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I pensieri dei nostri vecchi





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Poco tem­po fa (sigh!) fa ero in Gre­cia, diret­to all’ae­ro­por­to in una diver­ten­te gym­ka­na con un taxi­sta che gui­da­va con un cel­lu­la­re per mano.

Con me sul­la vet­tu­ra, oltre alla mia com­pa­gna, una signo­ra di cir­ca ottan­t’an­ni, ben por­ta­ti. Lì si fa così; i taxi sono pochi e si con­di­vi­de par­te del viag­gio con chi va nel­la stes­sa dire­zio­ne.

Duran­te il tra­git­to la signo­ra era mol­to silen­zio­sa e, guar­dan­do­la con la coda del­l’oc­chio, mi sono reso con­to di come fun­zio­nas­se il suo siste­ma di pensiero.

Con estre­ma len­tez­za.

I nostri pen­sie­ri sono sem­pre velo­ci, affret­ta­ti, super­fi­cia­li, fre­ne­ti­ci in mol­ti casi. Ma quel­li di quel­la don­na no.

Era­no pale­se­men­te rilas­sa­ti, len­ti, ed estre­ma­men­te dol­ci.

In quel momen­to mi sono reso con­to che quel­lo stes­so sche­ma l’ho visto tan­te vol­te, in tut­te le occa­sio­ni in cui ho avu­to a che vede­re con una per­so­na mol­to anziana.

I vec­chi non pen­sa­no come noi; la loro men­te non è pro­iet­ta­ta ansio­sa­men­te al futu­ro, per­chè san­no benis­si­mo che il loro tem­po sta vol­gen­do al ter­mi­ne.

Una que­stio­ne di anni, o di mesi, ma quan­do arri­vi ad una cer­ta età, cre­do che il fon­do del­la pista sia ben visi­bi­le.

Noi con­ti­nuia­mo a pre-occu­par­ci, a pre-vede­re. A imma­gi­na­re un futu­ro che mol­to pro­ba­bil­men­te non sarà mai come ce lo sia­mo pre­fi­gu­ra­to, men­tre il vec­chio no.

Il vec­chio osser­va. Vede quel­lo che gli rima­ne da vive­re che gli pas­sa davan­ti, sen­za qua­si toc­car­lo. Il ses­so non è più una chi­me­ra, il suc­ces­so nep­pu­re, il dena­ro è quel­lo che è, i figli, se ci sono sta­ti, sono anda­ti per la loro strada.

Riman­go­no i ricor­di. Un mare di ricor­di, su cui il pen­sie­ro di que­sti vec­chi navi­ga costan­te­men­te, con un ven­to che a vol­te è una debo­le brez­za, a vol­te un fie­ro mae­stra­le.

Un ven­to che spin­ge i loro pen­sie­ri in rot­te sco­no­sciu­te, a vol­te ricor­ren­ti, a vol­te stram­pa­la­te, ma qua­si sem­pre con dolcezza.

Una dol­cez­za che rara­men­te sfio­ra il dolo­re per qual­che pas­sa­ta feri­ta, che il tem­po ha tra­sfor­ma­to in qual­co­sa di ovat­ta­to, qua­si evanescente.

Nel­la loro men­te non c’è mol­to spa­zio per le nostre ansie, per i nostri casini.

Cre­do che nel­la mag­gior par­te dei casi la loro men­te sia così pie­na di ciò che han­no vis­su­to, da non lasciar più mol­to spa­zio al presente.

Ecco per­chè, cre­do, spes­so i vec­chi ci guar­da­no e non rispon­do­no o lo fan­no dopo tem­pi per noi inac­cet­ta­bi­li.

Per­chè non han­no più tem­po per le caz­za­te.

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2 Comments

  1. Blushaft ha detto:

    Bel­l’ar­ti­co­lo Franz…molto dolce…
    già…i vecchi…bisognerebbe osser­var­li di più e star­li ad ascoltare…

    • franz ha detto:

      Ti rin­gra­zio. Effet­ti­va­men­te si, occor­re­reb­be pro­prio ascol­ta­re di più. E non solo con le orecchie… 

      Buo­na giornata