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La legge di minima azione. Ovvero… perchè si tende a non fare un cazzo.

In que­sto arti­co­lo la noti­zia di una ricer­ca mol­to inte­res­san­te, il cui risul­ta­to ha stu­pi­to anche gli addet­ti ai lavori.

L’essere uma­no è in gra­do di svi­lup­pa­re la capa­ci­tà di vede­re nell’oscurità uti­liz­zan­do le onde sono­re come fan­no i pipistrelli.

Più pre­ci­sa­men­te è sta­to dimo­stra­to che è pos­si­bi­le con l’allenamento svi­lup­pa­re la capa­ci­tà di per­ce­pi­re l’ambiente che ci cir­con­da sfrut­tan­do il ritor­no del suo­no pro­dot­to dal­lo schioc­ca­re del­la lingua.

Attra­ver­so un costan­te alle­na­men­to di sole 2 ore gior­na­lie­re per cir­ca 4 set­ti­ma­ne, è pos­si­bi­le riu­sci­re a distin­gue­re mar­cia­pie­di ed albe­ri. Il mag­gior esper­to di que­sto meto­do è Daniel Kish, un uomo cie­co fin dal­la nasci­ta che, svi­lup­pa­to que­sto meto­do fin da pic­co­lo, rie­sce ad anda­re in bici­clet­ta, gio­ca­re a pal­la ed ha addi­rit­tu­ra otte­nu­to il bre­vet­to di accom­pa­gna­to­re per non veden­ti.

Le poten­zia­li­tà dell’essere uma­no sono incre­di­bi­li ed affa­sci­nan­ti. “VOLERE È POTERE” dice un anti­co detto.

Nor­mal­men­te l’essere uma­no è pas­si­vo, poco effi­ca­ce nel rea­liz­za­re i pro­pri pro­po­si­ti per­chè non è abba­stan­za moti­va­to e così non rie­sce a con­cen­tra­re abba­stan­za ener­gia in un uni­co pun­to per il tem­po neces­sa­rio a rom­pe­re il muro del­le dif­fi­col­tà che ogni risul­ta­to richie­de per esse­re conseguito.

Com­pren­de­re que­sto sem­pli­ce prin­ci­pio, alla base di tut­ti i pro­ces­si fisi­ci, è di gran­de impor­tan­za per­chè per­met­te­reb­be di pro­dur­re una rivo­lu­zio­ne nel­la pro­pria vita, eli­mi­nan­do il sen­so d’impossibilità e di fru­stra­zio­ne che sem­pre di più si gene­ra in noi a segui­to ad un enne­si­mo fallimento.

L’acqua ha biso­gno di rag­giun­ge­re i 100 gra­di per arri­va­re ad ebol­li­zio­ne e cam­bia­re sta­to, diven­tan­do un gas.

Qua­lun­que mate­ria­le può esse­re rot­to se sot­to­po­sto ad una pres­sio­ne suf­fi­cien­te a spez­za­re i lega­mi mole­co­la­ri che lo compongono.

Un movi­men­to per quan­to com­ples­so può esse­re ese­gui­to alla per­fe­zio­ne se ese­gui­to per un nume­ro suf­fi­cien­te di vol­te con la dovu­ta concentrazione.

Gli esem­pi sono infi­ni­ti, e sicu­ra­men­te abbia­mo spe­ri­men­ta­to tut­ti nel­la vita diver­se vol­te qual­co­sa di analogo.

È uti­le sape­re che in fisi­ca esi­ste una leg­ge, quel­la del­la mini­ma azio­ne, secon­do la qua­le qua­lun­que siste­ma mec­ca­ni­co iso­la­to, sen­za un’azione pro­ve­nien­te dall’esterno, ten­de a por­tar­si natu­ral­men­te, cioè mec­ca­ni­ca­men­te, nel­lo sta­to di minor dispen­dio di energia.

Da qui il prin­ci­pio d’inerzia che cer­ca di pre­ser­va­re qua­lun­que siste­ma mec­ca­ni­co dal cam­bia­men­to.

Com­pren­dia­mo così la ten­den­za alla pas­si­vi­tà dell’essere uma­no il qua­le, viven­do all’interno del­le leg­gi natu­ra­li, ten­de, a meno di uno sfor­zo volon­ta­rio, a lasciar­si anda­re, ad addor­men­tar­si per­den­do velo­ce­men­te la concentrazione.

È una con­se­guen­za del­la mec­ca­ni­ci­tà intrin­se­ca alla natu­ra, fun­zio­na­le al fat­to che mol­ti pro­ces­si mec­ca­ni­ci, come per esem­pio il bat­ti­to car­dia­co e la respi­ra­zio­ne, pos­sa­no avve­ni­re spon­ta­nea­men­te con il minor dispen­dio di ener­gia pos­si­bi­le, altri­men­ti la vita non potreb­be esi­ste­re.

