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Controllore: ma chi te lo fa fare?

Odio usa­re il tre­no. Odio far­lo per­chè i tre­ni ita­lia­ni, se non si chia­ma­no frec­cia­ros­sa, fan­no schi­fo. D’e­sta­te sem­bra di esse­re in una cel­la fri­go­ri­fe­ra e d’in­ver­no in un for­no cre­ma­to­rio. Le car­roz­ze sono spor­che da vomi­ta­re, con i pog­gia­te­sta dei sedi­li rico­per­ti dal­l’unto semi­se­co­la­re di cen­ti­na­ia di teste più o meno mala­men­te lavate.

E poi ci sono i con­trol­lo­ri. Per lo più per­so­ne nor­ma­li, che fan­no un lavo­ro non par­ti­co­lar­men­te sim­pa­ti­co, imman­ca­bil­men­te desti­na­ti a fare da para­ful­mi­ne alle ire pen­do­la­ri e che, di rego­la, si sbat­to­no il più pos­si­bi­le per fare bene il pro­prio lavoro.

Ma c’è un’ecce­zio­ne a que­sto gene­re di per­so­ne; un’ec­ce­zio­ne che, quan­do la incon­tri, se non oppor­tu­na­men­te gesti­ta, può tra­sfor­mar­ti la gior­na­ta in un infer­no epa­ti­co. Sto par­lan­do di quel con­trol­lo­re arro­gan­te, pre­sun­tuo­so ed estre­ma­men­te indi­spo­nen­te, che rite­nen­do che il suo ruo­lo abbia un un suo posto di rilie­vo nel­l’ar­chi­tet­tu­ra divi­na del­l’u­ni­ver­so, si sen­te inve­sti­to del­la sacra mis­sio­ne di fare incaz­za­re il pros­si­mo.Oggi sono sta­to costret­to a usa­re il tre­no. Sal­go e mi sie­do di fron­te ad una deli­zio­sa ragaz­za, evi­den­te­men­te di ori­gi­ni lati­ne; 22, 23 anni al mas­si­mo, di una bel­lez­za acce­can­te.

Arri­va il con­trol­lo­re, con­trol­la il mio bigliet­to, poi quel­lo del­la ragaz­za. Ahi! Man­ca il tim­bro sul bigliet­to! Sacri­le­gio e diso­no­re!

“Ma lo sa lei che la man­ca­ta tim­bra­tu­ra pre­ve­de una mul­ta di 50 euro da paga­re in treno?”

Lo guar­do con un sor­ri­so e scher­zo­sa­men­te gli dico:

“Dai, si met­ta una mano sul cuo­re… come si fa a dare una mul­ta ad una ragaz­za così bella?”.

Uno scher­zo, un invi­to ad esse­re un po’ bona­rio. Anche un invi­to ad una com­pli­ci­tà galan­te del tut­to ita­lia­na, se vogliamo.

Ma evi­den­te­men­te sono casca­to male; il per­so­nag­gio scat­ta di stiz­za e con fare pic­ca­to si toglie il tes­se­ri­no dal taschi­no, il ber­ret­to dal­la testa che si rito­va, met­te il tes­se­ri­no nel cap­pel­lo e con quel­la fac­cia che da sola sareb­be suf­fi­cien­te a giu­sti­fi­ca­re qual­sia­si rea­zio­ne da par­te mia, sbrai­ta col tono più sgra­de­vo­le che gli rie­sce di met­te­re in piedi:

“Visto che vuo­le dir­mi come devo fare il mio lavo­ro, lo fac­cia lei al posto mio!”

Capi­sco che mi sono imbat­tu­to in quel tipo di con­trol­lo­re di cui sopra. E’ altret­tan­to ovvio che il per­so­nag­gio non ha idea di quan­to mi stia invi­tan­do a noz­ze. Rispon­do :

“Come vuo­le! Quan­do comincio?”

Visto­si pre­so in con­tro pie­de a que­sto pun­to si rivol­ge alla ragaz­za:

“Io vole­vo far­le paga­re di meno ma visto che il signo­re qui vuol dir­mi come devo fare il mio lavo­ro le fac­cio una mul­ta di 50 euro.”

La ragaz­za lo guar­da con occhio­ni liqui­di da cer­biat­ta, con un’ar­te la cui ori­gi­ne si per­de nei seco­li.

