren­te e la vege­ta­zio­ne cir­co­stan­te fa da cor­ni­ce all’incessante flus­so, il rapi­do movi­men­to e il rom­bo che lo accom­pa­gna assor­bo­no com­ple­ta­men­te l’attenzione che sci­vo­la via insie­me all’ininterrotto suc­ce­der­si di quel movimento.

Così, si può pen­sa­re, flui­sce ogni cosa, fluia­mo noi e insie­me a noi ogni nostro desi­de­rio, sogno, pia­ce­re, dolo­re, delu­sio­ne. Flui­sce la vita e noi con que­sta, anco­ra­ti alla cor­ren­te che tra­sci­na e tra­vol­ge. Come foglie tra­spor­ta­te dal vento.

Impos­si­bi­le oppor­si al moto.

Quel flus­so diven­ta la paro­dia del­la nostra esi­sten­za, dell’inafferrabilità degli istan­ti che si sus­se­guo­no. Ogni goc­cia d’acqua gli atti­mi del­la nostra vita che arri­va­no e sono già anda­ti, dis­sol­ti, irri­me­dia­bil­men­te perduti.

Allo­ra ci si aggrap­pa allo scor­re­re del tor­ren­te con anco­ra mag­gio­re for­za, ancor più tena­ce­men­te, nel timo­re che l’acqua si esau­ri­sca in un istan­te e nel ten­ta­ti­vo assur­do quan­to inu­ti­le di trat­te­ne­re il liqui­do affin­ché ci si pos­sa dis­se­ta­re e rigenerare.

Si può rima­ne­re aggrap­pa­ti a que­sto moto per tut­ta la vita sen­za un dub­bio. Sen­za mai aver for­mu­la­to l’ipotesi, nep­pu­re remo­ta, che esi­sta­no altri modi, altre pos­si­bi­li­tà. Fini­ti nel vor­ti­ce e ad esso assog­get­ta­ti con la men­te e col cuore.

Ma se inve­ce il dub­bio doves­se sor­ge­re, allo­ra si potreb­be pro­va­re a non segui­re quel moto con la men­te; sen­za timo­re di per­der­lo, sen­za pau­ra di pri­var­ci di ciò che appa­re vita­le.

Anche solo pochi istan­ti sareb­be­ro suf­fi­cien­ti per avver­ti­re il duro ter­re­no su cui sia­mo sedu­ti, il nostro respi­ro come un’onda armo­ni­ca, il bat­ti­to car­dia­co che scan­di­sce il Nostro Tem­po. Potrem­mo sco­pri­re che ci sia­mo, che sia­mo qui, ora, in que­sto momen­to e che attor­no a noi, insie­me all’acqua che va tumul­tuo­sa, c’è il pro­fu­mo del­la vege­ta­zio­ne, i suoi colo­ri, una brez­za leg­ge­ra che acca­rez­za la pel­le; potrem­mo scor­ge­re gli occhi di un ani­ma­le nasco­sto nel bosco che, incu­rio­si­to, ci osser­va.

For­se, allo­ra, sareb­be pos­si­bi­le intra­ve­de­re un lim­pi­do cie­lo, un fio­re pro­fu­ma­to, un fram­men­to degli immen­si spa­zi che ci con­ten­go­no e che noi stes­si conteniamo.

Quan­ta par­te di vita ci era sfug­gi­ta men­tre era­va­mo tena­ce­men­te aggrap­pa­ti a cia­scu­na mole­co­la d’acqua, ad ogni momen­to che fug­ge, ad ogni pen­sie­ro che nasce e poi muore?

Quan­to più si abban­do­na il sen­so di prov­vi­so­rie­tà e il biso­gno di ade­ri­re al flus­so che scor­re inces­san­te­men­te, tan­to più si dila­ta la per­ce­zio­ne del tem­po; si espan­de l’attimo e, se vis­su­to inte­gral­men­te, non sem­bre­rà più neces­sa­rio rincorrerlo. 

È, e noi sia­mo in lui.

Sol­le­van­do lo sguar­do al di là del tor­ren­te, potrem­mo scor­ge­re una per­so­na sedu­ta sul­la spon­da oppo­sta. La sua men­te, immo­bi­le. Un bene­vo­lo sor­ri­so appe­na accen­na­to. Lo sguar­do pro­fon­do e remo­to. Il fon­do ocu­la­re potreb­be lasciar­ci intui­re la sto­ria del mon­do, potreb­be ram­men­tar­ci che ogni goc­cia d’acqua la con­tie­ne tut­ta in un con­ti­nuo pre­sen­te.

For­se quell’Uomo ha sco­per­to qual­co­sa che noi andia­mo cer­can­do. For­se la sua pre­sen­za testi­mo­nia una pos­si­bi­li­tà nasco­sta fra le pie­ghe del­lo spazio-tempo.

Ma la per­ce­zio­ne dell’attimo ha tin­te for­ti, colo­ri viva­ci, il det­ta­glio divie­ne più inten­so. I con­tra­sti più deci­si.

Si è aper­ta un por­ta e la vita che tran­si­ta attra­ver­so quel var­co potreb­be appa­rir­ci trop­po espli­ci­ta, non più miti­ga­ta dall’onda emo­ti­va, dall’impressione sog­get­ti­va, dal­le nostre opi­nio­ni. Nes­sun fil­tro fra noi e cia­scun even­to ogget­ti­vo, qua­lun­que sia la natura.

Sus­si­ste allo­ra il peri­co­lo di pre­fe­ri­re il gio­go dell’acqua, il moto mec­ca­ni­co, che con­du­ce rapi­do attra­ver­so un’esistenza ane­ste­tiz­za­ta (anche se non per que­sto pri­va di dolo­re), alla fine del­la cor­sa.

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8 Comments

  1. Fede ha detto:

    Sei un vero poe­ta Franz
    :beer:

  2. Fede ha detto:

    Ti chie­do scu­sa Vale, poe­tes­sa come al solito…
    :beer:

  3. Ashtar ha detto:

    Sono pie­na­men­te dac­cor­do con que­sta visio­ne del­le cose e, natu­ral­men­te, i dub­bi sono la mia uni­ca gran­de e vera certezza…Noi pos­sia­mo esse­re il tem­po e il suo scor­re­re. Noi pos­sia­mo esse­re gli atti­mi fug­gen­ti del­la nostra vita, lascian­do che le cose acca­da­no. Sia­mo mate­ria, ed ener­gia, sia­mo sin­go­la­ri­tà in divenire…E cre­do che ogni sin­go­la­ri­tà che com­po­ne e che con­tie­ne que­sto scor­re­re, andrà ine­vi­ta­bil­men­te ad esau­ri­re la sua espe­rien­za in chis­sà qua­le gran­de mare, dove tut­to sarà nuo­va­men­te rige­ne­ra­to e dove, nel­la com­pat­tez­za del­l’u­ni­tà, tut­to rico­min­ce­rà, ad un livel­lo più alto e secon­do le leg­gi del pro­prio Kar­ma. In fon­do, i nostri ato­mi sono gli stes­si che com­pon­go­no le stelle…
    Un salu­to a tutti.

    • Valeria ha detto:

      Un salu­to a te e gra­zie per il com­men­to; è mol­to… inten­so! :cof­fee:

  4. Fede ha detto:

    For­se l’i­dea­le è anda­re con­tro­cor­ren­te ver­so la Sor­gen­te stes­sa del­la Vita…