Que­sta mec­ca­ni­ci­tà però è anche una trap­po­la che si oppo­ne ad uno sta­to di rea­le con­sa­pe­vo­lez­za, di ricor­do di se. Per rea­liz­za­re que­sta mera­vi­glio­sa pos­si­bi­li­tà che l’essere uma­no pos­sie­de, è neces­sa­rio attin­ge­re ad un’energia ester­na al siste­ma, e nel caso dell’essere uma­no si trat­ta di uno sfor­zo volon­ta­rio costan­te con­nes­so ad un for­te prin­ci­pio di volontà.

Come la scien­za ci ha dimo­stra­to in que­sti ulti­mi seco­li, com­pren­de­re una leg­ge, per­met­te di com­pren­de­re anche come fare a supe­rar­te i limi­ti che in essa sono con­te­nu­ti. Tan­tis­si­mi ne han­no par­la­to scrit­to in pas­sa­to, con paro­le miglio­ri di queste.

Oggi, in un’epoca in cui la scien­za la fa da padro­na, spes­so in manie­ra pre­sun­tuo­sa negan­do l’esistenza di ciò che non ha anco­ra com­pre­so, è uti­le osser­va­re che all’interno del­la scien­za stes­sa, die­tro a for­mu­le mate­ma­ti­che incom­pren­si­bi­li ai più, sono con­te­nu­ti gli stes­si prin­ci­pi che già miglia­ia d’anni fa veni­va­no tra­smes­si sem­pli­ce­men­te con un altro lin­guag­gio, più alle­go­ri­co, affin­ché l’essere uma­no vera­men­te desi­de­ro­so di com­pren­de­re di più su se stes­so, potes­se ini­zia­re la pro­pria per­so­na­le bat­ta­glia con­tro il son­no del­la coscienza.

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32 Comments

  1. Valeria ha detto:

    Se vera­men­te l’indole uma­na fos­se il “fan­caz­zi­smo mili­tan­te” non mi spie­go bene per­ché i bam­bi­ni, spon­ta­nea­men­te, non stan­no fer­mi un minu­to; fos­se per loro, sareb­be­ro con­ti­nua­men­te impe­gna­ti a fare qualcosa.
    Cer­ta­men­te “chi fa sba­glia”, chi osa cor­re un rischio, e for­se gli adul­ti han­no impa­ra­to un po’ trop­po a teme­re le pos­si­bi­li con­se­guen­ze del­le loro azio­ni, così non resta altro da fare che addormentarsi.
    Del resto ce lo inse­gna­no fin da pic­co­li a “non fare l’onda” con ame­ni­tà simi­li a quel cam­pio­na­rio di ipo­cri­sia che è la favo­la del pove­ro Pinocchio!
    E poi io non ho mai capi­to per­ché lui sareb­be il cat­ti­vo del­la sto­ria, anche se infon­do altro non cer­ca dal­la vita che il pia­ce­re (come fan tut­ti del resto), men­tre quel­la sce­ma inge­nuot­ta di Cap­puc­cet­to Ros­so, che va a cac­ciar­si deli­be­ra­ta­men­te nei guai, diven­ta l’eroina e il lupo affa­ma­to, che se la tro­va ser­vi­ta su un piat­to d’argento, un infa­me malvagio.
    Boh! Qual­cu­no mi aiu­ti a com­pren­de­re per favore…

    • franz ha detto:

      Pros­si­ma­men­te su que­sti scher­mi un’in­ter­vi­sta al lupo di Cap­puc­cet­to Rot­to… par­don… Rosso.

      • Fede ha detto:

        cioé­cioé­cioé?!

      • Fede ha detto:

        cioé­cioé­cioé?!? Quan­do par­li di lupi il mio ascol­to aumenta…

        • Valeria ha detto:

          Si Fede, ok per la meta­fo­ra, che tut­ta­via risul­ta evi­den­te (for­se) in età adulta.
          Ma quan­do ero pic­co­la per me un lupo era sem­pli­ce­men­te un lupo che, se ha fame e incon­tra una pre­da, non si fa cer­to veni­re i sen­si di col­pa, o degli scru­po­li, non si fa pren­de­re da improv­vi­si buo­ni­smi, fa solo ciò che l’istinto gli impo­ne di fare: nutrirsi.
          E quin­di, agli occhi dei miei inge­nui 5 anni, non era logi­co aspet­tar­si da lui due pas­si in mez­zo al bosco insie­me a quel suc­cu­len­to boc­con­ci­no zam­pa nel­la mano, maga­ri il tut­to con­di­to da un baci­no sul­la fronte. 