“Sono spia­cen­te, non pos­sie­do dena­ro in que­sto momento”

“Allo­ra mi dia un docu­men­to che le man­do la mul­ta a casa, visto che il signo­re qui (sem­pre di me par­la, ovvia­men­te) vuo­le inse­gnar­mi a fare il mio lavoro”

Accet­to la sfi­da a chi fa scop­pia­re pri­ma il fega­to all’al­tro e, con aria soa­ve, gli dico:
“Mi fac­cia capi­re: le ho det­to for­se che non sa fare il suo lavo­ro, o che lo voglio fare al posto suo?”

Il per­so­nag­gio si ren­de con­to che sia­mo in pre­sen­za di testi­mo­ni e che lo sto pagan­do con la sua stes­sa mone­ta e nega ad alta voce. Non gli lascio il tem­po di orga­niz­zar­si.

“Fac­cia­mo così: mi pre­sta la sua pen­na un atti­mo quan­do le è possibile?”

Appe­na lui me la da io mi appun­to sul retro del bigliet­to il suo nume­ro di matri­co­la, pren­den­do­lo diret­ta­men­te dal suo tesserino.

“Scri­va, scri­va pure!” sbot­ta lui, improv­vi­sa­men­te non più così sicu­ro, anche se man­tie­ne l’ar­ro­gan­za di rito.

Nel frat­tem­po la ragaz­za estrae un codi­ce fisca­le e un abbo­na­men­to ATM. La car­ta d’i­den­ti­tà è pres­so il dato­re di lavo­ro (e qui mi chie­do qua­le dato­re di lavo­ro pos­sa per­met­ter­si di trat­te­ne­re un docu­men­to d’identità).

Il con­trol­lo­re si ripren­de la sua pen­na e poi, spe­ran­do di spa­ven­tar­mi, esce dal­la car­roz­za e fin­ge di tele­fo­na­re a qual­cu­no, per poi rien­tra­re e annun­cia­re con fare semi­pro­fes­sio­na­le alla ragaz­za che alla sta­zio­ne di desti­na­zio­ne la poli­zia fer­ro­via­ria pro­ce­de­rà con la sua iden­ti­fi­ca­zio­ne.

A que­sto pun­to non ci vedo più; chia­mo io diret­ta­men­te la poli­zia, mi fac­cio dare il nume­ro del­la poli­zia fer­ro­via­ria e spie­go l’ac­ca­du­to alla per­so­na che mi rispon­de, dopo esser­mi identificato.

L’a­gen­te guar­da caso è pro­prio di sede alla sta­zio­ne di arri­vo del tre­no e mi dice che nes­su­no gli ha richie­sto nul­la. Sco­per­to il bluff, lo rin­gra­zio, met­to giù e seguo con lo sguar­do la ragaz­zi­na che nel frat­tem­po sta scen­den­do dal treno.

Il per­so­nag­gio le si avvi­ci­na e a quel pun­to non rie­sco a sen­ti­re le paro­le ma il lin­guag­gio del cor­po sia suo che del­la ragaz­za par­la­no da soli. Lui pro­ba­bil­men­te le dice il classico:

“Per que­sta vol­ta lascia­mo anda­re ma mi rac­co­man­do, la pros­si­ma vol­ta… etc etc.”

E lei lo rin­gra­zia da fuo­ri, men­tre den­tro gli dice ben altro.

Lui risa­le, pas­sa per il com­par­ti­men­to e mi guar­da negli occhi. Nel­la sua espres­sio­ne un’im­prov­vi­so lam­po di con­sa­pe­vo­lez­za; quel­la che al ter­mi­ne del mio viag­gio io scen­de­rò da quel tre­no, men­tre lui sarà sem­pre lì, gior­no dopo gior­no, con un’u­ni­ca sod­di­sfa­zio­ne pos­si­bi­le: rega­la­re a qual­che pas­seg­ge­ro cin­que minu­ti di bile in bocca. 

Con me gli è anda­ta male e la bile la sta masti­can­do lui.

Alla fine, un uni­co dub­bio:

Ma chi caz­zo glie­lo fa fare?

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4 Comments

  1. t ha detto:

    .…bra­vo !!!! :alert:
    ps:
    …ma se la ragaz­za fos­se sta­ta brut­ta te ne sare­sti fregato?

  2. dino ha detto:

    e se il con­trol­lo­re fos­se sta­ta la bel­la ragaz­za? ahahah