          Infat­ti allo­ra, a dife­sa del lupo “cat­ti­vo”, pre­ten­de­vo sem­pre una varian­te al fina­le del­la sto­ria: il cac­cia­to­re, dopo aver­gli taglia­to la pan­cia e sal­va­to le due sprov­ve­du­te, dove­va ricu­cir­glie­la e lasciar­lo libero.
          E se mi veni­va nega­ta que­sta varia­zio­ne sul tema (ma qua­si nes­su­no si sogna­va di far­lo) il mini­mo del­la pena era… un pian­to a dirotto!

          Franz, per­do­na il fuo­ri tema :smirk:

          • Fede ha detto:

            E si, eri dol­ce da bim­ba e lo sei tut­t’o­ra: evvi­va lo spi­ri­to di con­ser­va­zio­ne di ciò che è bel­lo e/o utile…
            :rant:

            • Valeria ha detto:

              :cof­fee:

              • Ilia ha detto:

                Cer­to che voi due sie­te pro­prio cara­mel­lo­se una con l’al­tra… nel frat­tem­po il lupo cat­ti­vo si è gia man­gia­to cap­pu­cet­to ros­so e si pre­pa­ra a man­gia­re anche voi :satan­smo­king:

                • Valeria ha detto:

                  Un movi­men­to den­tro l’altro, come scri­ve Franz qual­che post fa… inte­res­san­te! :beer:

                • Fede ha detto:

                  non pre­oc­cu­par­ti Ilia, abbia­mo cara­mel­le anche per te. Per quan­to riguar­da il lupo, beh non gli con­vie­ne man­giar­ci per­chê io e la Vale sia­mo tal­men­te dol­ci che gli coste­reb­be un bel dia­be­te mel­li­to :smirk:
                  :alert:

    • Fede ha detto:

      I bam­bi­ni si sen­to­no sem­pre in festa per­ché col­go­no a pel­le l’a­spet­to festo­so del­la vita tut­ta: pur­top­po però sap­pia­mo cosa suc­ce­de poi a quel sen­so di Festa…

    • Fede ha detto:

      For­se il lupo si era tal­men­te tan­to inva­ghi­to del­la incap­puc­cia­ta che se l’è pap­pa­ta per sen­tir­la den­tro, forse
      :beer:

      • Valeria ha detto:

        Ho scrit­to la rispo­sta al com­men­to sba­glia­to… era que­sto! :beer:

    • Ilia ha detto:

      Ciao Vale­ria, l’in­do­le uma­na non è asso­lu­ta­men­te il fan­caz­zi­smo… sem­pli­ce­men­te la natu­ra por­ta l’uo­mo a sod­di­sfa­re i suoi biso­gni neces­sa­ri alla sua sopr­rav­vi­ven­za, fisi­ca ed emo­ti­va, e alla pro­se­cu­zio­ne del­la spe­cia. Il siste­ma mec­ca­ni­co del­l’es­se­re uma­no, nel suo sta­to di mini­ma ener­gia, non è a zero, altri­men­ti la spe­cie uma­na non esi­ste­reb­be. L’e­ner­gia pero neces­sa­ria alla soprav­vi­ven­za e alla con­ser­va­zioe del­la spe­cie non è suf­fi­cien­te a svi­lup­pa­re la pos­si­bi­li­tà di diven­ta­re coscien­ti di se. Que­sta è solo una pos­si­bi­li­tà che per diven­ta­re rea­le nec­ces­si­ta di “un’ec­ci­ta­zio­ne” del siste­ma pasan­do ad uno sta­to ener­ge­ti­co più ele­va­to, quin­di sfor­zo volon­ta­rio, andan­do con­tro l’i­ner­zia del­la natura.

      Per quan­to riguar­da i bam­bi­ni, il loro modo di muo­ver­si è moti­va­to dal­l’i­stin­to a cre­sce­re e svi­lup­par­si insi­to nel­la natu­ra, ma non si può cer­to dire che sia spin­to da un con­sa­pe­vo­le desi­de­rio di svi­lup­pa­re una coscien­za di se. Que­sto nasce­rà for­se in segui­to. E’ indub­bio che­cre­sce­re in un ambien­te più armo­ni­co per­met­te­reb­be a chiun­que di svi­lup­pa­re meglio in età adul­ta le pro­prie potenzialità…

      Nel nostro inti­mo lo sap­pia­mo tut­ti, anche quel­li che non ci cre­do­no a paro­le, che in poten­za sia­mo mol­to ma mol­to di più di quel­lo che espri­mia­mo in real­tà… si trat­ta solo di comin­cia­re vera­men­te a crederci. 

      Gra­zie del com­men­to, un saluto.

      Ilia

      • Valeria ha detto:

        Si Ilia sono abba­stan­za d’accordo su tut­to ma, con­sa­pe­vo­le o no, chi non spe­ri­men­ta non cresce!
        E secon­do me vivia­mo in un modo nel qua­le ci vie­ne inse­gna­to a spe­ri­men­ta­re il meno possibile.
        Ora va bene non cac­ciar­si deli­be­ra­ta­men­te nei guai per il puro pia­ce­re del bri­vi­do, ma nem­me­no vive­re di sogni come inve­ce fa la mag­gior par­te del­la gente.
        Cre­do inol­tre che un bam­bi­no viva mol­to nel pre­sen­te (se non altro per­ché ogni espe­rien­za è nuo­va e quin­di inte­res­san­te), mol­to più di quan­to un adul­to imma­gi­ni. Il pro­ble­ma è che, una vol­ta diven­ta­to adul­to, non se lo ricor­da più.

        • Ilia ha detto:

          Asso­lu­ta­men­te d’ac­cor­do con te. Ma chi sta dicen­do che non biso­gna spe­ri­men­ta­re? Lo leg­gi da qualch par­te in que­lo che scri­vo? Per cre­sce­re biso­gna far­lo sem­pre di più e sicu­ra­men­te un mon­do meno mora­li­sta e più libe­ro per­met­te­reb­be una cre­sci­ta più armo­ni­ca. Quel­lo che scri­vo cer­ca di ana­liz­za­re un aspet­to del­la dif­fi­col­tà cre­scen­te a dar­si da fare e spe­ri­men­ta­re insi­to nel­la natu­ra. Va da se che un bam­bi­no vive anco­ra nel pre­sen­te, non aven­do una per­so­na­li­tà strut­tu­ra­ta, ma lo fa nel­l’in­con­sa­pe­vo­lez­za di se, ass­sor­ben­do dati e sen­sa­zio­ni come è giu­sto che sia. Un’e­du­ca­zi­noe più libe­ra dareb­be mag­gior possibi.ità di con­ser­va­re que­sta pre­ro­ga­ti­va and­he da adul­ti, seb­be­ne cre­do che un cer­to sfor­zo volon­ta­rio sia ine­vi­ta­bi­le in ogni caso, e per que­sto biso­gna esse­re motivati.

          Ciao. :beer:

          • Valeria ha detto:

            Ciao Ilia, cre­do di esser­mi espres­sa un po’ fret­to­lo­sa­men­te pri­ma; ci ripro­vo (ma non è det­to che vada meglio que­sta vol­ta, sono effet­ti­va­men­te un po’ di corsa):
            Tu qui par­li di sfor­zo volontario…
            Io, for­se poco espli­ci­ta­men­te, invi­ta­vo a riflet­te­re sul fat­to che spes­so sia­mo ben lon­ta­ni dal poter com­pie­re uno sfor­zo mini­mo, ne volon­ta­rio, ne così estre­mo da con­sen­tir­ci quel “sal­to ener­ge­ti­co” di cui par­li, ma sem­pli­ce­men­te qual­co­sa di più che “pan­to­fo­la­re” in giro per la casa anno­ia­ti e depressi.
            Sul fat­to poi che un bam­bi­no sia incon­sa­pe­vo­le… mah, io non sono mol­to d’accordo. Mi sem­bra che tan­ti adul­ti sia­no deci­sa­men­te meno con­sa­pe­vo­li dei bam­bi­ni. Ma for­se sba­glio io…

    • Ilia ha detto:

      Vedi la rispo­sta in basso.

  2. marzia ha detto:

    gli spa­gno­li la chia­ma­no “ley del míni­mo esfuer­zo”, e la appli­ca­no anche al loro idio­ma, cer­can­do di com­pie­re lo sfor­zo mini­mo neces­sa­rio alla pro­nun­cia del­le con­so­nan­ti… come si dice? tut­to il mon­do è paese?

    • franz ha detto:

      Veris­si­mo!!!! :))) gra­zie del pas­sag­gio e del commento!

  3. Fede ha detto:

    Un’al­tra coset­ta Ilia: il mio nome per inte­ro è Fede­ri­co e mi par stra­no che dopo un bel po di mesi di fre­quen­ta­zio­ne del Fran­z’s Blog tu anco­ra non sai che sono un maschiet­to?! Spe­ro che non lo sape­vi per­ché in caso con­tra­rio potrei viver­la come un’offesa.
    Buo­na­not­te a tut­ti com­pre­si i suo­na­to­ri di Arpa

    • Ilia ha detto:

      Scu­sa­mi, non lo sape­vo e non so per­ché dai tuoi com­men­ti pen­sa­vo diver­sa­men­te. :oogle:

      Spe­ro la cosa non ti abbia asso­lu­ta­men­te offe­so, non era mia inten­zio­ne. :smirk:

      A pre­sto.

      • Fede ha detto:

        non pre­oc­cu­par­ti Ilia, non ave­vo sti­la­to nes­su­na conclusione.
        Buonagiornata

        :cof­fee:

  4. Roberto Rini ha detto:

    otti­mo post…
    io che sono il dio del­la leg­ge del non fare un caz­zo (e ne sof­fro come un cor­nu­to) aggiun­go: non solo l’uo­mo ten­de alla leg­ge del rispar­mio ener­ge­ti­co, per cui in gene­re vive al mini­mo, ma que­sta iner­zia cro­ni­ca con­du­ce solo ver­so un’in­vo­lu­zio­ne paz­ze­sca (quin­di si retro­ce­de). Se non si va in alto si va giù, come quan­do si lan­cia una pal­la in alto ver­so un tet­to o un bal­co­ne per rag­giun­ger­li, se non si ha la giu­sta for­za la pal­la tor­na giù.
    Quan­do non si fa il “giu­sto sfor­zo” per anda­re oltre, il prez­zo che si paga è che poi di sfor­zi per cam­pa­re ne devi fare mol­ti di più!…col “pic­co­lo par­ti­co­la­re” che sei a sec­co, non hai car­bu­ran­te. Lo sfor­zo crea­ti­vo, impre­gna­to di inten­zio­ne e volon­tà, por­ta infat­ti ad una stra­na ener­gia, la met­te in circolo…è come ave­re un moto­re che una vol­ta avvia­to e supe­ra­to un rodag­gio può anda­re velo­ce col pie­no di ben­zi­na. Sen­za que­sto “tira­re” la mac­chi­na, si rima­ne peren­ne­men­te ingol­fa­ti fino a spe­gner­si. Aggiun­go inol­tre che cia­scu­no di noi ha la sua sfi­da crea­ti­va che lo chia­ma a supe­ra­re una barriera…una spe­cie di dài­mon socra­ti­co cui dare rispo­sta con l’a­zio­ne. Quan­ti ascol­ta­no que­sto richia­mo che ci spin­ge­reb­be a dare il mas­si­mo? inve­ce ecco­ci qua in mol­ti , io in pri­mis, spes­so sedu­ti ingob­bi­ti su una pol­tro­na da pen­sio­na­ti, quan­do il cor­po ci dice che vor­reb­be inve­ce esse­re altro­ve e “fare” altro. Sopra­tut­to una cosa: si cer­ca di non fare una maz­za, con­vin­cen­do­si spes­so di “riposarsi”…nella mia espe­rien­za il ripo­so vero com­pa­re dopo un gran­de e sen­ti­to sfor­zo in cui si è rag­giun­to ciò che ci si pre­fig­ge­va, altri­men­ti si rima­ne sem­pre con una ten­sio­ne sot­ter­ra­nea (quel­la del “non-fat­to” ).
    Io cono­sco bene que­sta iner­zia e que­sta entro­pia …e pro­ba­bil­men­te in nome del Dio Krsna- che sul­l’a­zio­ne neces­sa­ria e volon­ta­ria da com­pie­re ne sape­va qual­co­sa- ver­rò cro­ci­fis­so nel­la sala men­sa (di fan­toz­zia­na memoria).

    • Franz ha detto:

      E io aggiun­ge­rei… otti­mo com­men­to! Di quel­li che non si leg­go­no spes­so. Con­ti­nua a giron­zo­la­re da que­ste par­ti Roberto!
      E se me lo con­sen­ti, la qui pre­sen­te Cate, dopo aver let­to le tue paro­le, avreb­be pia­ce­re a met­ter­le in coda ad un suo arti­co­lo scrit­to tem­po fa, “La leg­ge del tut­to o nul­la” che tro­vi sul suo blog, clic­can­do qui.
      Di soli­to, in que­sto mon­do cross-gen­der, cross-reac­tion, red-cross… si cross-posta­no gli articoli.
      Ma in que­sto caso fareb­be pia­ce­re ad entram­bi se il tuo com­men­to com­pa­ris­se anche in quel­la sede.
      Fam­mi sape­re se ti aggra­da l’i­po­te­si e… ti pre­go, con­ti­nua! :bye:

  5. Roberto Rini ha detto:

    let­to l’ar­ti­co­lo e chia­ra­men­te la rispo­sta è sì. mi sem­bra che in effet­ti ci sia pro­prio con­cor­dan­za di visio­ne e di espe­rien­za. :)..vi rin­gra­zio per l’ospitalità.

    mi per­met­to, allo­ra, di con­di­vi­de­re qual­che altro pen­sie­ro: l’i­ner­zia è come una dro­ga, o una ragna­te­la che avviluppa…..cioè qual­co­sa che si insi­nua den­tro o comin­cia ad avvol­ge­re tut­te le fun­zio­ni. E’ qual­co­sa che para­liz­za, e len­ta­men­te con­du­ce alla vec­chia­ia e alla mor­te. Mol­ti, tan­tis­si­mi, qua­si tut­ti ci ada­gia­mo. Oppu­re ci agi­tia­mo e sbat­tia­mo da una par­te all’al­tra per reazione.…ma la rea­zio­ne NON è l’A­zio­ne, e con­du­ce anch’es­sa ver­so un logo­rìo e stan­chez­za. Que­sto, a mio avvi­so, acca­de per due moti­vi: il pri­mo è quel­lo che indi­ca­va il post..e cioè la natu­ra­le ten­den­za mec­ca­ni­ca, che ha una sua fun­zio­ne di con­ser­va­zio­ne e rispar­mio del­le forze…il secon­do moti­vo è che non rice­via­mo un’e­du­ca­zio­ne vota­ta al piacere!…piacere…una paro­la qua­si rimos­sa, in un mon­do con­di­zio­na­to da dif­fi­col­tà del “tira­re a cam­pa­re” e da visio­ni del­la real­tà (anche religiose)castranti. l’a­zio­ne crea­ti­va è , per come la sen­to io, stret­ta­men­te col­le­ga­ta al piacere…allora fare uno sfor­zo nel­la dire­zio­ne di ciò che amia­mo ha un sen­so gran­de, per­chè ci fa decol­la­re. Lo sfor­zo di chi deve padro­neg­gia­re un’ar­te, ad esempio,è lega­to all’os­ses­sio­ne crea­ti­va di poter espri­me­re qual­co­sa che den­tro ani­ma e vivi­fi­ca. Van Gogh non face­va sfor­zi? e Ein­stein? e qual­sia­si cam­pio­ne sportivo…persino un Tyson?..Non c’è disci­pli­na che non pre­ve­da una “lot­ta”, uno “sfor­zo”, una “giu­sta tensione”…e quan­do que­sta ten­sio­ne tra il sen­ti­re, il vole­re e il fare tro­va il suo sboc­co atti­vo, allo­ra appa­re il pia­ce­re e appa­re anche il ripo­so! Lì è come fare surf.…si flui­sce con l’on­da..! Ma è un’e­spe­rien­za sem­pre più rara nel­la vita del­le persone.
    Il pun­to qual è? Sic­co­me NON rice­via­mo un’e­du­ca­zio­ne che sti­mo­li la sco­per­ta del­la nostra crea­ti­vi­tà – che è ciò che dà real­men­te pia­ce­re – finia­mo a fare cose di cui non ci fre­ga ‘na maz­za! e allo­ra col cazz..che impie­ghia­mo le nostre for­ze su ciò che ci anno­ia, fac­cia­mo il mini­mo indispensabile…viviamo al rispar­mio, sognan­do poi fughe in’un iso­la deser­ta dove pote­re ripo­sa­re tra le palme.
    E’ ovvio che così non si va da nes­su­na parte..E tut­to que­sto ini­zia sin da pic­co­li, dal­la scuo­la ad esempio…spesso noio­sis­si­ma, che però esi­ge sfor­zi ottusi(raramente crea­ti­vi, e quin­di odiosi).

    • franz ha detto:

      Aaaah! Una boc­ca­ta d’aria!

    • franz ha detto:

      Se ti fa pia­ce­re e ti inte­res­sa, lo spa­zio di que­sto blog è a tua dispo­si­zio­ne. Se desi­de­ri con­di­vi­de­re qual­co­sa, un pen­sie­ro, un’os­ser­va­zio­ne o altro… man­da­mi una mail a mail@francescoamato.com
      Sarò estre­ma­men­te feli­ce di pub­bli­car­lo, a nome tuo o con qua­lun­que pseu­do­ni­mo tu scelga.
      Ciao per ora, e gra­zie mil­le! :bye:

  6. Roberto Rini ha detto:

    ahhhh…bello..
    ho visto, franz, che stai par­lan­do pro­prio del pia­ce­re e del­la sof­fe­ren­za nel­l’al­tro post!
    beh..mi sem­bra una bel­la sincronicità..:)

  7. Roberto Rini ha detto:

    solo altre due “coset­te” sul­l’a­zio­ne al mini­mo: la quie­te e l’a­zio­ne, il ripo­so e il movi­men­to sono i due car­di­ni del­la nostra espe­rien­za vitale..
    Nel Van­ge­lo di Toma­so, uno dei testi gno­sti­ci più inte­res­san­ti, si leg­ge che il “segno del Padre” nei disce­po­li di Gesù è “il movi­men­to e il ripo­so”. In que­sta bre­ve indi­ca­zio­ne c’è, a mio avvi­so, un inte­ro mon­do. Non pos­sia­mo non agi­re, e non pos­sia­mo agi­re sen­za poi com­pen­sa­re con il ripo­so. La mec­ca­ni­ci­tà , per cui si ten­de a lavo­ra­re al rispar­mio, ha un suo perché..ed è già sta­to det­to. Con­sen­te la sta­bi­li­tà, con­sen­te un cer­to “ordi­ne” e con­sen­te di lavo­ra­re “col pilo­ta auto­ma­ti­co” quan­do si sa fare bene qual­co­sa e non si richie­de l’impiego di tut­te le nostre ener­gie. La mec­ca­ni­ci­tà è uno “stru­men­to” che la natu­ra ci con­ce­de per sfrut­ta­re le nostre risor­se. Il pun­to è che poi diven­ta un padro­ne asso­lu­to del­la nostra esi­sten­za, facen­do­ci gira­re a vuo­to come un disco rot­to. La natu­ra pro­ce­de mec­ca­ni­ca e ci sor­reg­ge sino ad un cer­to punto…poi toc­ca a noi!…non si svi­lup­pa la coscien­za ..INCONSCIAMENTE! la mec­ca­ni­ci­tà fun­zio­na incon­scia­men­te, la coscien­za per ovvi moti­vi no.
    La mec­ca­ni­ci­tà, dice­vo, ha una sua fun­zio­na­li­tà che può esse­re uti­liz­za­ta: ad esem­pio quel­la di un con­ta­di­no 60enne che sa come zap­pa­re per ore (cosa che io non saprei fare nem­me­no per 15 minu­ti sen­za stan­car­mi), rap­pre­sen­ta uno sfrut­ta­men­to intel­li­gen­te del­le pro­prie risor­se. Sfrut­ta un rit­mo, una postu­ra pre­ci­sa, e li cavalca…questo non lo ren­de più ottu­so, ma più vigi­le, e gli con­sen­te di fare sfor­zi con un cer­to gra­do di “riposo”…ma que­sto gli è pos­si­bi­le per­ché l’a­zio­ne da com­pie­re è sem­pre la stes­sa, ha dei bina­ri col­lau­da­ti. Se doves­se cam­bia­re inte­gral­men­te atti­vi­tà dovreb­be rico­min­cia­re da zero e fare nuo­ve scoperte..ecco che lì occor­re uno sfor­zo atti­vo e crea­ti­vo e una usci­ta dal­la mec­ca­ni­ci­tà. Ebbe­ne, sic­co­me la vita è con­ti­nuo movi­men­to, per non rima­ne­re sem­pre allo stes­so pun­to occor­re svi­lup­pa­re una capa­ci­tà d’a­zio­ne non mec­ca­ni­ca. E que­sto sal­to di qua­li­tà da ciò che è fis­so a ciò che è nuo­vo, NON può avve­ni­re se non con sfor­zi atti­vi, vigi­li e crea­ti­vi. E’ un sali­re di gradino…
    e allo­ra il rap­por­to tra “movi­men­to e ripo­so” (che nel Van­ge­lo di Toma­so, dice­vo, è con­si­de­ra­to il segno del Divi­no) si ripro­po­ne ad un livel­lo più complesso..
    (con­ti­nua..)

  8. Roberto Rini ha detto:

    (..con­ti­nua)
    Dice­vo allo­ra che inda­ga­re que­sto rap­por­to tra l’a­zio­ne e il ripo­so può rive­la­re mol­ti segre­ti. Si può dire che dopo una vera azio­ne crea­ti­va, con gran­de impie­go di ener­gie, segue un vero ripo­so! E non solo….le due fasi ten­do­no a coin­ci­de­re, a fon­der­si , o quan­to­me­no a man­te­ne­re un rap­por­to mol­to stret­to. Spie­go meglio come sen­to le cose: quan­do l’a­zio­ne è real­men­te crea­ti­va, dopo sfor­zi rea­li e non ottu­si – anche dopo una cer­ta “sof­fe­ren­za” (quel­la di cui par­la­va Franz per inten­der­ci), una sof­fe­ren­za neces­sa­ria da “par­to” – acca­de uno stra­no giro di boa e l’a­zio­ne stes­sa sem­bra pro­ce­de­re poi in disce­sa…. lì scom­pa­re lo sfor­zo! E’ l’im­ma­gi­ne del sur­fi­sta che ho usa­to qke post più sopra. Mas­si­ma all’er­ta e per­fet­ta rela­zio­ne con la real­tà mutevole…l’azione scor­re col muta­men­to che è un pia­ce­re. Cre­do che il famo­so wu-wei dei taoi­sti abbia a che fare con un’e­spe­rien­za simi­le. In que­sto caso “il movi­men­to è la quie­te”. il ripo­so non è quel­lo del­l’a­zio­ne al mini­mo, ma com­pa­re ad un altro livel­lo. Dopo una simi­le espe­rien­za è pos­si­bi­le acce­de­re anche ad una quie­te che è pro­fon­da, che è rige­ne­ra­zio­ne, come un “ritor­no” al grem­bo originario…uno spe­gne­re la mac­chi­na; il son­no pro­fon­do dovreb­be esse­re que­sto… ma nel­la nostre vite que­sto acca­de sem­pre più rara­men­te. Poi esi­ste una quie­te, che non è affat­to oblio tota­le, ma è “pre­sen­za” allargata…come quel­la di un samu­rai in posi­zio­ne di sei­za. il cor­po è in quiete..ma ciò che è inter­no è espan­so al mas­si­mo e vigi­le; l’im­mo­bi­li­tà fisi­ca non è iner­zia mec­ca­ni­ca in que­sto caso. Se entras­se un nemi­co, il samu­rai scat­te­reb­be subi­to all’impiedi. O pen­sa­te ad un misti­co come Rama­na Mahar­si , che in tota­le immo­bi­li­tà ha esplo­ra­to per anni le dimen­sio­ni del­la Coscien­za. La sua immo­bi­li­tà non era apa­tia, ma ricer­ca sul pro­fon­do. In que­sto caso la quie­te este­rio­re con­sen­te il dina­mi­smo interiore…..Anche qui movi­men­to e quie­te ten­do­no a coin­ci­de­re o ad esse­re in pro­fon­da relazione..
    L’uo­mo moder­no inve­ce non cono­sce il “movi­men­to”, cioè l’a­zio­ne crea­ti­va, nè il “ripo­so” ad esso col­le­ga­to. E nem­me­no sfrut­ta la mec­ca­ni­ci­tà ai fini del rispar­mio ener­ge­ti­co più otti­ma­le. Più spes­so le nostre vite sono tie­pi­de e gal­leg­gia­no in un lim­bo poco esal­tan­te e poco ripo­san­te… una “quie­te che non è quie­te, ma para­li­si e ten­sio­ne sot­te­ra­nea” , e un’ ”azio­ne che non è azio­ne , ma solo fre­ne­sia e reazione”.
    tan­to vale allo­ra non fare un cazz.…. e que­sto pas­sa nel­l’in­con­scio di mol­ti. Il risul­ta­to è un’inondazione del­la mec­ca­ni­ci­tà e un’inerzia para­liz­zan­te, lad­do­ve inve­ce occor­re fare uno sfor­zo di coscien­za e cer­ca­re azio­ni più effi­ca­ci e ine­di­te per una real­tà mute­vo­le. Nel­la vita dei mie coe­ta­nei (35–40enni) si può assi­ste­re spes­so ad una ras­se­gna­zio­ne, che è un ada­giar­si al mini­mo del­le pro­prie pos­si­bi­li­tà, oppu­re un gira­re a vuo­to (ad esem­pio il ricor­re­re fre­ne­ti­co degli sta­tus sym­bol), che non è altro che un’altra for­ma di mec­ca­ni­ci­tà ner­vo­sa e nevro­ti­ca, spac­cia­ta per “fare”.
    Chi scri­ve è uno che ha spes­so dif­fi­col­tà a met­te­re un pie­de fuo­ri dal let­to, e non ha cer­to risposte!..mi sono per­mes­so però que­sto lun­go pip­po­ne, per­chè con­sa­pe­vo­le dell’urgenza di stu­dia­re que­sta leg­ge dell’“azione mini­ma” , poi­ché sen­to che ci met­te un bel cap­pio al collo.…perchè l’entropia è un pode­ro­so fiu­me che ci tra­vol­ge ver­so un pre­ci­pi­zio… e occor­re nuo­ta­re con­tro­cor­ren­te come sal­mo­ni per non esser­ne inghiot­ti­ti. ciao